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Il processo di primo grado

Estorsione: Mazzei alla sbarra
Nero Infinito, tre condanne


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La sentenza del Tribunale.

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CATANIA - Tre condanne e un'assoluzione. Mancavano cinque minuti alle 20 quando la presidente del Tribunale Carmen La Rosa, nell'aula prima della Corte d'Appello di Catania affollata di parenti degli imputati, ha letto il dispositivo di sentenza del processo scaturito dall'inchiesta Nero Infinito scattata dopo le denunce del testimone di giustizia Antonino Chiaramonte. Alla sbarra tre nomi di spicco del clan dei Carcagnusi, Franco Raciti, Lucio Stella e Sebastiano D'Antona (che sarebbe passato con i Laudani) e il capo della cosca Nuccio Mazzei accusati di estorsione ai danni dell'imprenditore catanese. I Mazzei avrebbero dovuto intercedere con i Piacenti per un prestito usuraio (proposta che arriva dopo uno sfogo di Chiaramonte) e avrebbero preteso anche il pagamento del pizzo per garantirgli protezione. Poi - come è emerso nel corso del processo e nella lunga requisitoria del pm Rocco Liguori - i Mazzei sarebbero arrivati a chiedergli 5000 mila euro per l'uscita del film.

LE CONDANNE. La pena più pesante inflitta dal Tribunale è quella nei confronti di Franco Raciti condannato a 10 anni e 6 mesi di reclusione e 8500 euro di multa. Condannato a 9 anni, 10 mesi e 7800 euro di multa Sebastiano Mazzei. Lucio Stella invece è stato condannato a 9 anni, 6 mesi e 7500 euro di multa. Il Tribunale invece ha assolto per non aver commesso il fatto Sebastiano D'Antona. Alla parola assoluzione è scattato un brusio di festa, immediatamente spento dalla giudice La Rosa, tra i parenti di D'antona e nella gabbia da dove gli imputati hanno assistito alla lettura della sentenza. Il Tribunale inoltre ha disposto il risarcimento del danno per le parti civili ed ha stabilito una provvisionale di 5000 euro per l'Associazione Antiusura e Antiestorsione etnea e di 10 mila euro per la parte offesa, Antonino Chiaramonte.

Sebastiano D'Antona



E' durata diverse ore la camera di consiglio. Questa mattina, a partire da mezzogiorno, si sono svolte le arringhe dei difensori. Il primo a parlare è stato l'avvocato Francesco Antille, difensore di Franco Raciti e Nuccio Mazzei, che ha evidenziato più volte ai giudici la mancanza di riscontri alle dichiarazioni di Chiaramonte. "Non vi è traccia", ha detto più volte il penalista nel corso della sua discussione. Antille ha parlato di "processo buio" ed ha posto l'accento sull'unicità della fonte di prova. Cioè le dichiarazioni della presunta vittima. Il tema della mancanza di riscontri è stata affrontata anche dall'avvocato Salvo Pace, co-difensore di Nuccio Mazzei, che ha descritto Chiaramonte come un "personaggio particolare". Il penalista non ha messo in dubbio il racconto del testimone di giustizia sul prestito usuraio (anche se parla di prestito "a titolo personale"), ma ha chiesto al Tribunale di distinguere il "vero dal verosimile". Pace ha parlato di "forzatura interpretativa e di ricostruzioni che soffrono di lacune logiche". A chiudere le discussioni nel primo pomeriggio l'avvocato Giuseppe Marletta, difensore di Lucio Stella, e l'avvocato Maria Lucia D'Anna, che assiste Sebastiano D'Antona. Anche quest'ultimi si sono soffermati sulla "mancanza dei riscontri".

LE REAZIONI. Non può che dirsi soddisfatta l'avvocato Maria Lucia D'Anna per l'assoluzione del suo assistito Sebastiano D'Antona. "Aspettiamo le motivazioni per comprendere la valenza di questa sentenza", afferma. "Ci sono spazi per il processo d'appello ma attendiamo di leggere le motivazioni", commenta l'avvocato Salvo Pace, difensore di Nuccio Mazzei. Sulla stessa linea l'avvocato Francesco Antille, difensore di Franco Raciti e Sebastiano Mazzei. Soddisfatto anche l'avvocato della parte civile Enzo Guarnera, che assiste Antonio Chiaramonte. "L'impianto accusatorio - commenta - è stato confermato ed è stata riconosciuta la credibilità di Chiaramonte".

 


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