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Il gotha di Cosa nostra
Ghost, condanne definitive

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La sentenza della Cassazione.

 

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ROMA - Un centro di potere militare che aveva ai vertici l’uomo d’onore di Cosa nostra Daniele Nizza e il boss Rosario Lombardo. Una roccaforte criminale smantellata nel 2014 con l’operazione Ghost condotta dalla Squadra Mobile di Catania che ha ricostruito la holding dello spaccio dei Santapaola.

La Cassazione, quarta sezione penale, ha rigettato e ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni degli imputati chiave del processo, stralcio abbreviato, confermando le pesanti condanne in Appello. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata dal difensore di Nizza, l’avvocato Salvo Pace, limitatamente alla pena che è stata rideterminata da 28 anni e 20 anni di reclusione. Per Rosario Lombardo, difeso dall’avvocato Pino Ragazzo, la pena definitiva è di 20 anni di carcere.

L’indagine, coordinata dai pm Rocco Liguori e Jole Boscarino, permise di ricostruire il quadrilatero dello spaccio gestito in modo manageriale. Le piazze di spaccio di San Cristoforo (le vie Villa Scabrosa, Stella Polare, Playa, Del Principe) avevano come manager l’uomo d’onore Daniele Nizza (fratello del pentito Fabrizio), battezzato durante una cerimonia nel 2007 a San Giovanni Galermo. Via Zia Lisa era invece il take away dello stupefacente per il Villaggio Sant’Agata. Le intercettazioni incastrarono U Russu, fino a qualche mese fa ai domiciliari per motivi di salute, che - come un bravo manager - pianificava “breafing” con i pusher e le vedette per organizzare i turni di spaccio. Negli ultimi mesi Rosario Lombardo dalla sua casa in viale Biagio Pecorino, dove è stato bloccato anche un concerto neomelodico in suo onore, avrebbe dato direttive svolgendo il ruolo apicale di reggente, lasciato vacante da Francesco Santapaola (Coluccio) prima e da Marcello Magrì dopo, tutti e due arrestati lo scorso anno nel blitz Kronos. Saro Lombardo, dopo l’inchiesta Carthago 2, è finito al carcere di Opera, struttura penitenziaria dotata di una clinica.

Un’altra figura di rilievo dell’indagine Ghost, è Giovanna La Mattina, madre di Antonio Marletta (altro imputato). Nel corso dell’indagine a casa della Zia Giovanna gli agenti trovarono mezzo chilo di marijuana. Ma la lezione non servì molto, perché quando nel 2014 scattò il blitz i poliziotti trovarono nella sua abitazione un altro “significativo” quantitativo di marijuana. La donna, difesa dall’avvocato Francesco Maria Marchese, è stata condannata in via definitiva a 9 anni e 8 mesi.

Il nome dell’inchiesta Ghost, fantasma, è stato ispirato da un'altra figura di alto rango criminale e cioè Orazio Benedetto Cocimano (sentenza di condanna diventata definitiva in appello) che per depistare le indagini aveva cercato di rendersi invisibili. Il killer dei Santapaola (è stato condannato all’ergastolo in primo grado per il processo dell’omicidio di Gino Ilardo) era a capo di una rete di estorsioni e di infiltrazioni, attraverso intestazioni fittizie, in diverse attività commerciali del settore edile. Cocimano non usava il cellulare, non dormiva nella stessa casa e gli appuntamenti erano sempre di persona. Ma in piazza Cutelli dove avvenivano importanti incontri tra “capi” c’erano le telecamere piazzate dalla Squadra Mobile che hanno immortalato tutto. La pena più mite che diventa definitiva è quella nei confronti di Concetto Caratazzolo, difeso dall’avvocato Carmelo Galati.

LE CONDANNE DEFINITIVE. Daniele Nizza, 20 anni, Giuseppe Boncaldo, 12 anni, Giuseppe Valentino Caltabiano, 8 anni e 4 mesi, Concetto Caratozzolo, 2 anni e 4 mesi, Marcel Diaccioli, 10 anni, Giuseppe Felice, 5 anni e 1600 euro di multa, Giovanna La Mattina, 9 anni e 8 mesi, Davide Salvatore Licciardello, 11 anni e 4 mesi, Rosario Lombardo, 24 anni, Orazio Mantello, 12 anni, Antonino Mascali, 8 anni e 10 mesi, Giuseppe Migliorino, 2 anni e 6 mesi, Salvatore Scavone, 9 anni e 8 mesi, Francesco Scuderi, 4 anni, Ignazio Cavallaro, 8 anni e 1000 euro di multa.


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