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MAXI SEQUESTRO DELLA DIA

Picanello, i Ceusi e i Santapaola
I verbali del pentito Cristaudo


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Il collaboratore di giustizia parla dei Morabito.

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CATANIA – I signori della droga di Picanello, i Morabito, accusati di traffico internazionale. sarebbero legati al clan Santapaola, almeno secondo il pentito Salvatore Cristaudo, già elemento di spicco della mafia, cognato dei MorabitoI verbali – di cui Livesicilia è in possesso – sono stati analizzati dal tribunale di Catania, sezione misure di prevenzione, all'interno dell'inchiesta condotta dalla Direzione investigativa antimafia guidata da Renato Panvino che ha lavorato con il Pm Antonino Fanara. Il pentito, con le sue dichiarazioni, getta ombre pesanti nei confronti del “gruppo dei Morabito” di Picanello, del quale farebbero parte “Angelo Morabito, mio cognato – dice il collaboratore di giustizia – e i fratelli Nino, Rocco e Roberto”.

Secondo Cristaudo, Roberto farebbe parte del clan Santapaola: “Sono sicuro che Roberto – continua il collaboratore – faccia parte del clan Santapaola, gruppo di Picanello, ma non so a chi faccia capo. Ricordo anche che Nino in passato faceva parte dei Ceusi, facenti capo a Giovanni Piacenti l'ergastolano, attualmente non so a chi faccia capo. Gli altri fratelli Morabito non fanno parte di gruppi mafiosi”. Il collaboratore si concentra sulla figura di Nino Morabito, che si sarebbe “sempre occupato di stupefacenti, dopo l'arresto dei fratelli Nino e Rocco, Angelo è subentrato nel traffico di stupefacenti e ciò sicuramente sino al momento del mio arresto, poco prima Angelo mi ha ceduto due chili di hashish al costo di 2.500 euro, che io ho poi ceduto per 2.600 euro a Mario Gilommo che abita in zona Cannizzaro”.

Il collaboratore traccia i rapporti all'interno del presunto gruppo malavitoso. “Accanto ai fratelli Morabito ci sono Santo Scuderi, tale Concetto, detti “facci i cani”, Santo detto “sucamovvu”, un certo Toni cui io ho consegnato il denaro, all'interno di una sala scommesse riconducibile ai Morabito, per l'acquisto dello stupefacente. Questi soggetti che ho indicato sono tutti detenuti tranne Santo scuderi e Angelo Morabito che attualmente si occupano di stupefacenti e fanno parte tutti di di uno stesso gruppo facente capo ai fratelli Morabito”. Salvatore Cristaudo parla anche delle imprese e delle attività commerciali che sarebbero riconducibili ai Morabito: “I Morabito – sostiene il collaboratore di giustizia – possiedono un'agenzia di scommesse a Picanello, gestita dal soggetto che ho prima indicato come Toni; poi hanno una scuderia di lusso di cavalli, anche da corsa, che è intestata a Rocco Morabito e che si trova alle spalle del campo scuola, nella via dove c'è l'ufficio postale da recente oggetto di furto con spaccata. In passato hanno gestito un supermercato in via Messina prima della carrozzeria Bella, adesso non so se lo gestiscano ancora, ricordo che in passato vi lavoravano le sorelle. Nino e Angelo sono proprietari di seconde case al mare in territorio di Mascali, una di queste è intestata a mia sorella Maria Rita. So che Nino Morabito ha una rivendita di tabacchi gestita da tale Pino, la rivendita si trova a Picanello sulla via Messina ad angolo con via Policastro. Concetto e Santo sucamovvu hanno un peschereccio che si chiama Nata, dal nome di una sorella dei Morabito morta”.

Gli uomini della Dia hanno sequestrato anche un peschereccio, che sarebbe riconducibile ai Morabito. Di quest'imbarcazione ha parlato anche Cristaudo: “Di questo peschereccio – ha detto il pentito – attualmente ormeggiato al porticciolo di Ognina, si occupa Pino, il gestore della rivendita di tabacchi che essendo anche pescatore, nei periodi di pesca si occupa del peschereccio affidando la gestione della rivendita alla moglie di nazionalità straniera”. Secondo il collaboratore, l'acquisto dei beni e delle imprese riconducibili ai Morabito sarebbe avvenuto grazie ai proventi del traffico di droga. “So che tutti questi beni – mette nero su bianco Cristaudo – e aziende sono stati acquistati con il traffico di stupefacenti perché Angelo Morabito è mio parente e a volte, in casa, mia sorella e mia madre ne parlavano”.

LA REPLICA. 


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