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Mafia - il blitz

La nuova cupola di Cosa nostra
La mappa della famiglia Santapaola

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Ecco cosa emerge dalle carte dell'inchiesta "Chaos".

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CATANIA - Antonio Tomaselli sarebbe diventato il riferimento militare della famiglia Santapaola Ercolano lo scorso ottobre. Meno di un anno seduto sul trono del padrino e sono scattate le manette. Forse il nuovo boss, conosciuto come Penna Bianca, sentiva che qualcosa poteva succedere perché il suo nome e la sua faccia erano finiti molte volte, anche se tra le righe, negli atti della maxi inchiesta Kronos dello scorso anno. Già all'epoca Tomaselli sarebbe stato il referente delle "messe a posto", ma una volta che Francesco Santapaola, detto Coluccio, e il fidato Franco Amantea, sono finiti alla sbarra, avrebbe avuto la piena gestione della "carta". Insomma aveva pieno controllo dei guadagni illeciti. Ma come ogni buon capo che si rispetti: aveva onori ma anche oneri. Penna liscia (questo il nomignolo che compare nell'ordinanza della Gip Sammartino, ndr),  infatti, avrebbe avuto il compito anche di amministrare i pagamenti degli stipendi. E inoltre sarebbe stato il referente per i rapporti con gli altri clan alleati e anche le cosche organiche a Cosa nostra. Che a Catania significa famiglia Mazzei, l'unica altra famiglia catanese oltre Santapaola accreditata a Palermo.

Tomaselli avrebbe avuto i suoi uomini fidati. Il Ros - con il coordinamento della Dda - sarebbe riuscito a ricomporre l'organigramma e a qualificare mansioni e ruoli. Il boss avrebbe potuto contare sul supporto di Carmelo Distefano. Le indagini scattate da settembre 2016 e concluse poco meno di due mesi fa hanno documentato una serie di contatti tra Distefano ed esponenti del clan Mazzei, che si sarebbero rivolti a lui per poter "conferire" con Tomaselli, considerato il "responsabile dei Santapaola". Carmelo Cristian Fallica avrebbe avuto invece il ruolo di "portavoce" e, sempre su delega, avrebbe presenziato a incontri molto riservati.

Tomaselli ha cercato di rimettere in piedi le file dopo il "chaos" provocato dalla retata Kronos. Sarebbero state ridisegnate tutte le mappe criminali. A San Giovanni Galermo il responsabile sarebbe Luca Marino. Ai suoi ordini Salvatore Fiore, Turi ciuri, Giovanni La Mattina, Antonio Mangano, Roberto Marino (padre di Luca), Arturo Mirenda, Francesco Lucio Motta e Christian Paternò. Lo storico gruppo della Stazione sarebbe invece sotto le redini di Alfio Davide Coco. La squadra, poi, sarebbe composta da Angelo Arena.

Fuori da Catania i centri di potere sarebbero Lineri, frazione misterbianchese, Giarre, Paternò, Palagonia e Lentini. In quest'ultima città nel siracusano a fare da "padroni" sono gli affiliati del clan Nardo. Ma andiamo per ordine.

Il gruppo di Giarre sarebbe composto da Orazio Di Grazia, il numero 1 dopo Carmeluccio Oliveri del clan Brunetto, e anche Salvatore Leonardi, della squadra di Randazzo, che però fa riferimento ai boss di Giarre.

Carmelo Distefano è il capo di Lineri, insieme al suocero Carmelo Rannesi, ex malpassotu da poco ritornato in libertà. A supporrarli Corrado Monaco.

Fallica, invece, avrebbe un ruolo di cerniera con Paternò. Gli inquirenti lo descrivono come il "vettore comunicativo" tra Catania e il centro etneo.

A Palagonia gli equilibri dopo l'arresto di Alfonso Fiammetta, Febronio (fratello di Pasquale) Oliva nel blitz Kronos e di Carmelo Terranova, sarebbero cambiati. A prendere potere sarebbe stato il figlio del boss calatino: Gaetano Fiammetta avrebbe tenuto i contatti con Catania attraverso Sebastiano Vespa, conosciuto come "U Nanu".

Un discorso a parte merita il clan Nardo di Lentini. Importante l'intercettazione dove si sente un affiliato dire "Lentini è Catania". Questo fa capire quanto nell'assetto mafioso di Cosa nostra la città della provincia siracusana abbia un ruolo ben definito all'interno della cupola. Sono finiti in manette diversi gregari della cosca: Francesco Caltabiano, Salvatore Catania, Fabrizio Iachininoto e Cirino Rizzo.

I quattro del clan Nardo avrebbero preso parte a un summit. Alla riunione mafiosa avrebbe partecipato Fallica, in rappresentanza del boss Tomaselli. L'incontro sarebbe stato organizzato per ristabilire confini e competenze. Fallica avrebbe chiarito che "per i catanesi ci sono solo io" e avrebbe segnalato l’esigenza di "ritornare come prima". Ed inoltre avrebbe ribadito l’inscindibile legame tra "catanesi" e "lentinesi".  "Gli ergastoli che ci sono qua, sono per i catanesi e non per i lentinesi", registrano le cimici del Ros. Tra Caltabiano e Tomaselli, infine, vi sarebbe stata una privilegiata e riservata relazione mafiosa. L'esponente dei Nardo considerava Penna bianca il boss deputato a "pagare gli operai". Chiaro riferimento agli stipendi da versare ai vari affiliati.

 

 


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