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Società storica catanese

“Siate liberi di osare”

Catania, dandismo, società storica catanese, Zapping

Una serata dedicata al Dandismo.

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CATANIA. La dimora del Dandy questo il nome dato alla serata che ieri, a partire dalle 21,00, nella cornice dei locali della Società Storica Catanese in via Etnea 248 ha visto impegnati il Teatro delle Vanità e il Burlesque&ArtFusion in una serie di performance che hanno celebrato il culto dell’arte. Creative art, poesie e illustrazioni questa la miscela che Lorena Lopis, organizzatrice e art director della serata, ha voluto fondere in uno spettacolo che ha evocato la bellezza e la gioia dove tutto può succedere e dove tutto è consentito.

“Il progetto mira alla sensibilizzazione del pubblico e all’esortazione dell’arte attraverso performance itineranti intervallate da musica dal vivo e sommersi nella splendida cornice della Società Storica Catanese – dice Lorena Lopis – noi come un Dandy lanciamo provocazioni e sorprese. Uno spettacolo che si snoda attraverso le splendide stanze del palazzo storico tra tavoli, pianoforti, grammofoni e macchine da scrivere esibiamo le nostre maestrie, il nostro corpo e i nostri abiti”. Il cast che ha affiancato la Lopis in questa celebrazione del modello “post Vittoriano” era composto dall’Exotic Dancer Giuditta Sin e Isabella Blackat, dagli attori Carmelo Motta e Savi Manna con il suo violino, le voci di Valentina Indaco aka Sunny Rockefella e Beatrice Rebecca Leonardi con il suo "Atelier Bea di Carta".

Sale della Società Storica piene di spettatori accompagnati da “creature romantiche” interpretate da Gabriella Grasso e Gaia Furnari e dalle “muse” Chiara Castro, Giusy Torrisi e Alessia Di Mauro, stage assistant Daniele Andrea Gambino. Una serata dove il corpo non è stato oggetto, ma estensione leggiadra di un tempo nel tempo, dove la musica è un richiamo di romantiche memorie e il dress code per la notte ne “la Dimora del Dandy” ha previsto un abbigliamento stravagante e bizzarro. Una serata nella “Dimora del Dandy” che si ripeterà al più presto per celebrare il modello post Vittoriano esposto in prima persona da Lord Brummel e dal personaggio Oscar Wilde dove la “vita stessa è un’opera d’arte”.


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