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Il blitz

Caro estinto, operazione della Dia
Sequestrato il tesoro di Distefano


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Nel mirino imprenditore ragusano delle pompe funebri.

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Sebastiano Distefano



CATANIA - È il filone del caro estinto quello che ha interessato stamani gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Catania e che ha coinvolto l’imprenditore ibleo Sebastiano Distefano, meglio conosciuto come Roberto. Per il cinquantottenne anche un massiccio sequestro patrimoniale stimato in circa 3 milioni di euro e composto da diversi rapporti bancari, 8 automezzi, da cinque imprese di cui quattro attive nel campo delle onoranze funebri (Croce bianca Iblea; Centro Servizi funerari; Centro servizi funebri srl; L’Azzurra onlus Associazione di Volontariato) e una – l’Agid srl – dedita alla ristorazione. Inoltre sono stati sequestrati dal tribunale di Ragusa, su proposta del direttore della Dia, il generale Antonio Ferla, anche 10 fabbricati e 6 appezzamenti di terreno ubicati a Rugasa, Rugasa Ibla, Santa Croce Camerina, Chiaramonte Gulfi e Comiso.

Tutto nasce da alcune operazioni sospette segnalate dalla Banca d’Italia. Alcune delle 110 mila analizzate ogni anno dalla Dia su scala nazionale. Lo ha spiegato stamani in conferenza stampa Renato Panvino, che ha coordinato sul campo le indagini della direzione investigativa antimafia. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i conti correnti, i libri mastro e le tutte le attività collegate a Distefano. “Un imprenditore senza scrupolo”, così è stato definito. Il profilo personale è quello di un elemento “con una spiccata propensione a delinquere”. Nel 2003, infatti, l’uomo era stato coinvolto in un traffico di stupefacenti tra la Sicilia e la Germania. Nel 2009, invece, è l’esplosione di un ordigno a Ragusa a portarlo in manette. Anche in quel caso c’entrava il business delle onoranze funebri. Secondo il gip, l’uomo avrebbe fatto brillare una bombola di gas ai danni di un collega del settore. Un fatto che ha prodotto un vasto allarme nella zona iblea. La corte di appello di Catania, in seguito, lo ha condannato solamente per detenzione illegale e porto in luogo pubblico di materiale esplodente.

E c’è dell’altro. Nel 2010, veniva deferito all’autorità giudiziaria perché responsabile a vario titolo del reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni di compagnie assicurative. Nel 2015, inoltre, veniva arrestato in relazione al residuo di pena detentiva a quattro mesi e ventinove giorni per il reato di riciclaggio inerente valori di bollo contraffatti.

Le imprese sequestrate continueranno tuttavia la loro attività, ma sotto amministrazione controllata. “Il modello Catania, il modello Zuccaro”, così lo ha definito Renato Panvino che ha sottolineato l’importanza di una prassi che intende salvaguardare i lavoratori, ma anche le prerogative legali di mercato. “Non solo sequestri, ma anche economia trasparente. In questo modo lo Stato si dimostra più forte”, ha aggiunto.

 


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