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la requisitoria del pm

Alla sbarra i Santapaola di Picanello
Processo Orfeo, le richieste di pena


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L'udienza preliminare all'aula bunker di Bicocca.

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CATANIA - Ad Adrano nel 2015 ci sarebbe stato un summit mafioso dei Santapaola. A raccontare i dettagli di questo incontro è il killer Carmelo Aldo Navarria, da poco tempo diventato collaboratore di giustizia. Alla riunione operativa della cosca vi sarebbe stato il reggente Francesco Santapaola, l’ex spazzino dei Malpassotu, responsabile di Belpasso, e Alfio Cardillo (conosciuto come "orfeo"), sostituto di Giovanni Comis, capo della squadra di Picanello. Questo stralcio del verbale è stato citato dal pm Rocco Liguori nella lunga requisitoria del processo Orfeo, stralcio abbreviato, scaturito dal blitz che qualche mese fa ha azzerato il gruppo santapaoliano che opera nello storico rione di Catania. Davanti alla Gup Simona Ragazzi e agli imputati rinchiusi nelle gabbie dell'aula bunker di Bicocca, il sostituto procuratore ha passato in rassegna “l’imponente monte probatorio”. Le dichiarazioni dei nuovi collaboratori di giustizia, tra cui anche Gianluca e Mirko Presti, i generi di Navarria, hanno blindato ancor di più gli elementi probatori raccolti dai carabinieri di Catania durante le delicate indagini. Il pm ha chiesto, prima della requisitoria, di acquisire anche i verbali di Salvatore Bonanno, esattore del pizzo dei Santapaola. La Gup si è riservata di decidere.

I DISSIDI DOPO IL CAMBIO DI COMANDO - Le attività tecniche hanno permesso di delineare l’organigramma del gruppo mafioso, che ha visto un cambiamento nei vertici nel 2013. Nel blitz Fiori Bianchi finisce in manette il referente Lorenzo Pavone. Giovanni Comis, appena scarcerato, prende il suo posto e le redini del gruppo. Molti sarebbero stati i dissidi tra i due reggenti: Pavone una volta in carcere si sarebbe lamentato di essere stato messo da parte da quando Comis aveva preso il “comando” del gruppo. Contrasti che sarebbero stati commentati da diversi sodali “intercettati” dai carabinieri. Le cimici piazzate in diverse auto e abitazioni dei sodali rappresentano, infatti, il cuore dell’inchiesta. E' immortalato il tradizionale scambio di uova di pasqua tra gli affiliati. Il pm Rocco Liguori ha chiesto al Gup una condanna a 13 anni e 4 mesi per Comis e a 10 anni per Pavone. Ognuno aveva un ruolo preciso all’interno del gruppo, che attraverso Marco Battaglia (processo ordinario) aveva il controllo dello spaccio anche a San Giovanni Galermo. Lucio Sentina e Vincenzo Zuccaro farebbero parte della squadra di Galermo. Mentre Robertino Illuminato, Carmelo Maimone, Giuseppe Petralia e Giovanni Tosto si occuperebbero di stupefacenti per conto di Giovanni Comis.

I DELFINI DI COMIS. I due uomini di fiducia di Giovanni Comis - secondo l’accusa - sono Michele Panebianco e Domenico Fabio Scalia. I due, a turno, erano a disposizione del boss. “Panebianco era l’autista di Comis - afferma il pm Liguori nel corso della lunga requisitoria - e gli fa da segretario per gli incontri. E’ sempre molto attento a parlare, utilizzando un linguaggio criptico. Ma nonostante questo il contenuto delle intercettazioni è chiarissimo - aggiunge il magistrato citando anche le parole del giudice del Riesame - Panebianco è alla stregua di un dipendente ed è totalmente a disposizione di Giovanni Comis”. Liguori poi evidenzia i contenuti di alcune intercettazioni che definisce “emblematiche”. “Panebianco e Scalia si scambiano delle rivendicazioni sindacali in merito al fatto che Comis li chiama anche di domenica. I due insomma si alternano in un vero e proprio servizio lavorativo al servizio di Comis”.

LA SPIA. I Santapaola avevano a disposizione una “spia” che poteva aggiornarli su indagini in corso e ottenere informazioni sui blitz in programma. Agatino Viola, approfittando dell’amicizia con una cancelliera della Procura (già condannata), è riuscito ad ottenere diverse informazioni su inchieste e retate. l 20 novembre 2013 i carabinieri intercettavano una conversazione: Viola forniva dettagli su un blitz che riguardava 12 indagati, ma quelli arrestati sarebbero stati dieci. Due giorni dopo è eseguita un’operazione nei confronti di Omar Scaravilli e altri 9 indagati. Due non sono stati raggiunti dalla misura cautelare perché sono collaboratori di giustizia. Le attività tecniche e poi la piena confessione della cancelliera che è stata trasferita d’ufficio hanno chiuso un chiaro e inequivocabile profilo accusatorio. Liguori ha chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi.

Le richieste di pena. Antonio Alecci, 11 anni, tre mesi e 10 giorni, Mario Brischetto, 10 anni, Alfio Cardillo, 12 anni, Giovanni Comis, 13 anni e 4 mesi, Antonio D’Arrigo, 10, Alessandro Di Mauro, 3 anni e 4 mesi, Roberto Illuminato, 11 anni 3 mesi e 4 giorni, Carmelo Maimone, 11 anni 3 mesi e 10 giorni, Michele Panebianco, 6 anni e 8 mesi, Lorenzo Pavone, 10 anni, Giuseppe Petralia, 11 anni 3 mesi 10 giorni, Corrado Santonocito, 11 anni 3 mesi e 10 giorni, Domenico Fabio Scalia, 6 anni e 8 mesi, Lucio Sentina, 11 anni 3 mesi e 10 giorni, Simone Spampinato, 10 anni, Giovanni Antonino Tosto, 11 anni 3 mesi e 10 giorni, Agatino Viola, 3 anni e 4 mesi, Vincenzo Zuccaro, 11 anni 3 mesi e 10 giorni.


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