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MAFIA

Duro colpo a Cosa Nostra
Sentenza Kronos: tutti i nomi


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Ecco i particolari del processo scaturito dalla maxi operazione del Ros.

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CATANIA – Duro colpo alla cupola di Cosa nostra. E' arrivata da pochi minuti la sentenza del processo scaturito dall'inchiesta Kronos coordinata dai pm Antonino Fanara e Agata Santonocito che ad aprile 2016 ha decapitato i nuovi vertici della famiglia Santapaola-Ercolano. Pesantissime le condanne del Gup Carlo Cannella. Un'indagine di altissimo profilo, eseguita dagli uomini del Ros, che ha permesso di svelare l'esistenza di un vero e proprio triunvirato composto da Francesco Santapaola (detto Coluccio, figlio di Turi e cugino di secondo grado di Nitto), Turi Seminara (boss di Caltagirone e imputato nel processo ordinario), e Pippo Floridia (boss dei Nardo di Lentini).

LA SENTENZA – Rino Simonte, ergastolo; Pippo Floridia 16 anni; Francesco Santapaola e Francesco Amantea 14 anni e 6 mesi; Angelo Marcello Magrì 14 anni e 4 mesi; Giovanni Pappalardo 13 anni 6 mesi e 10mila euro di multa; Silvio Corra 13 anni e 1 mese; Cosimo Davide Ferlito 11 anni, 6 mesi e 8.800 euro di multa; Alfonso Fiammetta e Giuseppe Mirenna 10 anni e 8 mesi; Benito Brundo 10 anni e 8mila euro di multa; Carmelo Oliva 10 anni e 6 mesi e 6.400 euro di multa; Vito Romeo, 10 anni e 6 mesi; Febronio Oliva, 10 anni; Giuseppe Simonte 9 anni e 8 mesi; Gaetano Antonio Parlacino 9 anni e 4 mesi; Antonio Galioto e Paolo Giovanni Galioto, 8 anni e 8 mesi; Pierpaolo Di Gaetano, 8 anni e 2 mesi; Antonio Bontempo Scavo e Antonio Russo 8 anni; Francesco Pinto e Giovanni Pinto 6 anni e 8 mesi; Giuseppe Quaranta e Ilario Rosa 6 anni e 6mila euro di multa; Rosario Di Pietro 4 anni e 8 mesi e 2mila euro di multa. Assoluzioni da alcuni capi di accusa: Angelo Spampinato Giglio, capo A2, Giovanni Pappalardo B3 e B4, Benito Brundo e Giovanni Pappalardo capi C3, Davide Cosimo Ferlito, Rosario Di Pietro dai capi C19 – C20 - C21, Francesco Compagnino e Febronio Oliva assolti dai capi P1 e Fabrizio Pappalardo dal capo D1. GUARDA LE FOTO

L’INCHIESTA - L’indagine del Ros portò in manette lo zoccolo duro della nuova famiglia mafiosa, tra cui i tre capi Francesco Santapaola (con il suo braccio destro il paternese Ciccio Mirenna), Turi Seminara (erede di Ciccio La Rocca nel calatino) e Pippo Floridia (clan Nardo). Sono le intercettazioni il punto nevralgico dell’inchiesta Kronos. Il Ros immortala summit, incontri e agguati falliti. La Procura fotografa il sistema, gli affari, la carta delle estorsioni, gli equilibri e i ruoli all’interno del nuovo organigramma della cosca. L’indagine non si ferma alla retata di aprile 2016 ma continua fino allo scorso novembre quando arrivano le manette per Angelo Marcello Magrì, che stava cercando di organizzare le file dopo la batosta subita dagli arresti del Ros. L’inchiesta riesce anche a far luce sul duplice delitto di Raddusa. Tra gli accusati Rino Simonte che è stato condannato all'ergastolo.

L'EREDE - L’investitura di Francesco Santapaola come vertice della cupola sarebbe arrivata negli ultimi anni quando Santapaola avrebbe “rinsaldato l’egemonia della famiglia di Catania agevolando in modo in modo tale da condurre le famiglie operanti nel calatino a versare una parte dei proventi delle loro attività nelle casse dell’associazione etnea pretendevano, altresì, di controllare il settore degli appalti al di fuori del territorio di sua stretta spettanza”. Le cimici registrano ore e ore di conversazioni e consegnano un quadro che vede i catanesi allargarsi a macchia d’olio non senza causare “malcelata insofferenza degli affiliati” della provincia che pure individuavano in Santapaola il reggente della famiglia. C’è anche un episodio riferito dal collaboratore di giustizia Salvatore Cristaudo su un pestaggio ai danni di uno degli affiliati alla famiglia di Turi Seminara “voluto – ha detto il pm durante la requisitoria – anche da Francesco Santapaola per fare comprendere la cogenza della regola secondo la quale una parte dei profitti delle attività delittuose della provincia dovevano essere versate a Catania”.

Il ruolo apicale sarebbe stato suggellato, secondo i Pm, anche dal fatto di andare in giro con la scorta armata anche in circostanze atipiche: in occasione degli “incontri riservati con i capi delle altre organizzazioni mafiose”. Come accade in occasione del summit del febbraio 2016. Tra gli elementi esaminati dai Pm c’è anche il ruolo che Santapaola avrebbe svolto: risolutore di contrasti per dirimere le controversie nate in seno alla mafia calatina. Presenze e assenze di Santapaola pesano; soprattutto in occasione dei summit. Il nipote di Nitto prende parte a tre dei quattro incontri tra famiglie mafiose registrati dalle cimici dall’agosto del 2015 al febbraio del 2016. Incontri nei quali si discute dei limiti territoriali delle varie famiglie e delle ripartizione dei proventi delle estorsioni. “A riprova che la presenza di Santapaola Francesco era determinata dalla necessità di rappresentare la famiglia di Catania, deve osservarsi che nell’unico incontro disertato dal Santapaola, quello del 23 dicembre 2015, la famiglia era rappresentata da Roberto Vacante, genero di Santapaola Salvatore, fratello di Benedetto, e da Russo Francesco, che veniva indicato da Di Benedetto come la persona che si occupava degli affari riguardanti Vincenzo Santapaola, figlio di Nitto”, argomentano ancora i Pm.


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