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l'inchiesta podere mafioso

Intrecci tra mafia e colletti bianchi
Al via l'udienza preliminare


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Chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati.

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CATANIA. E' stata fissata per il prossimo 25 settembre l'udienza preliminare del processo scaturito dall'inchiesta denominata Podere mafioso, condotta dai militari delle Fiamme Gialle di Catania. Le pm Barbara Laudani e Raffaella Vinciguerra hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti e 22 gli indagati. Al centro dell'attività investigativa gli intrecci tra clan Laudani, funzionari pubblici e professionisti per raggirare l'Inps ed ottenere le indennità di disoccupazione previste nel settore agricolo. Il sistema, perfettamente oliato, si basava secondo l'accusa su una serie di aziende fantasma, di finti lavoratori agricoli e, infine, di soggetti compiacenti inseriti in ruoli strategici. Due le basi organizzative: una a Giarre e l'altra a Paternò. A tenere le fila della presunta organizzazione criminale Leonardo Patanè detto “Nardo Caramma”, Giovanni Muscolino e Antonio Magro, questi ultimi ritenuti ai vertici rispettivamente del gruppo di Giarre e del gruppo di Paternò del clan Laudani. Tutti e tre sono accusati di essere i capi promotori dell'associazione, con l'aggravante di aver agevolato il clan mafioso. Oltre 500 le finte assunzioni di braccianti agricoli, una decina le aziende aperte e chiuse in pochi mesi per eludere i controlli ed un vorticoso giro d'affari pari ad un milione e mezzo di euro. Sono questi i numeri emersi dall'inchiesta

Due le figure cardine che avrebbero consentito di agevolare e accelerare le pratiche inoltrate all'Inps e di gestire la complessa documentazione: Filippo Bucolo, 65enne di Calatabiano, dipendente allo sportello Inps di Giarre, e Alfio Lisi, 48enne di Mascali, commercialista. Entrambi, secondo la Procura di Catania, in cambio della preziosa collaborazione avrebbero ottenuto somme di denaro ed altre utilità. Bucolo, in qualità di pubblico ufficiale, è accusato anche di corruzione. Ma sono ben 17 gli imputati ritenuti, ognuno con il proprio ruolo, parte integrante dell'associazione. La moglie ed i figli di Leonardo Patanè, Daniela Wissel, Orazio Patanè ed Emanuela Ramona Patané, avrebbero eseguito tutti gli ordini impartiti dal congiunto nelle diverse fasi di organizzazione delle truffe. A reclutare i finti braccianti agricoli ed a recuperare la parte delle indennità di disoccupazione spettante all'associazione sarebbero stati Francesco Michele Cirami, Vincenzo Cucchiara, Francesco Gallipoli, Fabrizio Giallongo, Claudio Speranza e Vincenzo Vinciullo. Tra i presunti reclutatori dei falsi dipendenti anche Ettore Riccobono, accusato anche di essere l'intestatario fittizio dell'omonima azienda agricola creata con l'unico obiettivo di compiere la truffa ai danni dell'Inps.

GLI IMPUTATI. Filippo Bucolo, Francesco Michele Cirami, Vincenzo Cucchiara, Francesco Gallipoli, Fabrizio Giallongo, Agatino Guarrera, Santa Gulisano, Orazio Vito La Spina, Alfio Lisi, Antonio Magro, Giovanni Muscolino, Salvatore Panebianco, Santo Panebianco, Leonardo Patanè, Orazio Patanè, Emanuela Ramona Patanè, Filippo Pennisi, Ettore Riccobono, Claudio Speranza, Carmelo Tancredi, Vincenzo Vinciullo e Daniela Wissel.


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