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La guerra dei numeri

Super Camera, eletto Agen
Ivan Lo Bello grande assente


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agen, Catania, supercamera, tar, Politica

Eletto con 23 voti.

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CATANIA. AGGIORNAMENTO DELLE ORE 11.30. Le prime parole di Agen da presidente:
"Il mio discorso non è preparato e da presidente punto sicuramente a tutelare i pensionati. Oggi hanno vinto gli imprenditori di Catania, Siracusa e Ragusa. Sperando che si trovi un nome unico per far sentire questa realtà unita e unica.
Un altro problema è quello delle strutture aeroportuali. Il sistema che comprende Fontanarossa e Comiso che per me sono uniche, dovrà essere al centro del nostro lavoro gia da domani affinché si avvii la privatizzazione. Tutto per promuovere e rendere reale l'opportunità turistica nella nostra Regione".

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 11.25. Pietro Agen è stato appena eletto presidente. Ha ottenuto 23 voti; 5 gli astenuti; 1 scheda bianca; 1 assente.

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 11. Il consiglio si è insediato. Sono presenti 29 consiglieri su 30. Assente Ivan Lo Bello.

LO SCENARIO. Settecentodiciannove giorni al posto dei centottanta circa che sarebbero serviti per varare la Super Camera di Catania, Siracusa e Ragusa. Ma ci siamo, oggi la Nuova Camera del Sud Est nascerà anche se un piccolo richiamo al condizionale lo teniamo quasi fosse un segno di buon auspicio. Sia ben chiaro, sul fatto che le tre camere siano ormai una cosa sola dubbi non ce ne sono: il nuovo istituto è sancito con buona pace di tutte le polemiche e le guerre di territorio che ci sono state in questi due anni. I passaggi normativi sono stati compiuti tutti, dal decreto del Mise del 25 settembre 2015 fino all'ultima convocazione firmata dall'assessore regionale alle Attività Produttive, Mariella Lo Bello. E nel mezzo non sono mancati ricorsi, appelli del, governatore siciliano, conferenze stampa, lotte intestine, persino all'interno delle stesse cordate attorno alle quali si muovono le sigle datoriali che da oggi costituiranno il nuovo consiglio camerale. Insomma è quasi riduttivo dire che è stata una battaglia senza esclusione di colpi.

Se, quindi, non c'è alcun dubbio sull'esistenza in vita della Nuova Camera, qualche perplessità potrebbe - forse - esserci su chi comporrà il nuovo consiglio e questo dipende senza alcun dubbio dalla capacità che avranno (o meno) i componenti nominati di eleggere il loro presidente. Il primo di questo nuovo corso e il primo che siederebbe sullo scranno più alto dopo Pietro Agen che lo ha occupato fino al 5 luglio 2012. Cinque anni e due mesi precisi precisi. E non mancano neanche le coincidenze visto che il nome che si impone da mesi è lo stesso di cinque anni fa. Ma affinché Pietro Agen riesca in pieno nel suo proposito, abbastanza condiviso da tutta la sua coalizione, deve fare in modo che i numeri convergano in due momenti.

Il primo momento è quello dell'insediamento. Oggi alla Camera dovranno essere presenti almeno 16 (qualcuno dice 17, ma di questi cavilli di lana caprina si occuperanno gli esperti) dei componenti nominati.
Il secondo momento è quello dell'elezione del presidente. L'unico motivo per il quale oggi, questi componenti, sono stati nominati. Ma attenzione, però, perché per far questo 16 voti non bastano per niente. Nelle prime due votazioni di voti a favore il nuovo presidente ne deve raccogliere venti. E su questo non si discute. I due terzi del Consiglio. Pietro Agen ce la farà al primo o al secondo colpo?
Sabato scorso, durante un banchetto che festeggiava le nozze d'oro di una coppia che ha contribuito a fare la storia dell'editoria catanese, qualcuno ha detto che i numeri ci sono. Ma non ha detto solo questo, ha aggiunto che "i numeri per l'elezione del presidente non bastano". E che "ci sono ancora in ballo le due sentenze che si attendono dal Tar e le conclusioni delle indagini della magistratura".

Il Tar e la magistratura potrebbero modificare il risultato e favorire lo scioglimento di questo consiglio a favore di uno i cui numeri dovrebbero essere ricontati? A primo acchito sembrerebbe di no. Il Tar dovrà esprimersi su due ricorsi: in merito al primo ha evitato di dare una sentenza aspettando il risultato della Conferenza Stato Regioni del 3 agosto scorso. Problema a quanto pare superato dal risultato della Conferenza e dal decreto pubblicato dal Mise l'otto agosto.
Il secondo ricorso riguarda il commissario Tornabene e la sua revoca revoca della delibera della giunta camerale di Siracusa con cui si revocava la volontà di aderire all'accorpamento. E anche questo sembrerebbe superato dal decreto del Mise sul Piano di riparto nazionale delle Camere di commercio. Per entrambi bisognerà attendere la seconda metà del mese. Sul terzo aspetto, quello che riguarda la magistratura, sarà quest'ultima, eventualmente, a porre paletti o altro imposto dalla legge.

Al momento però sul piatto d'oro della Super Camera c'è il presidente da eleggere e un indirizzo politico da promuovere che passa inevitabilmente dal controllo dell'azienda siciliana più grossa, l'aeroporto di Fontanarossa, di cui la Super Camera controllerà fattivamente il 62 per cento e cocci. E se anche fosse "solo" il 60 per cento dopo l'ingresso del Comune tra i soci, questo non cambia di una virgola il Potere che avrà. E già si parla di un contentino che si vorrebbe dare al territorio di Siracusa dopo il divorzio non riuscito. Ma per questo e per i collegamenti tra la Super Camera e i due aeroporti della Sicilia orientale c'è tempo.

Intanto oggi si vota e in venti dovranno preferire Pietro Agen al primo o al secondo scrutinio. Sarà il Consiglio, all'unanimità, a decidere se procedere eventualmente alla terza votazione o convocare un nuovo consiglio da qui a cinque giorni


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