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CARABINIERI

Intestazioni fittizie
Sequestro dei beni a un tassista


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L’uomo era stato indagato nell’operazione Vicerè.

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CATANIA – Intestazioni fittizie: sequestro dei beni a tassista. Su delega della Procura Distrettuale della Repubblica, i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Catania hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro dei beni, emesso dal Tribunale di Catania - Sezione Misure di Prevenzione - ai sensi del D. Lgs. 159/11 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione), finalizzato alla successiva confisca, nei confronti di Riccardo Stefano Zappalà, nato a Catania (classe 1977). Le indagini patrimoniali svolte dai Carabinieri, relative al periodo 1999-2013, hanno fatto emergere che all’interessato, tassista di piazza, sono riferibili, in modo indiretto e per il tramite di intestazioni fittizie, beni immobili e mobili e attività di impresa, il cui valore è apparso sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dallo stesso e dai componenti il suo nucleo familiare. In particolare sono stati oggetto di sequestro: tre appartamenti ubicati nei comuni di Catania e Mascalucia, un locale commerciale sito a Catania e un’impresa individuale, settore servizio pubblico da piazza con conducente (tassista) con sede legale a San Giovanni La Punta del valore di 715.000,00 di euro. Zappalà, sul cui conto si annoverano pregiudizi di polizia per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nel febbraio 2016 veniva indagato anche nell’ambito dell’operazione Vicerè condotta dai Carabinieri di Catania nei confronti del clan Laudani.                  

Il GIP del Tribunale di Catania “pur non applicando nei suoi confronti alcuna misura di custodia cautelare, riteneva tuttavia sussistente un convergente quadro di gravità indiziaria in relazione ai reati di cui agli artt. 74 e 73 del D.P.R. N. 309/90”. Il giudizio di pericolosità sociale dello Zappalà detto “Scicasoldi”, si fonda, altresì, sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che attestano: che l’uomo, avvalendosi della propria attività di tassista, approvvigionava in condizioni di sicurezza la sostanza stupefacente destinata poi al clan Laudani, mantenendo i contatti con pericolosi trafficanti, anche internazionali (colombiani e sudamericani dimoranti in Olanda); l’appartenenza e/o contiguità dello stesso al clan Laudani con il coinvolgimento anche in collaterali attività del sodalizio criminale volte ad alterare lo svolgimento delle aste giudiziarie, acquistando unità immobiliari avvalendosi della capacità di intimidazione esercitata nei confronti degli altri concorrenti, collaudando un sistema di “riciclaggio” dei proventi illeciti, ripulendo ingenti somme di danaro, immettendole nel circuito delle aste immobiliari.

 


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