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MAXI OPERAZIONE DELLA DIA

Mafia, terremoto a Catania
Arrestati boss e amministratori


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Arrestato giornalista per corruzione. Colpiti colossi del settore rifiuti, sequestri milionari in corso. TUTTI I NOMI

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Nella foto da sinistra il procuratore Carmelo Zuccaro e il Capocentro della Dia Renato Panvino



CATANIA – Terremoto nel settore dei rifiuti, la Dia ha arrestato sedici persone, si tratta di amministratori, imprenditori e un noto giornalista catanese. Nel mirino è finita la Senesi, società che ha partecipato alla gara per i rifiuti del Comune di Catania. Una gara milionaria. Appalti spartiti a tavolino, tangenti ad amministratori pubblici e rapporti con la mafia, in particolare con i clan Cappello e Laudani. È in corso una maxi operazione condotta dalla Direzione investigativa antimafia, nel mirino degli investigatori coordinati dal primo dirigente Renato Panvino ci sono imprenditori, colletti bianchi e uomini ritenuti ai vertici dei clan mafiosi etnei.

Gli arrestati vengono condotti nella sede della Dia



Al centro delle indagini c'è un sistema complesso di relazioni, un meccanismo ben oleato da un fiume di denaro, con rapporti consolidati nel tempo che avrebbero prodotto una distorsione nel settore dei rifiuti: determinate imprese sarebbero state favorite grazie all'intesa tra amministratori e imprenditori disposti a pagare. L'impresa al centro delle indagini è coinvolta "nella illecita gestione della raccolta dei rifiuti - scrivono gli inquirenti - nei Comuni di Trecastagni, Misterbianco e Aci Catena, con diramazioni nella Sicilia Orientale".

<p>Uno degli arresti eseguiti dalla Dia</p>



Un'indagine delicata quella seguita dai magistrati catanesi coordinati dal procuratore capo Carmelo Zuccaro, tanto che è in corso il sequestro di un patrimonio da quaranta milioni di euro.

 

I NOMI DEGLI ARRESTATI:

Gabriele Antonio Maria Astuto, responsabile ufficio tecnico del comune di Trecastagni, accusato di turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione

Rodolfo Briganti, rappresentante legale della Senesi Spa, accusato di corruzione

Salvatore Carambia, detto "Turi u turcu", accusato di associazione mafiosa

Alfio "Salvo" Cutuli, giornalista, accusato di corruzione

Piero Garozzo, accusato di associazione mafiosa

Giuseppe Grasso, associazione mafiosa

Vincenzo Guglielmino, amministratore della E.F. Servizi Ecologici Srl, accusato di associazione mafiosa, turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione

Alessandro Mauceri, accusato di turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione

Vincenzo Papaserio, accusato di associazione mafiosa

Lucio Pappalardo, associazione mafiosa

Angelo Piana, accusato di turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione

Fabio Santoro, accusato di associazione mafiosa

Luca Santoro, accusato di associazione mafiosa

Raffaele Scalia, detto Ele, accusato di associazione mafiosa

Domenico Sgarlato, all'epoca delle contestazioni era dirigente dell'Ufficio Tecnico Lavori Pubblici- Servizi ambientali e manutentivi del comune di Trecastagni, accusato di turbata libertà di scelta del contraente aggravata e corruzione

L'INCHIESTA - L'indagine, denominata Gorgoni, è scattata nel 2015 quando la Prefettura di Catania ha emesso un provvedimento di interdittiva antimafia nei confronti della E.F. Servizi Ecologici Srl di Misterbianco. La Procura avviava un'articolata indagine, che è stata condotta dalla Dia di Catania, mirata ad accertare e verificare se la società stesse gestendo appalti pubblici nei comuni etnei. La Dia ha documentato presunte irregolarità nei procedimenti amministrativi per l'affidamento del servizio di raccolta rifiuti nei comuni di Aci Catena e Misterbianco. Inoltre, la Dia ha certificato presunti rapporti con la criminalità organizzata da parte di Vincenzo Gugliemino, amministratore unico della società vincitrice degli appalti.

"L'INDAGATO SPREGIUDICATO" - "Vincenzo Guglielmino costituisce, senza dubbio, l'indagato che meglio rappresenta la spregiudicatezza con la quale certi imprenditori si rapportano con la criminalità organizzata". Con queste parole gli inquirenti descrivono il profilo criminale dell'imprenditore finito nel ciclone giudiziario. Dalle intercettazioni emergerebbe un rapporto paritario con esponenti del clan Cappello e Laudani. Gli investigatori della Dia scrivono che "li considerava al pari di qualunque interlocutore commerciale". Guglielmino sarebbe - secondo le indagini - intraneo al clan Cappello. Le cimici registrano le conversazioni con Massimiliano Salvatore Salvo, boss e reggente del clan Cappello. Gli incontri con il boss catanese avvenivano in un garage gestito da Vincenzo Papaserio. Durante queste riunioni sarebbero avvenuti scambi di denaro a sostegno del clan. Guglielmino, inoltre, avrebbe preteso l'intervento del clan per risolvere un problema con Paolo Zuppardo, colpevole di averlo minacciato e malmenato perché accusato di essere il responsabile del suo arresto qualche anno prima. "Guglielmino rivendica il diritto che gli venga data soddisfazione delle offese ricevute e garantita protezione contro i clan locali". In questo caso si tratta del clan Trigila che opera nel siracusano.

L'APPALTO AD ACI CATENA - Il boss Massimiliano Salvo diventa - secondo la ricostruzione della Dia . protagonista anche della trattativa per l'appalto dei rifiuti nel comune di Aci Catena (in ballo ci sarebbe stata sempre la società di Guglielmino). Intermediario dell'accordo sarebbe stato Lucio Pappalardo, rappresentante del clan Laudani, coadiuvato da Pietro Garozzo che aveva il ruolo di curare gli aspetti amministrativi per l'aggiudicazione del servizio. Questi personaggi sarebbero stati chiamati a risolvere una controversia economica tra Guglielmino e l'ex sindaco Ascenzio Maesano (già arrestato lo scorso anno per un caso di corruzione). Alla base ci sarebbe stato un accordo tra Maesano e Rodolfo Briganti, legale della Senesi Spa, società che subentra proprio nell'appalto al posto della E. F. Servizi Ecologici. Ed è in questo affare che sarebbe coinvolto il giornalista Cutuli. Secondo la Dia il professionista avrebbe assunto il ruolo di mediatore tra Briganti e Maesano. Il giornalista avrebbe fatto pervenire somme imprecisate di denaro ricevute da Briganti per sostenere la sua futura campagna elettorale. I soldi sarebbero serviti a ricevere in cambio l'intervento di Maesano e quindi riuscire a ottenere l'annullamento delle sanzioni irrogate dal comune di Aci Catena alla Senesi nell'esecuzione dell'appalto.

IL SEQUESTRO L'indagine patrimoniale ha portato ad evidenziare profili sperequativi tra i redditi dichiarati e il patrimonio posseduto da Gugliemino, Alessandro Mauceri, Lucio Pappalardo e Angelo Piana. Da questi elementi la Dia ha presunto che il patrimonio sia il frutto delle attività illecite. In totale sono stati sequestrati società, automezzi, immobili, terreni e conti correnti per un valore di trenta milioni di euro. Sequestrate anche le società Senesi e E.F. Servizi Ecologici.


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