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la requisitoria del pm

Mazzei accusato di estorsione
Chiesta condanna a 15 anni


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Processo Nero Infinito: le richieste di pena.

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CATANIA - Avrebbe contattato i Mazzei per risolvere alcuni problemi di usura e invece si sarebbe trovato immerso nell'incubo delle estorsioni. La storia del testimone di giustizia Antonino Chiaramonte, imprenditore e produttore cinematografico, ha fatto scattare una lunga inchiesta della Squadra Mobile che ha portato alla sbarra il capomafia dei Carcagnusi Nuccio Mazzei e tre sodali (ed ex organici) Franco Raciti, Lucio Stella e Sebastiano D'Antona. Oggi, nell'aula bunker di Bicocca, si è svolta la requisitoria del pm Rocco Liguori che ha passato in rassegna i tratti salienti dell'indagine e al termine della discussione ha chiesto al Tribunale la condanna di tutti e tre gli imputati. La pena più pesante è quella richiesta per Fabio Raciti: il sostituto procuratore ha chiesto la condanna a 16 anni e 600 euro di multa. Per il capomafia Nuccio Mazzei chiesti 15 anni di reclusione e una multa di 500 euro. Stessa pena per Sebastiano D'Antona e Lucio Stella. Il processo è stato rinviato al 16 novembre per le arringhe delle difese.

L'INCHIESTA  - E' febbraio 2016 quando scatta l'operazione che porta in manette alcuni esponenti dei Piacenti di Picanello e diversi affiliati al clan Mazzei, i primi accusati di usura e i secondi di estorsione. Nell'ordinanza di custodia cautelare vi sono inseriti i racconti di Antonio Chiaramonte che dal 2005 avrebbe pagato ai "Ceusi" (processati e condannati in abbreviato) una somma di 600 mila euro per un prestito iniziale di 200 mila euro. Gli altri 400 mila euro sarebbero stati gli interessi che in alcuni mesi sarebbero arrivati al 10%. Chiaramonte ad un certo punto non sarebbe stato capace di "onorare" il prestito usuraio e avrebbe chiesto "l'intercessione" di Franco Raciti, affiliato dei Mazzei. A quel punto però i Ceusi avrebbero preteso dall’imprenditore il pizzo per una sua attività di ristorazione. E inoltre avrebbero preteso una sorta di "provvigione" di 5000 euro, nel momento in cui sarebbe uscito nelle sale il  film "Baci Salati". Il nome all'inchiesta "Nero Infinito' prese ispirazione da un'altra pellicola horror prodotta da Chiaramonte.

IL PROCESSO ORDINARIO. L'udienza chiave del processo ordinario che si è svolto in questi mesi a Bicocca è stato l'esame della vittima Antonio Chiaramonte che ha raccontato anni e anni di incubi, di intimidazioni, di paure e di minacce. Un percorso che solo dopo un decennio lo porta a denunciare. A parlare in aula anche il cognato del produttore cinematografico che molte volte aveva fatto da intermediario con i presunti estortori. A spiegare nel dettaglio le indagini fatte da pedinamenti, intercettazioni e controlli bancari uno dei poliziotti che ha condotto l'inchiesta.


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