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L'inchiesta 12 apostoli

Gli abusi e gli orrori nella setta
Fissata l'udienza al Riesame


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Le accuse della magistratura, le indagini della difesa e i retroscena.

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CATANIA - Si apre un nuovo capitolo giudiziario dell'indagine "12 Apostoli" sui presunti abusi che si sarebbero susseguiti da due decenni all'interno dell'associazione "Cultura e Ambiente" di Aci Bonaccorsi. Gli indagati saranno davanti al Tribunale del Riesame il prossimo 22 agosto. L'udienza è stata fissata a seguito del ricorso dell'avvocato Mario Brancato che assiste Pietro Alfio Capuana e dei difensori di Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La pm Laura Garufi porterà ai giudici della Libertà le testimonianze, le intercettazioni, gli esiti investigativi della delicata inchiesta condotta dalla Polizia Postale che fotografa venti anni di orrori, di plagio, di manipolazioni ai danni di ragazzine, scelte e selezionate per gratificare "l'arcangelo" Capuana. La difesa, dal canto suo, cercherà di smontare le accuse una per una. Sin dall'interrogatorio di garanzia infatti sia il 73enne che le tre donne arrestate hanno contestato gli addebiti e si sono proclamati "innocenti".

LE ACCUSE. Sono 50 pagine che fanno accapponare la pelle quelle dell'ordinanza firmata dal Gip Francesca Cercone. I racconti delle vittime, alcune minorenni, altre oggi maggiorenni, sono vere storie dell'orrore. Ragazzine soggiogate dalla promessa "dell'amore puro", trasformate all'occorrenza in "geishe" che avrebbero dovuto (a turno) pulire, vestire e offrire prestazioni sessuali al leader dell'associazione laica. Una di loro sarebbe stata costretta a prendere la pillola del giorno dopo per evitare una gravidanza indesiderata. Negli atti della magistratura ci sono stralci delle centinaia di lettere sequestrate dagli inquirenti in cui le "ancelle" dichiaravano il loro sentimento "all'arcangelo". Non mancano poi le intercettazioni che hanno permesso di scoprire agli investigatori come il marito di una delle indagate, Mimmo Rotella, politico catanese ed ex assessore comunale, fosse a  conoscenza dell'inchiesta in corso. Lo avrebbe saputo perché un prete avrebbe violato il segreto confessionale. Retroscena che rendono ancora più inquietante questa pagina di cronaca giudiziaria.

L'INDAGINE DIFENSIVA. "Noi abbiamo depositato da tempo delle indagini difensive che avevamo avviato dopo una perquisizione. E' un processo difficile, con molti lati oscuri da chiarire e solo il tempo farà giustizia". Queste le parole di Mario Brancato dopo l'interrogatorio di garanzia di Pietro Capuana, accusato di violenza sessuale. Il difensore ha avviato un'indagine di parte che servirebbe a confutare la ricostruzione dell'accusa. Il leader della Comunità di Lavina, che conta 5000 adepti, ha ribadito la sua innocenza e ha "risposto puntualmente a tutte spiegazioni e alle contestazioni che gli sono state mosse dal Gip Cercone". Nel corso dell'udienza davanti al Tribunale del riesame l'avvocato sicuramente porrà in evidenza l'incompatibilità della detenzione carceraria con le condizioni di salute del suo assistito. "E' una persona anziana gravemente malata - sottolinea - è un invalido al 100% che soffre di una grave forma di diabete ed è cardiopatica: le sue condizioni di salute non sono compatibili col la detenzione, in carcere rischia la vita". Il difensore aveva già depositato una istanza di scarcerazione e in subordine la detenzione domiciliare. Le tre donne accusate di aver "convinto" le giovani vittime ad avere rapporti sessuali con Capuana hanno definito "false" le accuse nei loro confronti. E già in sede di interrogatorio di garanzia hanno fornito la loro versione dei fatti in merito alle intercettazioni contenute nel fascicolo.

I RETROSCENA. L'inchiesta 12 Apostoli ha portato diversi strascichi, molti che esulano dalla cronaca giudiziaria. Ha dovuto dire la sua anche Daniele Capuana, figlio del "padre spirituale" accusato degli abusi sessuali. L'ex assessore provinciale è fiducioso nell'operato della magistratura, così come lo è Domenico Rotella. Candida Fassiolo, assessore alla famiglia del comune di Motta Sant'Anastasia, ha deciso di dimettersi dal suo ruolo politico dopo che sono stati pubblicati passaggi delle intercettazioni che la vedono tra le protagoniste anche se non in veste di indagata. E infine sono arrivati gli insulti, le offese e le minacce ad alcune delle vittime che hanno deciso di denunciare. Sono state accusate di essersi inventate tutto. Dalla comunità di Lavina ci sono stati molti giorni di silenzio, poi è arrivata ai media una breve nota. L'associazione sceglie di non prendere le distanze, anzi. "Il direttivo auspica che si possa arrivare presto alla verità, nella convinzione dell'estraneità degli attuali indagati", scrivono.


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