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CATANIA - L'ANALISI

Pd, elezioni e fughe
Tutte le incognite dei big


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Cambi di casacca, battaglie per i seggi, antichi rancori. L'analisi punto per punto con Francesco Laudani, responsabile organizzazione del Pd etneo.

 

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CATANIA - Non finirà nell’albo d’oro dei migliori anni del Pd, il 2017. La lunga parentesi incorniciata tra il referendum del 4 dicembre e il voto delle Regionali, ha fatto registrare una battuta d’arresto dell’ondata renziana anche sotto il Vulcano. La preoccupazione è che l’anno appena inaugurato possa riservare delle sorprese ancora più amare. L’addio del consigliere comunale Nicolò Notarbartalo dal gruppo dem e l’approdo in zona Pietro Grasso, pone non pochi interrogativi al gruppo dirigente catanese. Problemi d’identità e non solo. “Le uscite di Nicolò, di Adele Palazzo, e di altri ancora che sono stati fondatori del Pd, mi addolorano umanamente, ma non intendo arrendermi a questo andazzo”. Francesco Laudani, responsabile provinciale organizzazione, cioè il numero 2 di via Umberto, lancia un appello alla compattezza in vista del doppio snodo che va dalle Politiche alle amministrative. “La rassegnazione non può diventare la consuetudine, proprio no. Io non ci sto”, insiste.

Tant’è, però, che il partito perde pezzi. E c’è da chiederselo il perché. “La sensazione è che qualcosa sia mutata nel Pd – spiega Laudani – Ci sono stati momenti di non grande chiarezza, anche dal punto di vista dei contenuti, dei valori fondamentali”. Lo spartiacque finale resta tuttavia legato al voto del 5 novembre e al fatto che nessuno esponente di rilevo del partito ha avanzato un’analisi sui motivi della sconfitta regionale, sconfitta – va da sè – accompagnata da forti lacerazioni in zona big. “Guardi, non mi piace il gioco allo scarica barile delle responsabilità. Se c’è da assumersene, una porzione me la prendo pure io…”. Porge l’ombrello, Francesco Laudani. Tuttavia, i traslochi dell’ultima ora, con esponenti dell’area di centrosinistra passati al campo musumeciano (vedi i casi di Alessandro Porto e Gianfranco Vullo) e la disputa a distanza tra Anthony Barbagallo e Angelo Villari (quest’ultimo rimasto fuori dall’Ars) hanno palesato delle defezioni un tempo neanche pensabili nell’area democratica. “Lo ribadisco: bisogna mettere da parte le litigiosità. L’area Cgil ha tuttavia dimostrato con 12mila voti, un grande radicamento sul territorio. Da loro mi aspetto un grande contributo d’idee”.

Recuperare quindi il rapporto con l’elettorato entro il 4 marzo è l’obiettivo minimo. L’interrogativo è se c’è ancora tempo per una sterzata. “Il Pd deve avere ben presente ciò che è: un partito di governo a vocazione maggioritaria dalla connotazione riformista e progressista, una formazione chiaramente di centrosinistra”, ricorda Laudani serrando i ranghi: “Non è il tempo delle ambiguità!”. Sarà tuttavia Renzi a dover decidere le candidature. Intanto, la filosofia del Rosatellum, soprattutto per l’uninominale, impone la discesa in campo di figure ben radicate sul territorio. In tal senso l’area capitanata da Luca Sammartino ha dato prova di avere le carte in regola per dettare la linea: “Il suo risultato è straordinario, mi auspico da parte sua un’assunzione di responsabilità, un contributo al partito tutto”. Metterci la faccia? “Sara interesse suo, e del partito, trovare le condizioni migliori per far risultato”. Stesso impegno a cui dovrebbe essere chiamato anche Anthony Barbagallo, insomma. “È ciò che dovrebbero fare tutti. In questa fase, nessuno può dirsi disimpegnato”, chiarisce ancora Laudani.

Quel che manca ora nel Pd catanese è un momento in cui tutti siedano allo stesso tavolo e tornino a confrontarsi in vista di un obbiettivo comune. Insomma, è il momento in cui quel ramoscello di ulivo assiso nel simbolo sia distribuito ai tutti i convitati di diritto. “Una delle poche utilità che in questa fase posso avere io, è di favorire il dialogo”. Si candida al difficile ruolo di pontiere, Francesco Laudani. Interno ed esterno al partito. “La legge elettorale ci impone di aggregare. Se ci fossero le condizioni per riprendere le intese, bisognerebbe farlo. Anche in vista dei prossimi obiettivi immediati, che sono quelli amministrativi. Se all’elettorato diamo una sensazione di ampia coesione – afferma – possiamo ancora spuntarla. Sicuramente. Il Pd – marca la linea Laudani – non nasce per fare da stampella a nessuno”.

Anche la città di Catania va verso il voto. L’interrogativo è se Enzo Bianco, a partire dal centrosinistra, può ancora stilare un progetto vincente? “In questi cinque anni ha lavorato entro un contesto difficilissimo. I 13 anni di malgoverno del centrodestra hanno lasciato fin troppi nodi da risolvere – afferma Francesco Laudani – Per me è naturale che sia lui a bissare il mandato. Mi auguro però, a fronte della sua riproposizione, ci sia un atteggiamento approntato alla collegialità”. Ma si voterà anche in altri centri strategici per la vita del partito. La tappa di Trecastagni, dove Giovanni Barbagallo tenterà la riconferma, è fondamentale soprattutto per i franceschiniani etnei: “Abbiamo un’ottima classe dirigente sul territorio e dobbiamo dare necessariamente una continuità a quelle esperienze che si sono rivelate positive”.

Congresso provinciale, ultimo atto del 2018. Un’appuntamento che stando alle premesse attuali, si annuncia già una resa dei conti. “Sarebbe triste se venisse inteso come il luogo per una prova di forza muscolare. Ci vuole intesa e unione, anche al netto delle critiche. Si eviti quindi che ogni snodo, sia esso elettorale o di altro genere, diventi sempre una redde rationem. Di questo – conclude Francesco Laudani – non ce n’è affatto bisogno”.

 


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