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Boschi dà la scossa ai dem etnei
E Napoli attacca i cambiacasacca


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Primo sold out per Micari.   

 

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CATANIA – Maria Elena Boschi e Fabrizio Micari presentano la lista dem catanese. Alla fine il Nazareno ci mette la faccia. Si può leggere così il battesimo della lista del Pd etnea alla presenza della Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Una visita mordi e fuggi con tanto di endorsement al candidato Fabrizio Micari. Il segretario provinciale Enzo Napoli chiama a raccolta i suoi e lancia la campagna elettorale. Napoli lancia anche una fatwa. Torna in agenda il tema dei “transfughi” perché adesso la rotta delle migrazioni politiche si è invertita e, sondaggi alla mano, ci si sposta dal centrosinistra al centrodestra. Napoli attacca i cambi di casacca e conferma che, statuto alla mano, Gianfranco Vullo, recentemente eletto all’assemblea nazionale del Pd e oggi in corsa alle regionali con la maglia degli autonomisti, è fuori dal partito senza possibilità di redenzione.

Il segretario attacca anche Giancarlo Cancelleri e Claudio Fava, bollando il primo come “incompetente”, il secondo come “velleitario in corsa solo per indebolire il Pd”. Poi presenta i candidati: l’assessore regionale Anthony Barbagallo, il deputato regionale Luca Sammartino (“cha subito attacchi miserabili e infondati”, dice Napoli), l’ex assessore Angelo Villari, la consigliera comunale Elena Ragusa, Salvatore Caruso segretario del circolo di Motta Sant’Anastasia, il palermitano Antonio Rubino, Elia Torrisi, Giovanna Castiglione, il consulente della Città Metropolitana Nello Catalano, Mario Di Fazio, Maria Sanfilippo, Grazia Schilirò e Anna Siena. In sala c’è lo stato maggiore del partito, oltre ai candidati tra le prime file, si scorgono il deputato Giuseppe Berretta, il sindaco Enzo Bianco, le deputate Concetta Raia, Luisa Albanella e Valeria Sudano (candidata a Palermo e in lizza nel listino che suggella la vittoria alle primarie dei renziani siciliani). In sala ci sono anche il vice presidente designato Giovanni La Via e il sottosegretario Davide Faraone. Maria Elena Boschi sponsorizza il rettore dicendo che è “l’unica novità in campo” e, ricordando le cifre stanziate dal governo Renzi in favore della Sicilia, dice che “per utilizzarli al meglio servono amministratori non soltanto onesti ma preparati”.

E, a più riprese, ripropone il binomio: “onestà e competenza”. Micari dribbla l’affaire “lista dei territori” che pure pesa non poco. La coalizione, che puntava sull’effetto trascinamento di sette liste, si ritrova con quattro sigle, una delle quali nata da una difficile conciliazione con Rosario Crocetta. L’ex presidente fino a questa mattina ricordava sui social l’alto tributo in termini di candidati dato dalla sua compagine, rivendicando il proprio ruolo in maniera esplicita. Micari, invece, cerca di arginare le polemiche e parla di una lista “della coalizione”. Il candidato attacca i competitor Musumeci e Cancelleri che hanno disertato due confronti pubblici. “Forse non hanno nulla da dire”, dice “con gentilezza” il rettore. “La mia è una sfida gentile perché si gioca sui contenuti e non sugli slogan: non è debole ma tenace”, spiega.

Micari mette in guardia i siciliani dal centrodestra, dove si collocano “quelli che c’erano dieci anni fa e hanno gestito male la Sicilia”. Poi rivendica il progetto del Ponte in chiave di volano di sviluppo per il commercio da accompagnare al rilancio dell’alta velocità. Sul tasto dolente della continuità con l’esperienza Crocetta, Micari trova una mediazione. E dice: “Dobbiamo fare tesoro delle cose positive di quell’esperienza e cambiare marcia rispetto alle cose che non sono andate bene”, spiega. Almeno per un’ora i democratici sotterrano l’ascia di guerra dopo giorni di polemiche, di addii e di timori per una lista balcanizzata dalla presenza di tre big pigliatutto. Tutti insieme appassionatamente, insomma. Almeno fino al 5 novembre.


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