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La 'holding' criminale dei Cappello
Inchiesta chiusa per 48 indagati


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Tra gli indagati anche il patriarca Turi Cappello. TUTTI I NOMI

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CATANIA - Inchiesta chiusa per 48 indagati del clan Cappello di Catania. Gli atti dell'indagine Penelope sono un faldone di migliaia di pagine con intercettazioni, video, informative, verbali di collaboratori di giustizia. La Squadra Mobile è riuscita ad azzerare la cupola della cosca criminale, che nel 2009 aveva tentato di ingaggiare una guerra contro i Santapaola-Ercolano. Tra i nomi degli indagati figura anche il patriarca Turi Cappello, da tempo detenuto in carcere al 41 bis, che però attraverso la sua storica partner Maria Rosaria Campagna sarebbe riuscito a mantenere le redini dell'organizzazione criminale che porta il suo nome. Gli investigatori della Squadra Mobile  - coordinati dalle pm Antonella Barrera e Tiziana Laudani - hanno ricostruito l'organigramma della cosca, azzerando vertici, responsabili operativi e soldati. I nomi dei boss di spessore sono quelli di Salvatore Lombardo, detto "u ciuraru" e Massimiliano Salvo, detto "U Caruzzieri". Quest'ultimo è stato arrestato in un hotel di Parma: i poliziotti della Squadra Mobile diretta da Antonio Salvago lo hanno pedinato da Catania fino in Emilia Romagna, dove sono scattate le manette. Ma se il figlio di Pippo "U Caruzzeri" è considerato il "responsabile della città" del clan Cappello, Calogero Balsamo è invece indicato dagli inquirenti "il responsabile dei paesi". Droga e armi erano gli affari "tradizionali". Le telecamere dei poliziotti hanno immortalato summit e incontri organizzativi che si sono svolti tra il 2014 e il 2015.

Il clan Cappello voleva fare il salto finanziario. L'indagine 'Penelope' della Squadra Mobile, scattata lo scorso gennaio, ha permesso di azzerare ogni ambizione imprenditoriale del clan. La cosca, infatti, grazie alla figura di Giuseppe Guglielmino, titolare di diverse aziende nel settore dei rifiuti e organico al clan, sarebbe riuscita a infiltrarsi nel sistema degli appalti arrivando anche ad aggiudicarsi gare fuori dai confini della Sicilia e conquistando i territori "governati" dalle 'ndrine calabresi.

I nomi degli indagati. Calogero Giuseppe Balsamo, Massimiliano Balsamo, Salvatore Balsamo, Giovanni Bruno, Sebastiano Calogero ('U picciriddu'), Andrea Cambria, Maria Rosaria Campagna, Salvatore Cappello, Biagio Caruso, Catia Maria Caruso, Alessandro Castiglione, Giovanni Catanzaro ('U milanisi'), Andrea Ciravolo, Agostino Fabio Corso, Luigi Dainotti, Carmelo Di Mauro (collaboratore di giustizia), Orazio Di Mauro, Roberto Ferri, Salvatore Gallo, Carmelo Gianninò, Giovanni Gerace, Domenico Greco, Giuseppe Guglielmino, Balahassen Hanchi, Michela Indomenico, Carmelo Licandro ('Melu fungia'), Giovanni Linares, Giuseppe Salvatore Lombardo ('Salvuccio u ciuraro'), Mario Lupica, Giuseppe Emanuele Nigro, Giuseppe Palazzolo ('Pippo ca’ lente'), Gaetano Passalacqua, Michelangelo Pennisi, Giuseppe Piro, Giovanni Matteo Privitera (‘Peri i iaddina’ o ‘Iaddina’), Giuseppe Privitera, Giuseppe Raffa ('Pippo ‘ntacca', collaboratore di giustizia), Fabio Raffa, Antonio Fabio Rapisarda, Giuseppe Ravaneschi ('Pippo pilu russu'), Claudio Calogero Rindone, Massimiliano Salvo (u carruzzeri), Antonio Scalia, Santo Strano ('facci i palemmu'), Tommaso Tropea ('Racci'), Mario Ventimiglia, Sebastiano Luigi Vinci, Nunzia Zampaglione ('Nancy').


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