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L'aggressione di Licari

Il pestaggio e l'omertà
Quella parentela con il boss


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CATANIA - Le indagini della Squadra Mobile proseguono serratissime. L'obiettivo è quello di assicurare alla giustizia i componenti del gruppo di balordi che sabato 2 settembre ha massacrato il vigile urbano Luigi Licari che giace in condizioni gravi al reparto di Rianimazione dell'Ospedale Cannizzaro di Catania. Il Procuratore Carmelo Zuccaro è stato chiaro: "La risposta delle istituzioni in casi come questi è necessaria".

Una prima prova della presenza delle istituzioni è arrivata giovedì scorso. La Squadra Mobile ha individuato uno dei responsabili: è finito in manette uno degli aggressori, Orazio Di Grazia, 22 anni, che ha ammesso le sue responsabilità. L'indagato dopo l'udienza di convalida davanti al Gip è rimasto in carcere con l'accusa di lesioni gravissime.

la foto dei carabinieri



Il nome dell'unico indagato porta a un personaggio noto nella malavita del quartiere al confine con il borgo marinaro di Ognina. Il giovane 22enne è parente (e anche omonimo) di Orazio Di Grazia, conosciuto con il nomignolo "scarpe pulite", che secondo le carte dell'inchiesta I Viceré sarebbe il referente della famiglia dei Laudani a Picanello.

Orazio Di Grazia Senior sta affrontando il processo, stralcio ordinario, scaturito dalla maxi inchiesta che a febbraio dello scorso anno ha sradicato il potere criminale dei Mussi I Ficurinia. L'imponente operazione aveva azzerato la cupola, le squadre operative a Canalicchio e Picanello e in diverse città della provincia etnea.

Il legame di parentela con un presunto boss dei Laudani potrebbe essere una delle ragioni che ha consolidato il muro di omertà che circonda la vicenda. Parlare, però, sarebbe una grande prova di senso civico da parte dei cittadini catanesi. Una prova di civiltà che ha già chiesto a più riprese il vicesindaco Marco Consoli.

 


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