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L'inchiesta

La mafia e i cantieri della fibra
I summit e la "messa a posto"

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I retroscena del blitz Chaos 2.

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CATANIA - Le mani di Cosa nostra sarebbero arrivate fino ai cantieri per la posa della fibra ottica a Catania. Le 15 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmate dalla Gip Giuliana Sammartino fotografano una pagina di storia di Cosa nostra che riporta ai tempi passati. Alle messe a posto, ai favori, all’amico buono. Il punto di riferimento criminale è il delfino degli Ercolano,
Antonio Tomaselli arrestato nel blitz Chaos e descritto dal Ros come il capo militare della Cosa nostra catanese. Il sistema di collusioni porta a Rocco Biancoviso e a Giuseppe Pasquarello Conti, uno dei volti imprenditoriali della famiglia e presunta “testa di legno” del boss Tomaselli.

Le lancette dell’orologio non devono andare lontano nel tempo: siamo nell’estate del 2017. I titolari della società impegnata in sub-appalto nella posa della fibra ottica denunciano il furto di alcuni mezzi pesanti e dell’escavatore dal cantiere di via Nicola Calipari. Le indagini già in corso del Ros si ampliano a quanto accaduto e l’inchiesta porta alla Calcestruzzi Conti che due giorni fa è finita sotto amministrazione giudiziaria. I racconti portano a diversi contatti, incontri, richieste di denaro. E c’è un passaggio che porta a Scordia. Il calcestruzzo fornito per la posa della fibra ottica però è di qualità inferiore a quello ordinato. Quando ad un certo punto la fornitura viene interrotta, Tomaselli in persona avrebbe chiesto al titolare il perché di questa decisione. “Guardami in faccia quando mi parli”, avrebbe detto il boss. E inoltre attraverso alcuni intermediari avrebbe chiesto “8 mila euro per la restituzione dei mezzi rubati”. Non a caso i mezzi sono ritrovati alcuni giorni dopo. Il Ros dei Carabinieri inoltre intercetta e documenta diversi incontri alla cementeria di Conti già a marzo 2017. L’obiettivo della telecamera di videosorveglianza immortala i titolari delle società coinvolte nella pretesa della messa a posto.

Dicevamo che questa pagina di storia criminale passa da Scordia. Le indagini del Ros portano a cristallizzare il summit che avrebbe messo in moto tutta la vicenda dei cantieri della fibra ottica. Una riunione operativa che si sarebbe svolta in un supermercato della città della Piana di Catania. E il personaggio criminale di livello di quel territorio è Rocco Biancoviso. Personaggio di cui parla in modo dettagliato il collaboratore di giustizia Rosario Di Pietro, ex affiliato del clan Nardo (storico alleato dei Santapaola-Ercolano). “Rocco Biancoviso è un uomo di fiducia di Aldo Ercolano e Antonio Tomaselli e per loro conto si occupava di estorsione e messe a posto nei cantieri. Da diverso tempo - dice ai magistrati - può parlare per conto degli Ercolano a Scordia”. Di Pietro racconta anche che nel febbraio del 2015 ci sarebbero state delle tensioni sulla ripartizione dei proventi della famiglia e l’auto di Biancoviso sarebbe stata crivellata di colpi di pistola e che per risolvere la “questione” si sarebbe svolto un incontro in cui Tomaselli aveva detto chiaramente che “Biancoviso non si doveva toccare”. Per far comprendere il legame stretto tra il boss di Scordia e la famiglia Ercolano Di Pietro spiega che “Biancoviso si vantava di versare mensilmente 5000 euro a Mario Ercolano e di accompagnare direttamente la famiglia ai colloqui”.

 


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