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Il caso

Scontro istituzionale a Zafferana
Tra revoche, azzeramenti e ripicche


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Ecco cosa sta accadendo nella cittadina alle falde dell'Etna.

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CATANIA - C’è maretta nel palazzo comunale di Zafferana Etnea. L'antica alleanza tra il sindaco Alfio Russo e il presiedente del consiglio Salvatore Sapuppo – suo storico braccio destro – è saltata per aria e con lei tutta la squadra degli assessori. Caso più raro che unico, sul presidente del civico consesso è caduta la scure della revoca. Con 9 voti su 13, la notte del 25 luglio scorso, Sapuppo è stato di fatto sfiduciato dagli uomini della sua stessa maggioranza. Immediatamente, poi, il consiglio ha proceduto all’elezione di Ignazio Coco. Il parallelo con i fatti del 1943 è solo una coincidenza, anche se c’è chi a Zafferana ci ride su. Intanto Sapuppo ha presentato ricorso al Tar. Ma la disputa istituzionale ha investito anche la Giunta: contestualmente, infatti, il sindaco Alfio Russo ha proceduto all’azzeramento della squadra degli assessori in vista di una mini rimpasto e di una più articolata ridistribuzione delle deleghe.

Quest'ultima iniziativa rientrerebbe fra gli accordi siglati “all’indomani dello spoglio elettorale” – come ha riferito a Live Sicilia lo stesso primo cittadino. E sarebbe appunto lo scrutinio elettorale di tre anni fa a monte di tutta la faccenda. A quanto pare, il motivo della revoca risiederebbe nella decisione di Sapuppo di non dimettersi come imponeva un patto non scritto stipulato all’indomani del voto. Che anche la poltrona presidenziale rientri fra quelle da spartire, alla stregua delle deleghe assessoriali, potrebbe già suscitare i pruriti dei più attenti osservatori delle cose istituzionali. In fondo, succede anche questo a Zafferana. Non fosse altro che nel paese ai piedi del Vulcano – per forza di cose – vige un clima coreano.

Alle scorse elezioni, infatti, Russo non ha dovuto fare altro che sconfiggere se stesso e il fantasma dell’astensione. L’altro sfidante, semplicemente, non c’era. La candidatura di Alfio Barbagallo – attualmente deputato Ars – è venuta meno a causa di vizi di forma. Da allora in Consiglio non c’è opposizione. L’attività dell’aula è tutta nella disponibilità di Zafferana in Comune, il gruppone di maggioranza che fa capo al sindaco. Ma oggi gli equilibri sono mutati, tanto da investire i due vertici dell’istituzione comunale.

Una guerra di ripicche, a tutta prima. Ma i diretti interessati la vedono in modo differente. Ovviamente. “Le motivazioni addotte nel mancato avvicendamento sono di una tale bassezza che non ritengo utile entrare nel merito”, riferisce il sindaco. Ma l’accusa è pesante e merita un approfondimento: “Sapuppo non ha sentito ragioni – insiste Russo – Abbiamo subito un’iniziativa disgustosa. Ma noi pensiamo che la comunità di Zafferana sia sopra gli interessi dei singoli. Non c’è nulla di personale rispetto a quanto è accaduto, ma un patto ben preciso da rispettare”. Al momento l’affare rimpasto sembra già ultimato. Perché tre assessori su quattro resteranno al loro posto. Non rientrerà in squadra, invece, la “quota rosa” Angela Di Bella, titolare della Cultura. È lei – guarda caso – l’unico consigliere/assessore a non aver votato la defenestrazione di Sapuppo.

“Illazioni, pure illazioni – replica l'ex presidente – Mi si fa passare per un elemosiniere, ma la questione è di correttezza istituzionale. Il mio ruolo è super partes e ho sempre agito nel rispetto di tutti. Quel patto si è sgretolato strada facendo. Avrei voluto continuare a lavorare con questa squadra, ma sono mutate le condizioni”. In merito al ricorso al Tar, l’ex capo del consiglio comunale fa sapere: “Occorrono argomenti davvero gravi motivi per sfiduciare un presidente, ma non ce n’è traccia. Si tratta quindi di un mero atto arbitrario”.


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