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POTERE E INCARICHI

Le mani della politica sul Bellini
Spunta l'ipotesi Nino Strano

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Ecco cosa succede nella governance del Teatro Massimo di Catania

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CATANIA – Perde pezzi il Consiglio di amministrazione del teatro Massimo Bellini di Catania. E dietro ci sarebbe la mano del governo di Nello Musumeci. Pochi giorni fa dall’assessorato regionale al Turismo sarebbe pervenuta agli uffici amministrativi dell’ente lirico un documento che dispone la decadenza di due membri del Cda, due consiglieri molto vicini al sovrintendente
Roberto Grossi e all’attuale presidente del Cda, il sindaco di Catania, Enzo Bianco. Un segnale non di poco conto. La rimozione dei due "alfieri" di Grossi e Bianco potrebbe infatti ora cambiare gli assetti interni al Cda e complicare i ruoli dei vertici rimasti a guidare l’ente.

Sulle ragioni che hanno indotto la Regione a mettere da parte i due consiglieri c’è però il massimo riserbo. Certo è che le attività del Cda rischiano adesso una brusca frenata, e in un frangente peraltro già delicato per il teatro che fatica ad andare avanti a causa dei i tagli e delle numerose difficoltà finanziarie. Il Cda monco di due elementi non potrebbe, infatti, ora procedere con le delibere a meno di un reintegro, sempre da parte della Regione, di due nuovi consiglieri. Senza dimenticare che proprio l’attuale Cda è ormai in scadenza per il prossimo giugno, in concomitanza, quindi, delle prossime elezioni comunali che potrebbero decretare o meno un nuovo presidente dell’ente lirico.

E a tutto ciò si aggiungono i rumors secondo cui la decisione della Regione sia legata al fatto che la figura dell’attuale sovrintendente Roberto Grossi - uomo scelto da Bianco in virtù di un importante curriculum e arrivato direttamente da Roma nell’aprile del 2015 - non sia graditissima all’attuale governo regionale di centrodestra. Dal suo insediamento il manager ha a lungo lavorato a fianco delle istituzioni e dei sindacati per rilanciare l’ente e restituirlo alla città dopo gli ultimi anni di guai finanziari, polemiche e scandali. Il suo mandato è in scadenza per il 2019. Ma ciononostante, si farebbero già largo le voci sui nomi dei “papabili” che potrebbero in futuro succedergli fra cui quello dell’ex deputato di Alleanza Nazionale, Nino Strano che ultimamente sarebbe stato spesso incrociato fra i corridoi del teatro.

Voci smentite però da Strano che, contattato dal nostro giornale, ha escluso che il suo nome sia stato tirato in ballo, e spiegato che le assidue frequentazioni a teatro siano legate alla sua nota passione e regolare attività professionale di regista.

Morale della favola, sembra ancora una volta la politica ad entrare a gamba tesa nelle governance degli enti di cultura e non solo. E dopo i contrasti degli ultimi giorni sulla nomina del nuovo direttore del teatro Stabile che hanno visto l’assessore al Beni culturali Vittorio Sgarbi schierarsi contro la scelta del Cda di nominare Lucia Sicignano al posto di Moni Ovadia, adesso sembra essere giunto il turno del Bellini.

Ma i problemi non finiscono qui. Permane la gravissima situazione finanziaria e soprattutto il buco di 3 milioni di euro che rischia di paralizzare l’intera stagione artistica 2018. Il successo riscosso dalle precedente stagione e l’aumento degli incassi al botteghino non sono sufficienti per coprire le spese. Il recupero dei tagli dovrebbe essere già in agenda del governo regionale, chiamato dai dipendenti e dai sindacati a “mettere in atto un adeguato reintegro del contributo che eviti un dramma per le famiglie che ci lavorano”.

 


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