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LE RIVELAZIONI

Il verbali del pentito Di Marco
“Mafia, ecco chi comandava”

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Equilibri pericolosi e omicidi nel triangolo della morte. Parla Gaetano Di Marco.

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CATANIA - “Ho scelto di collaborare con la giustizia per dissidi interni al clan cui appartenevo e perché temevo che mi volessero uccidere, in particolare temevo di essere ucciso da Pietro Maccarrone e da suo figlio e da altri componenti del clan Scalisi”. Sono le prime parole di Gaetano Di Marco, affiliato al clan Scalisi, che ha deciso di pentirsi svelando gli intrecci della mafia militare catanese.

“Ho fatto parte – dice il collaboratore - sin dal 2010 del clan "Scalisi " operante ad Adrano che a sua volta fa parte del clan "Laudani" di Catania, detti "mussi di ficurinia". Nel 2010 su iniziativa di Pietro Maccarrone e di Pippo Scarvaglieri, che si trovavano in carcere, io ho cominciato ad avere un ruolo di rilievo nel clan Scalisi unitamente ad altri sodali.

Sono stato arrestato circa 8 mesifa ma prima di allora, dal 2010 al 2015 sono sempre stato in libertà. In realtà io ero già vicino ai componenti del clan "Scalisi" dal 1993, ma solo nel 2010 il mio ruolo diventò effettivo e dì rilievo. Io ad esempio tenevo armi per il clan, mi occupavo di estorsioni sia in prima persona che mandando altri del clan, ma non mi occupavo di traffico di stupefacenti per volontà di Pippo Scarvaglieri, solo facevo qualche recupero di credito.

Tale ruolo all'interno del clan lo ho avuto sino alla data del mio arresto, anche se devo precisare che dal 2010 al 2012 ho avuto un ruolo di organizzatore e responsabile, mentre dal 2012 in poi sostanzialmente facevo parte del clan ma non ero io a comandare o organizzare il clan, e continuavo ad occuparmi delle estorsioni”.

IL CLAN – Gaetano Di Marco parla anche del Clan Santangelo e degli affiliati, detti “Taccuni”. “Ho conosciuto – dice il pentito - vari componenti del clan, anche se dal 2012 in poi i responsabili di tale clan parlavano di più con Pietro Maccarrone e Pietro Severino che erano i responsabili del mio clan.
Conosco la maggior parte degli appartenenti al clan Santangelo, e nell'ultimo periodo ricordo che i responsabili erano Nino Santagelo figlio di Alfio e Nino Quaceci. Ricordo anche come appartenenti al clan Nicola Mancuso ed altri che posso riconoscere in foto....".

“Grazie alla storica militanza nel sodalizio Scalisi – scrivono i magistrati - il Di Marco ha fornito un contributo prezioso sull'operatività del gruppo nel corso degli anni, sulle dinamiche interne allo stesso e sui numerosi reati fine, quali estorsioni ed omicidi”.

 

 

 

 


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