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L'INCHIESTA

Scandalo Iacp: bruciati fondi
destinati alle case popolari

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A chiedere chiarimenti a Corte dei Conti e Procura, sull’acquisto di un titolo mobiliare di 2.500.000 euro, il commissario Foti.

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CATANIA - Un esposto per verificare un’operazione che non poteva essere effettuata. Una richiesta di chiarimenti sull’acquisto di un titolo mobiliare di 2.500.000 euro che avrebbe danneggiato le casse dell’Istituto. L’ha inoltrato, lo scorso novembre, il commissario straordinario dell’Iacp, Concetta Carla Luisa Foti, alla Corte
dei conti e alla Procura della Repubblica, per conoscere le responsabilità di una vicenda che affonda le radici nel 2008. E che allora fu segnalata prima nel 2012 e poi, due volte nel 2013 dall'allora direttore dell'area amministrativa dell'Iacp di Catania, Santo Vasta. Che ricostruisce tutta la storia e la mette nero su bianco, in un esposto presentato alla Procura della Repubblica, nel quale il dirigente evidenziava l'irregolarità presunta di alcuni passaggi di denaro.

In particolare, l’allora funzionario segnalava un prelievo non collegato a specifici pagamenti - quali stato di avanzamento per lavori di costruzione o per maggiori oneri per esproprio di terreni - della somma di € 6.684.000 così suddivisa: € 2.705.669 dai finanziamenti per programmi costruttivi finanziati dalla Regione, 3.978.422 euro dai finanziamenti regionali per maggiori oneri espropriativi. Secondo Vasta, i prelievi erano stati effettuati senza motivazione. “Le operazioni - specifica nell'esposto - sono state debitamente segnalate ai commissari straordinari pro tempore, prima Santino Cantarella e poi Antonino Leone, nonché all'assessorato regionale alle infrastrutture e alla mobilità in qualità di organo di vigilanza”.

Questo avveniva nel 2010. Tra l’altro, nell’esposto Vasta parla di “irregolare determina direttoriale numero 318 del 4 aprile del 2008, priva di contenuto di imputazione della spesa e del visto del componente del servizio Bilancio", alla quale era allegata la copia della riversale di pagamento del 7 aprile 2008 con cui la banca Monte dei Paschi di Siena veniva autorizzata ad introitare dall’amministrazione postale la somma di € 2.582.285 da riversare poi sul conto dell'Istituto case popolari.

Le somme prelevate erano di canoni riscossi: dunque, per questo, avrebbero dovuto essere vincolate e utilizzate per gli scopi istituzionali dell’ente, come per esempio il pagamento dei mutui o la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria. All'epoca Vasta segnalò che, quanto riscosso per pigioni, per la vendita degli alloggi, per finanziamenti per nuove costruzioni, doveva essere riversato nei conti correnti accesi presso la Cassa depositi e prestiti della Banca d’Italia, e secondo determinate modalità.

L'ex dirigente, insomma, sottoponeva la necessità di verificare quale fosse stato l’uso della somma di € 2.582.285 e infine, con una raccomandata del 2014, segnalava come le somme accreditate al l’Iacp si trovassero depositate presso diversi istituti bancari. Nella banca di credito siciliano di Acireale, ad esempio, era depositata la somma di 9 milioni. Ma non finisce qua. Sempre stando all'esposto di Vasta, sembra che tutte le somme giacenti presso i conti correnti della Banca d’Italia, che ammontavano a circa 59 miliardi di lire, siano state prelevate sin dal dicembre 2001.

Questioni già evidenziate, che vengono riportate tutte insieme in un nuovo esposto alla Procura inviato nel dicembre 2017. Qui, viene segnalata l’altra presunta anomalia, relativa proprio all’acquisto del prodotto finanziario del valore di circa 2 milioni e mezzo presso il Mps e vincolato per 10 anni, e al fatto che, questo prodotto non poteva essere acquistato, “in quanto effettuato da ente pubblico trattandosi di investimento di rischio non compatibile con le finalità istituzionali”. Prodotto autorizzato, dunque, nonostante non fosse possibile, e acquistato forse con le somme destinate al pagamento dei mutui. Insomma, non solo Vasta chiede che fine abbiano fatto I milioni prelevati dalle casse dell'istituto e non utilizzati per i fini istituzionali delle dal 2001 al 2008, ma anche come sia possibile che il prodotto finanziario acquistato per 2 milioni e mezzo di euro venga scambiato con azioni del valore di meno di € 100.000.

Scelte discutibili, di fronte all’assenza di risorse proprie da parte dell’Iacp, come evidenzia l’alienazione di un’area di corso Indipendenza a privati per la costruzione di 40 alloggi e botteghe, proprio perché non aveva le risorse per la loro realizzazione. Nell’esposto l’ex dirigente fa rilevare infine, come nel 2013 l’istituto sia stato costretto ad accendere un mutuo con cassa depositi e prestiti per 4 milioni finalizzato alla rimodulazione di un debito per rate di mutui non pagati, proprio per assenza di risorse economiche. “Sono sicuro che la magistratura farà tutti gli accertamenti del caso - dice Vasta - al fine di verificare le eventuali responsabilità e l’eventuale danno erariale. Come sono certo - conclude - che l’assessore Marco Falcone vorrà andare in fondo a questa vicenda”.


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