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L'analisi

Regionali, gli autonomisti in lista
Ecco la mappa degli ex lombardiani


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Giuseppe Lombardo, Mpa, pd, raffaele lombardo

In lizza anche il nipote di Raffaele Lombardo.

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CATANIA - Un tempo molti erano lombardiani. Sia prima che dopo l’ingresso in pompa magna di messere Raffaele a Palazzo d’Orleans. Anni in cui il bastone del comando era ben stretto nelle mani dell’uomo forte di Grammichele. Poi è arrivata la difficile stagione al governo regionale, il neo milazzismo di ritorno – con l’addio al Pdl e l’abbraccio Pd –,  e le drammatiche dimissioni sull'onda lunga dell’inchiesta Iblis. La parabola autonomista ha avuto quindi una discesa e un declino tanto rapidi che neanche le spiagge di Sant’Elena saprebbero narrare.

Per i Lombardos – successivamente – è arrivato un quinquennio di inabissamento e diaspora. Tanti gli addii dalla colomba bianca, qualcuno a dire il vero al sapor di “tradimento”. Tuttavia, il voto di novembre può marcare l’ennesima ripartenza per una delle famiglie più potenti della politica siciliana. Non è più tempo per Raffaele o Angelo. E neanche per il rampollo Toti, che dopo un quinquennio all’Ars preferisce puntare tutte la sue qualità sulla libera professione.

È l’ora di Giuseppe, il figlio del più piccolo dei fratelli Lombardo. Non un delfino, ma un vero e proprio cavallo di razza che dovrebbe portare a compimento una delle operazioni più azzardate del centrodestra appena riunito sotto le insegne di Musumeci: la candidatura dentro la lista di Forza Italia per volontà diretta di Gianfranco Micciché. Una ipotesi alchemica – ma già sperimentata alle Politiche 2013 e alle scorse Europee – che non fa dormire i parlamentari uscenti del partito azzurro, che vedrebbero incalzato il proprio quoziente elettorale e di non poco.

Ma il giovane Lombardo non regala notti tranquille neanche ai suoi. In fondo, gli autonomisti hanno già una loro lista di riferimento. Un condominio, più che altro: con dentro i lagalliani di Idea Sicilia e i popolari di Saverio Romano. Nessuno lo dice apertamente, ma l’idea che alla fine Giuseppe possa concorrere nel proprio cartello naturale fa sfiorire l’entusiasmo degli altri candidati che vivrebbero la propria candidatura alla stregua di una marcia nel deserto. Insomma, il figlio di Angelo fa spaventare un po’ tutti, amici e parenti. E dire che la sua forza elettorale, escluse le parentesi universitarie dove ha dato prova di saperci fare, deve essere ancora pesata sul campo. Ma il cognome che porta basta a far tremare le vene dei polsi.

Sotto il simbolo dei popolari-autonomisti, fa capolino anche Santo Primavera, già consigliere provinciale dell’Mpa passato poi all’Udc e quindi al centrosinistra. In estate era dato in zona Lagalla, ma qualunque sia oggi il suo varco d’accesso, l’esponente acese ci crede davvero che dal cartello elettorale si possa passare a qualcosa di più duraturo. “Siamo davanti a un nuovo soggetto che punta al rilancio della rivendicazione autonomista nella prospettiva di un’azione riformatrice di marca liberale e popolare”, ha detto a LiveSicilia. Parole che nel bel mezzo della crisi catalana rilanciano una narrazione localista che in Europa si sta imponendo come urgente.

Ancora oggi però i prìncipi del vecchio lombardismo in ascesa restano tuttavia fuori dal recinto grammichelese. L'assessore al Turismo Anthony Barbagallo, era lombardiano prima ancora dell'Mpa, quando Raffaele Lombardo guidava la segretaria regionale dell'Udc. Un'era fa, a pensarci bene. Soprattutto oggi che fa il bello e il cattivo tempo dentro il Pd. Anche l’ex pistoriano Nicola D’Agostino rimane ben ancorato al centrosinistra grazie alla sua Sicilia Futura, formazione che del territorialismo ma di marca progressista ne fa dogma. Stessa appartenenza anche per Alessandro Porto, che dopo un quinquennio in zona Bianco, pare pronto a rientrare nel centrodestra ma non si sa ancora da quale porta.

Dall’autonomismo leanziano, ad Articolo 4, rientra nell’ex Cdl Carmelo Nicotra, che opta addirittura per i Fratelli d’Italia. Resta a destra, invece, Giuseppe Arena che da An all’Mpa, passando dalla Lega, trova oggi la sintesi politica nel contenitore di #DiventeràBellissima. Sognava una Sicilia Forte e Libera (lista b-side dell’autonomismo) Alfio Barbagallo: approdato di recente all’Udc dopo appena un anno di militanza nel laghetto Ars. Chi in Forza Italia ha già trovato una candidatura comoda è l’ex lombardista d’acciaio Elio Tagliaferro. Ma si sa: non c’è spazio per due colombe bianche nello stesso pollaio.


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