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Uiltucs: "Basta a
liberalizzazione selvaggia"


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, Economia

Il sindacato contro l'apertura il 25 e il 26 dicembre. "Si tratta - si legge nella nota - di un'esasperazione che non serve neanche ai consumatori".

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CATANIA - “Lasciare aperti i centri commerciali e i negozi a Natale e Santo Stefano è una forzatura. Basta alla liberalizzazione selvaggia, con aperture previste in tutti i giorni dell'anno: si tratta di un'esasperazione che non serve neanche ai consumatori. Questa è la sfida di civiltà proposta dal nostro leader, Carmelo Barbagallo. Questa è la battaglia che noi con forza rilanciamo dalla provincia con la più alta concentrazione di presenze della grande distribuzione”. Lo hanno affermato oggi i segretari di Uiltucs Sicilia e Catania, Marianna Flauto e Giovanni Casa, e la segretaria generale della Uil etnea, Enza Meli, nel corso del Consiglio territoriale dell’Unione lavoratori Turismo, Commercio e Servizi – la Uiltucs – che s’è tenuto in un albergo del lungomare ionico. Gli esponenti sindacali hanno aggiunto: “Noi chiediamo di ritornare a una regolamentazione regionale, consentendo a tutti i lavoratori di fruire di alcune festività religiose e laiche”.

Nel corso della riunione, che ha approvato la convocazione del Congresso provinciale di categoria per il 23 febbraio a Catania, Giovanni Casa e Marianna Flauto si sono anche soffermati sulla protesta contro i licenziamenti Ikea avvenuti in altre parti del Paese – “CambiaIkea”, la campagna nazionale Uil – e sulla mobilitazione unitaria di venerdì 22, quando in tutta Italia sciopereranno i lavoratori dei gruppi aderenti a Federdistribuzione (tra cui Ikea, Auchan, Rinascente, Coin, Oviesse, Abate) e Distribuzione Cooperativa-Coop. Due i sit-in nel nostro territorio, in programma alla Zona industriale nei pressi di “Ikea” e a San Giovanni La Punta nel centro commerciale “Le Zagare”.

Enza Meli ha assicurato “pieno e convinto sostegno del Sindacato del Popolo all’iniziativa, noi saremo in strada con i lavoratori perché i luoghi dello shopping non diventino spazi di nuove schiavitù!”. Il segretario territoriale Uiltucs ha, quindi, spiegato: “Per i gruppi della grande distribuzione, adesso persino i contratti nazionali di lavoro sono roba da snobbare, da ignorare. Lo sciopero nazionale Federdistribuzione è determinato dal fatto che, pur essendo stato firmato a marzo del 2015, il contratto collettivo del Commercio non viene applicato e sinora è risultato inutile ogni tentativo, ogni trattativa, per giungere a un contratto che disciplini la sola grande distribuzione.

La protesta Coop, invece, rivendica il rinnovo del contratto nazionale di settore che Distribuzione Cooperativa non firma malgrado quattro anni di confronto. Ciò sta determinando una sensibile perdita del potere di acquisto per i lavoratori, penalizzati rispetto ai loro colleghi del settore commerciale. “Crediamo proprio – ha concluso Giovanni Casa – che la crisi non possa più essere usata come alibi dalla controparte per temporeggiare, per discriminare il personale dipendente. Un contratto collettivo che regoli i rapporti di lavoro in modo duraturo, equilibrato, è un diritto costituzionale. E noi della UilTucs non accettiamo sconti sui diritti!”.

 


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