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INCHIESTA ESCLUSIVA

Pellegrino e il centrodestra
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San Cristoforo serbatoio di voti di Forza Italia: ecco cosa hanno registrato le cimici della Procura.

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CATANIA – Forse potrebbe proprio avere ragione Riccardo Pellegrino, il candidato alle regionali di Forza Italia finito nel ciclone per le sue parentele e relazioni pericolose. Quello che emerge dagli atti giudiziari è che il consigliere comunale berlusconiano più votato di Forza Italia tiene sotto scacco gran parte dei politici di centrodestra, che durante numerosi appuntamenti elettorali hanno cercato e ottenuto, grazie a lui, una vera e propria valanga di voti. Dalle comunali del 2008, quando Pellegrino ha immortalato e conservato per 9 anni la foto di Raffaele Stancanelli, eletto sindaco, accanto a lui e a Carmelo Mazzei, figlio del boss dei Carcagnusi Nuccio, alle europee in cui Pellegrino ha sostenuto Salvo Pogliese proprio insieme al giovane Mazzei. Gaetano Pellegrino, fratello del consigliere candidato alle regionali, è stato arrestato e poi scarcerato due mesi dopo le europee con l'accusa di associazione mafiosa: secondo gli inquirenti sarebbe uno degli uomini più vicini al boss Mazzei. Ma lui, il boss erede del patriarca Santo, è diventato latitante il primo aprile del 2014 dopo essere stato a lungo sotto indagine per mafia. Nessuno, a Catania, può dire di non sapere chi sono i Mazzei.

INCENSURATO – Riccardo Pellegrino in questo momento è incensurato, l'accusa di voto di scambio a suo carico è stata archiviata. Quello che resta, agli atti della magistratura, è il suo sostegno e  quello del figlio del boss al centrodestra.

LE INTERCETTAZIONI - “Pogliese nella segreteria...mi hanno abbassato i pantaloni, lo sai che mi ha detto davanti a tutti? Che sono il prossimo candidato alle regionali”. Il 25 maggio del 2014, mentre si chiudono le urne delle elezioni europee, Riccardo Pellegrino annuncia al figlio del boss latitante Nuccio Mazzei, che sarà il prossimo candidato alle elezioni regionali.

Insieme, documentano le cimici della guardia di finanza all'interno dell'operazione Nuova Famiglia, hanno costruito passo dopo passo un vero e proprio successo elettorale alle europee. Pellegrino controlla i voti sezione per sezione, sa bene chi ha votato “per il Pd” e chiede a Carmelo Mazzei di portare le persone a votare; il figlio del boss lo rassicura: “Anche io ti cerco i voti domani, giuro che te li cerco”. “Va bene dai...dobbiamo portare nonno Nunzio a votare, mi raccomando”. Nelle intercettazioni parlano di nipoti e sorelle, tutti voti andati a Salvo Pogliese, lo stesso che Pellegrino si ripromette di contattare un anno dopo, quando viene fuori la notizia della relazione predisposta da Nello Musumeci, nella qualità di presidente della commissione regionale Antimafia, sulle infiltrazioni mafiose al Comune di Catania: si parla anche di lui. Musumeci avrebbe, agli occhi di Pellegrino, una colpa gravissima: aver indagato su un suo storico sostenitore. Pellegrino lo ribadisce più volte, anche durante l'inaugurazione faraonica del suo comitato elettorale, ma soprattutto mentre la Procura lo intercetta: “Se questo diventa voto di scambio figlio mio siamo persi, siamo rovinati dobbiamo tacere, allora, se sono voti di scambio dobbiamo fare una cosa, che noi nei quartieri popolari non devono più fare elezioni, chiudono e basta”. Il figlio del boss rincara la dose: “E infatti lì il sindaco Bianco non si sta pronunciando, perché è il primo che se ne va a Librino, non si pronuncia lì, non può parlare lui”.

LA STRATEGIA – Pellegrino tenta di mediare con Nello Musumeci: “Io – dice a Mazzei – ora devo cercare di contattare Nello Musumeci, urgentemente”. Mazzei suggerisce: “Prima di contattarlo Nello Musumeci tu dovresti fare una seguente cosa...dovresti contattare chi è più...alla...che sa...”.

“Hai ragione”, aggiunge Pellegrino. “Ci devi dire – insiste il figlio del boss – che si fa...scusami...ci facciamo la guerra?”.

LA FURIA DEL CONSIGLIERE - “Il problema è di quel testa di min...ti ricordi quando siamo andati a LiveSicilia? Quello gli ha detto che io sono venuto con il figlio del latitante”. Riccardo Pellegrino è furioso perché teme che lo scrivente, coordinatore di LiveSicilia Catania, abbia comunicato, alla commissione parlamentare Antimafia, la sua incursione in redazione con il figlio del boss, che si lamentava degli articoli sulla famiglia Mazzei. La denuncia era stata fatta, non alla commissione Antimafia, ma ai vertici del Gico della Guardia di Finanza, che hanno registrato tutto nascosti e armati di telecamera in una stanzetta.

INCURSIONE IN REDAZIONE - “Mi sono servito di Riccardo...io sono il figlio del signor Mazzei di cui parlate sul giornale, del latitante”. Trenta aprile del 2014, manca un mese alle elezioni europee, a parlare è Carmelo Mazzei, figlio del boss Nuccio Mazzei, in quel momento il latitante più ricercato della Sicilia orientale. Il giovane studente di teologia ammette di essersi “servito” di Riccardo Pellegrino, volto pulito, per ottenere un incontro con i giornalisti della redazione catanese di Livesicilia e lamentarsi delle notizie pubblicate sulla famiglia Mazzei da Laura Distefano. Prima dell'incontro, i giornalisti denunciano tutto alla Finanza.

LA VECCHIA MAFIA – Riccardo Pellegrino auspica il ritorno dei vecchi boss nei quartieri periferici di Catania. Il consigliere berlusconiano esordisce sottolineando di essere orgoglioso di vivere a San Cristoforo, “il quartiere storico dei Santapaola”, sottolineo, “dei Santapaola come dei Mazzei”, dice Pellegrino indicando Carmelo Mazzei. Il consigliere ha le idee chiare: “Noi abbiamo soltanto la microcriminalità organizzata, non si può parlare più di spessore mafioso, perché se in campo ci fossero state persone di spessore, mafiosi, guarda che tutto questo manicomio non c'era...ormai nei quartieri noi siamo lasciati così dalle istituzioni o per paura perché scendono soltanto in campagna elettorale perché però ci vanno a bussare alle porte, ci vanno a bussare alle porte a cercare i voti questa è la cosa che mi dà rabbia, che mi dà fastidio”.

IL NOME DEI MAZZEI – Con un cenno di mano, Carmelo Mazzei allontana Pellegrino dalla stanza, vuole parlare riservatamente e il consigliere comunale si chiude in una stanza vuota. “ Live Sicilia – dice Mazzei - io parlo di Live Sicilia perché in questi giorni devo dire che proprio in prima pagina a lettere proprio cubitali “MAZZEI”...siccome questa cosa....”. Il giovane Mazzei si lamenta delle cose che i giornalisti mettono “per amplificare la situazione, per renderla più come dire...impossibile ecco...”. “Sinceramente – conclude il giovane Mazzei - non sono d’accordo che il mio cognome venga stampato sul giornale e penso che anche lei al mio posto...”.

LA PROMESSA - L'incontro si conclude con la promessa, dei giornalisti di Livesicilia, al figlio del boss dei Carcagnusi, di aumentare il numero di inchieste sui Mazzei “che rappresentano, per Catania, insieme agli Ercolano e ai Santapaola, il volto peggiore della mafia che sta mettendo in ginocchio questa terra. Per qualunque comunicazione, inviate le lettere firmate dagli avvocati, ma noi non le pubblicheremo come è stato fatto da altri giornali per Vincenzo Santapaola, spiegheremo chi sono i Mazzei e di quali fatti gravissimi sono accusati perché abbiamo il dovere di farlo”.

IL CASO PELLEGRINO – Proprio nei prossimi giorni i vertici di Forza Italia decideranno se consentire la candidatura di Riccardo Pellegrino alle regionali. Il partito è spaccato, Nello Musumeci ha messo il veto, ma i voti di San Cristoforo e dei Mazzei, ancora una volta, potrebbero servire al centrodestra.

 

 

 


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