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REGIONALI - IL CASO

Scontro al Tar per i seggi
Ecco chi vince e chi perde

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Cadono i primi ricorsi per gli scranni dell'Ars.

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CATANIA – Lo scontro per i seggi all'Ars passa dal Tar, che ha bocciato il ricorso presentato da Marco Forzese, candidato con gli alfaniani alle ultime regionali. Ecco la sentenza: “I candidati hanno fatto ragionevolmente affidamento sulle indicazioni provenienti dall’autorità preposta alla gestione delle elezioni, risultando l’assenza di alcun intento fraudolento di eludere le stringenti prescrizioni della legge Severino”. Lo mettono nero su bianco i giudici della prima sezione del Tar di Sicilia - presieduta da Calogero Ferlisi - che pochi giorni fa hanno respinto il ricorso presentato dall’onorevole
Marco Forzese. L’ex candidato alle elezioni regionali dello scorso 5 novembre aveva infatti intentato causa contro diversi deputati eletti all’Ars che, a suo avviso, sarebbero stati illecitamente ammessi alla tornata non avendo questi presentato la certificazione sostitutiva d’’insussistenza di cause d’incandidabilità. Ma i giudici negano ci siano state delle irregolarità nella compilazione dei moduli.

È così che sembra chiudersi la battaglia sulle regionali 2017. O almeno questa sembra la tendenza. Iniziano, infatti, ad arrivare sempre più numerosi gli esiti della nutrita schiera di contenziosi avviati all’indomani del voto. A cominciare da quello contro il governatore Nello Musumeci, adito da una candidata grillina di Aci Catena, che è stato respinto con le medesime motivazioni. Ed è probabile che anche gli altri ricorsi non ancora giunti al termine si chiuderanno allo stesso modo. A Catania fra i primi a presentarli sono stati Danilo Festa, difeso dall’avvocato Antonino Landro, e candidato nella lista “I cento Passi“ Per Claudio Fava presidente, e Filippo Privitera, in corsa all'Ars con la lista "Idea Sicilia -Popolari e autonomisti - Musumeci presidente", assistito dal legale Mauro Di Pace. L’obiettivo di quanti avevano portato in Tribunale la questione era quello di ottenere uno scranno a palazzo dei Normanni estromettendo chi non aveva rispettato la legge Severino. E ridisegnare, dunque, lo scacchiere dell’assemblea regionale siciliana.

Nel dettaglio, Forzese ha presentato ricorso contro i parlamentari Michele Catanzaro, difeso dall'avvocato Girolamo Rubino; Angela Foti (M5S) difesa dagli avvocati Christian Paolo Petrina e Attilio Toscano; Giuseppe Zitelli (Diventerà Bellissima); Marco Falcone (FI);Alfio Papale (FI); Riccardo Pellegrino (FI); Gianina Ciancio (M5S), ma anche nei confronti di numerosi (oltre un centinaio) non eletti ammessi però alla competizione elettorale.

Ma per i giudici “ va rilevato – si legge nella sentenza – che non si pone più un problema di integrazione delle dichiarazioni, ma di verifica del possesso dei requisiti normativamente richiesti da parte dell’ufficio elettorale”. Secondo il Tar, non ci sarebbe cioè stato alcun pasticcio al momento della compilazione dei moduli per presentare la propria candidatura dal momento che, “gli Uffici elettorali circoscrizionali nell’esercizio di tale potere hanno provveduto ad acquisire i certificati del casellario giudiziale di tutti coloro che avevano presentato la propria candidatura e hanno verificato che nessuno aveva subito condanne ostative”. Gli uffici preposti, avrebbero comunque accertato la posizione di quanti avrebbero omesso di presentare la dichiarazione Severino. Senza contare che “la Regione - si legge ancora - aveva assicurato con nota del 5 ottobre 2017, che l’ufficio centrale regionale aveva diramato agli uffici provinciali la missiva prot. n. 116/2017 del 5 ottobre 2017, con cui la Corte dei Conti per la Regione Sicilia – Sezione Giurisdizionale aveva comunicato che non risultavano ‘a carico di alcuno dei candidati sentenze di condanna per accertata responsabilità”. E ancora “le dichiarazioni, erano regolari, sicché correttamente le liste indicate dal ricorrente sono state ammesse alla competizione elettorale e i controinteressati proclamati eletti”.

I giudici chiudono il cerchio sulla vicenda ribattendo che i candidati non avrebbero in realtà in alcun modo aggirato o eluso il riferimento alla Severino. “Dagli atti di causa risulta, infatti, che nel modello di dichiarazione di accettazione della candidatura alla carica di deputato regionale in una lista provinciale approntato proprio dagli uffici elettorali risultava espressamente previsto che il candidato ‘dichiara, inoltre, di non trovarsi in alcuna delle condizioni previste dall'art. 15, comma 1, della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni”. 

Inizialmente l’appiglio dei candidati non eletti era stato proprio questo, cioè che i moduli presentassero solo il riferimento alla vecchia legge (meno restrittiva) mentre venivano ignorate le successive modificazioni. Ma i giudici su questo punto smentiscono ancora una volta. “E a garanzia di questo proprio la Regione aveva pubblicato un comunicato stampa in cui aveva confermato che la dichiarazione sostitutiva “resta(va) definita nel modello allegato alle istruzioni’ e che come tale sarebbe stata accettata dagli uffici elettorali, fermo restando ‘i poteri di verifica degli stessi uffici elettorali della Sicilia circa le cause di incandidabilità previste dalla normativa regionale come anche dalla normativa nazionale vigente’. 

Mentre dunque si attende che si trovi un’intesa per il nuovo governo dopo le recenti elezioni politiche, al momento rimane congelato il voto delle regionali.

 


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