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Daniele Nizza, il boss dei boss
Dalla “pungiuta” alla scalata

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Il profilo che emerge dalla requisitoria del processo Carthago 2.

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CATANIA - La pungiuta, la santina e la formula di giuramento. Daniele Nizza diventa uomo d’onore nella calda estate del 2008. A giugno per la precisione. In una villetta a San Giovanni Galermo. Il fratello Fabrizio ripercorre come un film quella cerimonia di affiliazione. Una cerimonia a cui partecipano i capi (all’epoca liberi) della cosca Santapaola-Ercolano. Il padrino di Daniele Nizza è Carmelo Puglisi, mentre Fabrizio è “battezzato” da Santo La Causa. Lina Trovato, pm della Dda di Catania, rimette indietro le lancette dell’orologio e catapulta imputati, giudici e avvocati presenti nell’aula bunker di Bicocca in quel momento che segna la storia della mafia catanese. Prima di giurare fedeltà fino alla morte a Cosa nostra, Fabrizio e Daniele sono chiamati da parte da Melo Puglisi (Melu Suggi) che gli spiega cosa stava per accadere. “Saremmo diventati uomini d’onore, io capo di Librino, Daniele responsabile di San Cristoforo”, la pm cita le parole del pentito.

Non ci sono dubbi. Daniele Nizza non è un boss come gli altri. Affiliati e pentiti gli attribuiscono “un’intelligenza criminale superiore”, spiega Lina Trovato. È l’artefice dell’egemonia del gruppo dei Nizza all’interno della famiglia Santapaola. Questo carisma criminale che gli altri fratelli non hanno avrebbe permesso ai Nizza di fare il salto di livello. Perché fino a quel momento non erano considerati altro che un gruppo di spacciatori di droga. Daniele Nizza dopo la “pungiuta” riesce a scalare gradino dopo gradino. Fino a diventare uno che conta. Anzi Carmelo Distefano è chiaro: “Per qualunque cosa succedeva a Catania bisognava passare da Daniele Nizza. E poi lo stesso Enzo Aiello mi ha detto chiaramente di rivolgermi a Daniele per qualsiasi cosa”. Paolo Mirabile parla di Daniele come il “capo riconosciuto dell’organizzazione”. Addirittura la sua fama criminale e autorevolezza indiscussa è arrivata anche al pentito dell’ultima ora, il killer Carmelo Aldo Navarria. “Non lo conosco di persona, ma è uno dei responsabili dei Santapaola”.

Daniele Nizza è tra gli imputati del processo scaturito dall'inchiesta Carthago 2. Le contestazioni della Procura porterebbero a coprire un piccolo segmento mafioso (fino al 2012) non ancora presente in altri procedimenti penali che hanno portato l’uomo d’onore dei Santapaola al 41bis. Per la pm Lina Trovato Daniele Nizza avrebbe avuto la capacità di superare i limiti della detenzione e di avere un peso nelle direttive criminali in un periodo particolarmente tormentato nel clan: con Fabrizio pentito e il fratello Andrea latitante, costretto a nascondersi.

Le cimici dei carabinieri ad aprile 2015 intercettano due conversazioni. Le microspie captano Martino Cristaudo, Carlo Burrello, Marcello Angelo Magrì, Saro Lombardo e Carmelo Sottile mentre si preoccupavano di raccogliere il denaro sufficiente per garantire l’assistenza di Daniele. Ma dopo qualche giorno, è il 20 aprile, nel corso di una riunione in cui si discute di un ammanco di soldi irrompe l’ironia di Rosario Lombardo: “Ma con chi devi litigare con Daniele?”. Per Lina Trovato il ruolo di leader indiscusso di Daniele Nizza è forte nonostante la detenzione. Cosa decide e cosa non decide il capo ha ancora un valore. “Nizza Daniele è sempre presente”.


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