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L'ANALISI

Il Movimento Cinque Stelle sbanca
Missione Palazzo degli Elefanti


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Sono 118.709 i voti di lista totalizzati dal Movimento, che con il 26% dei consensi è il partito più votato in provincia. 

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CATANIA – Il Movimento Cinque Stelle sul gradino più alto del podio: è il primo partito in provincia di Catania. Alla fine i pentastellati oltre alle piazze hanno riempito anche le urne. Sono 118.709 i voti di lista totalizzati dal Movimento, che con il 26% dei consensi è il partito più votato in provincia. Cinque anni fa, invece, erano stati 58916 i catanesi a sbarrare il logo a cinque stelle sulle schede elettorali. Il dato è netto ed equivocabile e fotografa una crescita del Movimento, ma va letto in profondità perché dice tanto di limiti e punti di forza della corazzata pentastellata. Si mantiene, infatti, lo scarto netto tra voti di preferenza e quelli di lista. Sono 61205 le preferenze totalizzate dai runners pentastellati, meno della metà del totale. Gli uscenti Gianina Ciancio, Francesco Cappello e Angela Foti sono promossi dopo cinque anni di opposizione a Palazzo dei Normanni e accrescono i loro personalissimi bottini di preferenze. Gianina Ciancio ne prende 10.584, Francesco Cappello tocca quota 8.895, Angela Foti è la più votata tra i pentastellati con 11.593 consensi. Cinque anni fa i tre portavoce ottennero rispettivamente 2700, 2531 e 5506 preferenze.

I deputati pentastellati etnei passano così da tre a quattro con l’elezione di Jose Marano, attivista storica di Misterbianco in prima linea nelle lotte contro il Muos. Il lavoro sul territorio è premiato da 5962 voti. Non ce la fa invece Lidia Adorno, già candidata sindaco nella città di Catania nel 2013. Adorno pesca 3319 preferenze ma non è eletta.

I candidati sono più riconoscibili di un tempo e crescono, ma è ancora il voto alla lista (d’opinione o di protesta che sia) quello che fa soffiare il vento in poppa alla nave grillina. C’è poi un abisso tra il dato della lista e quello con del presidente Giancarlo Cancelleri (167.189 voti in provincia di Catania), votato da tanti delusi o ammaliati dal voto utile. Il frutto del voto disgiunto è grasso che cola per i Cinque Stelle (che pure speravano di scalfire lo zoccolo duro dell’elettorato siciliano: l’astensionismo) e lezione che tanti avversari continuano a non apprendere. Una sorpresa si registra a Grammichele. Il dato dell’unica realtà in cui il Movimento governa in provincia smentisce il trend che vuole i pentastellati in caduta libera dove amministrano. Nel piccolo paese amministrato dal sindaco Giuseppe Purpora la lista del Movimento, che tiene ed è la più votata con 1.453 voti (890 le preferenze espresse), per un soffio vince il confronto con gli ex autonomisti lombardiani che si fermano a quota 1338 (1367 le preferenze). Qui il consenso dei pentastellati non è scalfito nemmeno dalla logica del “ voto al paesano” con il grammichelese Pippo Compagnone in corsa che è il più votato in città e in più centra l’obiettivo dell’elezione a Palazzo dei Normanni.

Paese che vai, realtà che trovi. L’incognita rimane il radicamento territoriale che va a macchia di leopardo e il “caso” Catania. Prova muscolare di piazza a parte, 32570 consensi (14197 preferenze) fanno del Movimento la compagine più votata. Ma quanto è solido questo dato in vista delle amministrative? Parliamo di un tipo di competizione a sé con particolari caratteristiche e forse anche per questo centrodestra e centrosinistra non sembrano impensieriti dai pentastellati dopo la débâcle di cinque anni fa. Inoltre, l’opposizione è stata per lo più ad appannaggio di pezzi di centrosinistra, realtà civiche e centrodestra e il rifiuto di stringere alleanze può essere letale. C’è anche il punto interrogativo su chi potrebbe vestire i panni del candidato forte e riconosciuto sul territorio. Trovare la quadra potrebbe rilevarsi una chance: l’obiettivo da centrare rimane entrare per la prima volta in consiglio comunale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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