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La rabbia di Villari e Raia
"Competizione sleale in casa"


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Un commento carico di delusione, che non riguarda solo l'aver perso il seggio all'Ars ma la situazione generale esterna, ma soprattutto interna al partito.


CATANIA - Amarezza e consapevolezza. Queste le parole che traspaiono dalla nota stampa a cui il grande sconfitto di casa Pd, Angelo Villari, affida il commento sul voto regionale che ha incoronato Nello Musumeci presidente della Regione siciliana e riportato il centrodestra al governo. Un commento amaro, che non riguarda solo l'aver perso il seggio all'Ars ma la situazione generale esterna, ma soprattutto interna al partito. In ogni parola utilizzata, l'ex assessore della giunta di Enzo Bianco, sembra voglia sottolineare la distanza  tra lui, che è rimasto fuori dall'assemblea, e i "compagni" di partito, Anthony Barbagallo - con cui i rapporti erano non certo idilliaci da tempo - e ancora di più Luca Sammartino, campione di consensi con oltre 32 mila preferenze. “Ho preso atto con amarezza del risultato elettorale - dice Villari. Non sono riuscito a vincere una competizione molto più che difficile, nonostante un risultato importante ottenuto con 11.500 preferenze, che non sono certamente poche, e che rappresentano un consenso consapevole ed espresso liberamente".

Ringrazia i sostenitori, l'ex segretario della Cgil catanese, e assicura la volontà di continuare a fare politica - "che guardi ai territori, alle comunità, ai giovani, alle forze produttive e del lavoro per garantire il diritto alla salute, il diritto all'istruzione, il diritto al lavoro e i diritti di cittadinanza e per dare a tutti pari opportunità in una società più giusta e meno diseguale, che miri all'inclusione sociale dei soggetti più deboli" - afferma - prima di parlare del suo partito, quel Pd che esce non solo sconfitto dalla competizione elettorale, ma rimodulato al suo interno. "Noi ci siamo ritrovati a dovere fare i conti da un lato con un malcontento diffuso nei confronti di un Pd che ha perso la sua identità, dentro al quale centinaia di migliaia di cittadini non si riconosco più e che hanno scelto altro, disorientati, confusi, arrabbiati" - dice, prima di affondare il colpo ai colleghi di lista.  "Ci siamo trovati - prosegue - dall’altro, a dover contrastare con difficoltà metodi di una competizione sleale e spesso spregiudicata, non solo fuori dalla lista del Pd, che certamente non appartengono alla nostra cultura, alla nostra storia e al nostro impegno per conquistare il consenso necessario a vincere le sfide".

Un concetto ribadito dall'ex deputata democratica ed esponente della stessa corrente "sindacale" dei democratici, Concetta Raia, che con l'elezione dell'ex assessore avrebbe potuto avanzare maggiori pretese per un seggio nazionale. "La battaglia elettorale che abbiamo condotto - sottolinea la Raia - che ha visto conseguire 11.500 preferenze ad Angelo Villari, voleva evitare il rischio di una deriva senza radici, fatto da troppo ceto politico proveniente da altri partiti di Centrodestra, che si allontana sempre più dalla costruzione di un partito di popolo, che guarda ai valori del centro-sinistra, quelli della solidarietà, del mondo del lavoro e della produzione, dei diritti, della giustizia sociale e della lotta alle disuguaglianze. Il Pd o è il partito di tutti che tiene conto e rispetta il pluralismo e le migliori tradizioni del Centrosinistra italiano - incalza - o rischia di percorrere una strada senza ritorno”.

Non il ritorno del centrodestra al governo, dunque, né l'exploit del Movimento 5 Stelle che, per quanto non sia riuscire a fare eleggere il proprio candidato presidente, Giancarlo Cancelleri, resta comunque il primo partito in Sicilia, è al centro dell'attenzione degli esponenti democratici dell'area sinistra. Ma il Partito democratico. E quel che è oggi, dieci anni dopo la sua nascita. Almeno in Sicilia. "Quando un gruppo dirigente ai massimi livelli persevera nell'errore (elezioni amministrative, referendum, elezioni regionali) - prosegue l'esponente politico - l'unica strada possibile è quella di fare un passo indietro. Non ci si può nascondere dietro il metodo dell'assoluzione generale. Il responso delle urne è davvero pesante, la sconfitta del Partito democratico è sotto gli occhi di tutti e questo risultato, purtroppo, cancella per molti aspetti la missione per la quale è nato il PD e lo trasforma in una "Babele" politica".

La musica non cambia nei commenti romani. La deputata democratica Luisa Albanella, vicina a Raia e Villari, non ci gira intorno, anche se apre uno spiraglio. "Quando va a pezzi l'unità di un disegno importante, vale poco scaricare le colpe su altri, anche se c'è stata qualche motivazione - afferma. Ora dobbiamo cercare di ricostruire con umiltà: non è una questione di nomi ma di sostanza e di programmi. Gli eventi vanno veloci. Va ricucito e ricostruito il campo e la tela di un Centrosinistra di governo, guardando avanti, ma facendo un salto di qualità. Nell'interesse dei cittadini siciliani e del nostro Paese”.


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