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Gli abusi sessuali a casa di Capuana
"La reincarnazione dell'Arcangelo"


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Catania, catania 12 apostoli, catania abusi sessuali, Cronaca

I retroscena dell'inchiesta "12 apostoli". GUARDA IL VIDEO DELL'ARRESTO

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CATANIA - "Sulle giovani vittime operavano un vero e proprio lavaggio del cervello". Lo ha descritto con queste parole la pm Laura Garufi il sistema di plagio e manipolazione volto agli abusi sessuali che sarebbe stato portato avanti per un ventennio dal settantatreenne Pietro Alfio Capuana, finito in carcere, e dalle sue tre adepte Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato all'interno della comunità laica "Associazione Cattolica Cultura e Ambiente". Un quadro dell'orrore quello che è venuto fuori nei mesi di indagini dell'operazione "12 apostoli" condotta dalla polizia postale diretta da Marcello La Bella e coordinata dal procuratore aggiunto Marisa Scavo e dal procuratore Carmelo Zuccaro.

Le giovanissime erano reclutate e selezionate per avviarle al cammino "dell'amore puro", così lo avrebbe definito Capuana, il gestore della congregazione di Aci Bonaccorsi. Si preferivano magari le ragazzine più fragili e più facilmente condizionabili. Le tre "adepte", che avevano il ruolo di coordinare il gruppo giovanile, avrebbero avuto il compito anche di convincere e vincere le resistenze e i dubbi delle adolescenti. Le tre indagate avrebbero descritto i rapporti con l'ex funzionario bancario non atti sessuali ma "amore pulito" e "amore dall'alto". Capuana infatti si sarebbe definito "la reincarnazione di un Arcangelo", scrivono gli inquirenti. Le tre organizzavano dei veri e propri "turni" a casa del padre dell'ex assessore provinciale Daniele Capuana. Le bimbe non solo avrebbero dovuto "onorare" i bisogni sessuali dell'uomo ma anche trasformarsi in vere e proprie serve per lavarlo, vestirlo e pulire l'abitazione. E chi mostrava perplessità ad assecondare i bisogni sessuali dell'indagato "era tacciata di non avere sufficiente fede", spiega ancora la pm Garufi.

Non avrebbe avuto filtri Capuana. Durante diverse feste da ballo organizzate a casa sua avrebbe anche ballato e baciato in bocca alcune ragazzine, ma questo non sarebbe stato considerato "inopportuno" nemmeno dai genitori che avrebbero giustificato i gesti in "atti d'amore pulito" e quindi senza "malizia".

Uno degli aspetti più inquietanti è che gli abusi risalirebbero a 25 anni fa. Ci sono tre donne, su sei in totale, che hanno parlato di essere state vittime degli abusi di Capuana quando erano minorenni o appena maggiorenni. Le testimonianze delle tre minorenni che rappresentano, insieme alle intercettazioni il cuore dell'ordinanza firmata dalla Gip Francesca Cercone, cristallizzano un metodo subdolo con cui i quattro arrestati avrebbero manipolato le giovani menti costringendole a consumare rapporti sessuali con l'uomo, che sarebbe stato una sorta di "tramite" con il divino.

Durante le perquisizioni, una è avvenuta sei mesi fa, sono stati rinvenuti sessantamila euro in contanti e diversi documenti contabili su cui si sta svolgendo una precisa attività di verifica e indagine.

A far scoperchiare questo sistema di plagio e abusi sessuali è stata una mamma che ha controllato il telefonino della figlia 15enne e si è accorta dei messaggi inequivocabili di una chat tra compagne e "vittime". A quel punto, nella primavera del 2016,  è scattata la denuncia alla polizia postale. "E' stato fondamentale in questo caso il controllo da parte dei genitori sull'uso dei mezzi tecnologici", ha detto Marcello La Bella in conferenza stampa. Il Questore Giuseppe Gualtieri ha invitato, infine, i cittadini a "segnalare alla polizia qualsiasi atto sospetto di manipolazione della fede in cui possono annidarsi sistemi criminali di questo tipo".

 

 


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