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LE CARTE DELL'INCHIESTA

Mafia, le intercettazioni della Dia
Le regionali sono “cosa loro”


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intercettazioni, regionali, rifiuti, Cronaca

Ecco cosa dicono gli uomini dei clan.

 

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CATANIA – Le mani della mafia sulle elezioni regionali. Agli atti dell'operazione (TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI E I PARTICOLARI) che ha sgominato la nuova cricca degli appalti del settore rifiuti - di cui Livesicilia è in possesso - ci sono i dialoghi sull'organizzazione della campagna elettorale delle elezioni regionali del 2017. Non tutte le intercettazioni, però, sono presenti negli atti notificati ai difensori dei sedici arrestati, segno che, probabilmente, le indagini potrebbero portare a nuove svolte. Del resto, l'inchiesta conclusa dagli uomini della Dia guidata da Renato Panvino (“un'indagine modello”, ha detto il procuratore Carmelo Zuccaro), rappresenta l'evoluzione dell'operazione che ha condotto agli arresti l'allora sindaco di Aci Catena Ascenzio Maesano.

Segno che, quando si è chiusa la prima operazione, le cimici sono rimaste accese e, ancora oggi, potrebbero esserlo. Ma nessuno può dirlo, perché la Procura guidata da Carmelo Zuccaro è blindata.

A parlare di politica è Vincenzo Guglielmino detto “Nino”, signore dei rifiuti, accusato di associazione mafiosa, lo fa insieme a un interlocutore chiamato “Ele”, si tratterebbe di Raffaele Scalia, uno degli arrestati. Il primo pensiero va al fatto che non devono essere i clan che comandano a Catania come i Cappello a gestire i voti di Aci Catena, ma i gruppi locali. “Ora – registrano le cimici – questa campagna elettorale che loro stanno dicendo, sta campagna elettorale, non se la devono fare qua i paesani?”.

“Nino” non è d'accordo, “ben conscio – scrivono gli inquirenti – del fatto che detta campagna possa avere attinenza con il rinnovo del consiglio regionale”. “No – dice Guglielmino – lo dobbiamo fare anche a Catania...la dobbiamo fare qua nei paesi, per la Regione, mi hai capito?”. Il presunto mafioso precisa che non ci saranno problemi, in quanto “loro” hanno i voti in mano. “Lui – dice l'imprenditore arrestato – lo sa che si deve abbassare i pantaloni, se no succede veramente la guerra”.

Guglielmino fa riferimento a Lucio Pappalardo, ritenuto boss dei Laudani e al fatto che a lui verrà delegato l'incarico di intermediare tra il sindaco di Aci Catena Ascenzio Maesano e il vice sindaco, precisando che le loro ambizioni elettorali non devono “andare a inficiare” gli interessi del gruppo, cioè l'appalto dei rifiuti della durata di 7 anni, un affare milionario.

Il clan non gradisce il fatto che l'appalto dei rifiuti sia stato affidato da Maesano, “in cambio di soldi”, alla Senesi, altra azienda finita nel mirino degli inquirenti, (l'amministratore Rodolfo Briganti è in carcere), per questo si sarebbe mobilitato un soggetto fidato, Pappalardo, che avrebbe lanciato un avvertimento: “Stai attento che ti fanno due buchi in testa, i catanesi sono male combinati, ti vogliono fare due buchi in testa”.

Lo “Zio Nino” vorrebbe “storpiare” il sindaco, cioè lasciarlo storpio. Maesano, che aveva minacciato denuncia, è accusato dalla compagine che fa riferimento a Guglielmino di aver ottenuto assunzioni dalla Senesi e la promessa di una tangente di valore imprecisato, gli inquirenti ipotizzano 50mila euro. A veicolarla sarebbe stato il noto giornalista Salvo Cutuli.

In ballo ci sono anche i soldi del posteggio di camion di Melo l'Africano, ritenuto “appartenente” ai Laudani.

Guglielmino non si dà pace, si chiede come sia possibile che la Senesi continui a lavorare nel Comune di Aci Catena nonostante le continue penali, l'imprenditore ritenuto legato alla mafia ricorda che ha presentato una denuncia per concussione poiché “risultano persone assunte in numero maggiore a quelle effettivamente impegnate ma che vengono regolarmente pagate dal Comune come se presenti”. La partita degli appalti, Guglielmino, vuole giocarsela alle regionali, facendo pesare i voti della mafia. Sa bene che Maesano non si ricandiderà sindaco, è il primo marzo del 2016, perché un pentito avrebbe ricevuto da lui soldi in cambio di voti. Allora il gruppo punta gli occhi sul vice sindaco di Maesano, “che sarebbe vicino all'onorevole Nicola D'Agostino, già con l'Mpa – scrivono gli inquirenti – e ora passato ad altra corrente politica”, esattamente a Sicilia Futura.

D'Agostino – sulla base degli atti di cui Livesicilia è in possesso - risulta estraneo alle indagini. Un anno prima delle intercettazioni, il deputato regionale leader di Sicilia Futura subisce due attentati, trovando una testa di capretto con un proiettile conficcato e, poche ore prima, una bomba carta rischia di far saltare in aria la macchina della moglie del sindaco di Acireale, il suo pupillo Roberto Barbagallo.

La mafia, nella descrizione dei magistrati, fa da osservatrice di ciò che accade, la lettura delle intercettazioni potrebbe essere anche utile agli investigatori, per comprendere chi ha realizzato gli attentati a D'Agostino. Guglielmino, scrivono ancora gli inquirenti, “spiega che il vice sindaco sta cercando di aiutare l'attuale sindaco, con l'aiuto di D'Agostino, ad arrivare alla Regione in modo che lui possa, a sua volta, avere i consensi e gli appoggi politici per essere eletto sindaco. Tutto ciò – aggiunge Guglielmino – è subordinato al fatto che D'Agostino debba portarsi l'attuale sindaco, Maesano, per spingerlo verso la Regione, cosa non facile poiché vi è un altro pretendente che è il direttore della Perla Jonica”.

Con l'arresto di Maesano, però, fallisce ogni progetto e Guglielmino non entrerà mai ad Acireale, la città amministrata dal braccio destro di Nicola D'Agostino, Roberto Barbagallo.

La tensione sale tra le fila del clan che gestisce i rifiuti. Le elezioni, a cavallo del 2016, iniziano ad avvicinarsi, le cimici sono accese; dalla parte depositata delle conversazioni emerge che alle imprese serve un accordo con il mondo politico. E qui entra in ballo il giornalista Salvo Cutuli.

CONTINUA -


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