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"Taglierò le teste ai bambini"
Terrorismo, espulso algerino


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, Cronaca

Il richiedente asilo era stato già espulso e condannato per terrorismo. I PARTICOLARI

 

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CATANIA - Un Algerino è stato espulso con l'accusa di terrorismo, discriminazione razziale e minacce. Si tratta di Larbi Rouabhia nato a El Taref il 09.01.1969, richiedente asilo politico, già espulso nel 2009 e condannato per terrorismo a tre anni. Mentre era ospite dei centri di accoglienza siciliani, aveva minacciato "stragi nel nostro Paese ai danni di bambini italiani, tagliando le loro teste e facendosi esplodere”. Ma non basta, chiamava le donne italiane "prostitute" e aveva assicurato, a due poliziotti, “l’ISIS vi farà morire”.  Gli uomini della Digos coordinati dal Questore di Catania Giuseppe Gualtieri erano sulle sue tracce da tempo, l’algerino era stato denunciato per comportamenti violenti e discriminazione razziale posti in essere durante la sua permanenza nello S.P.R.A.R. di Licodia Eubea (CT) e successivamente per apologia di delitti di terrorismo.
Il richiedente asilo, collocato inizialmente nel  il C.I.E di Caltanissetta in esecuzione del provvedimento di trattenimento del Questore di Catania, terminate le incombenze di legge, è stato definitivamente rimpatriato ad Algeri con un aereo partito dall’aeroporto di Roma Fiumicino, poiché "ritenuto - scrivono gli inquirenti -  soggetto altamente pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica".

 LE ACCUSE - Larbi Rouabhia durante la sua permanenza nello Sprar di Licodia Eubea  "aveva più volte manifestato - scrivono gli investigatori - la sua avversione alle culture ed ai sistemi occidentali (condannando le operazioni militari intraprese dalle coalizioni contro i gruppi terroristici) vantandosi di aver sgozzato numerosi uomini e di aver trascorso un lungo periodo in carcere quando era in Algeria, dalla quale era poi fuggito".

Dall’ottobre 2016 lo straniero aveva anche iniziato ad avere atteggiamenti verbalmente aggressivi ed offensivi, per motivazioni principalmente religiose e di matrice antioccidentale, in special modo nei confronti di alcune donne straniere ospiti della struttura e di talune operatrici italiane, apostrofate più volte come "prostitute" poichè non avevano comportamenti conformi ai dettami dell’Islam.

LA MINACCIA - Tra gli episodi più significativi vi sarebbe in particolare un commento (“a tutti i curdi andrebbe tagliata la gola”) che lo straniero avrebbe espresso dopo aver mostrato al coordinatore del centro un video che aveva sul proprio smartphone che riproduceva la scena di un ragazzo curdo mentre strappava le pagine del Corano.

Gli investigatori della Questura evidenziano che il Rouabhia durante il suo trasferimento al CIE di Caltanissetta aveva avuto un comportamento violento inneggiando ad Allah e all’ISIS, minacciando di compiere “stragi nel nostro Paese ai danni di bambini italiani, tagliando le loro teste e facendosi esplodere” rivolgendo altresì la frase “l’ISIS vi farà morire” ai due operatori di Polizia che lo stavano accompagnando al predetto centro di accoglienza. Per tali motivi lo stesso veniva segnalato per apologia dei delitti di terrorismo.

SALE LA TENSIONE - Con lo scadere del termine di permanenza nel Cie di Caltanissetta si è aggravata la posizione del migrante. "Il Rouabhia infatti - hanno accertato gli uomini della polizia -  si era reso autore di gravi minacce, a mezzo telefono, nei confronti sia del proprio legale che del titolare dello S.P.R.A.R. in cui a suo tempo era collocato". A sporgere denuncia era stato proprio il legale del migrante dichiarando che il suo assistito gli aveva detto: “Sei il mio avvocato, sei complice del giudice, esiste una legge mia che appena uscirò applichero”. Non da meno si erano rivelati gli ulteriori propositi di vendetta manifestati, sempre al proprio legale, indirizzati però stavolta, come detto, al titolare dello S.P.R.A.R., responsabile a dire del Rouabhia delle sue vicissitudini, tanto da dire che gliela avrebbe fatta pagare non appena fuori dal C.I.E..

La rabbia e la furia dello straniero, durante le conversazioni, peraltro, non erano passate inosservate agli occhi degli altri ospiti del C.I.E., ai quali di volta in volta il Rouabhia aveva chiesto in prestito i cellulari per contattare il proprio legale. In una di tali circostanze, infatti, uno degli ospiti, dopo essersi fatto restituire il proprio apparecchio cellulare dal Rouabhia, si era allontanato per non farsi sentire e, preoccupato, aveva chiamato il legale di quest’ultimo, presente in quel momento negli Uffici della Digos, invitandolo a rivolgersi alle Autorità per riferire delle minacce profferite dal Rouabhia. Difatti, questi, sia durante la conversazione precedente, che al termine, aveva avuto modo di enfatizzare in maniera veemente il suo trascorso in Algeria dicendo di avere fatto parte dei Fratelli Musulmani, che aveva ucciso degli uomini e che non appena uscito si sarebbe vendicato.

GIÀ ESPULSO - Il predetto algerino era entrato clandestinamente per la prima volta in Italia (Cagliari) nel 2007 e, dopo il provvedimento di espulsione adottato nei suo confronti, si sarebbe trasferito in Svizzera fino al 2009, venendo espulso da quelle Autorità di Polizia nonostante la sua richiesta di “protezione internazionale”, recandosi poi in Francia da dove sarebbe ripartito per l’Algeria.

Nel 2010, lo stesso si sarebbe recato dapprima nel suo Paese facendo ingresso nuovamente in Italia (Cagliari) nel marzo 2016, dove è stato sottoposto ad un nuovo provvedimento di espulsione e contestualmente denunciato per essere rientrato prima dei dieci anni senza la prevista autorizzazione del Ministro dell’Interno.

A seguito di ciò, Larbi Rouabhia si sarebbe nuovamente trasferito in Svizzera richiedendo un’altra volta la “protezione internazionale” venendo però rinviato in l’Italia (in virtù della convenzione di Dublino), precisamente a Catania, dove è stato preso in carico dapprima dallo SPRAR di Grammichele (CT) e, successivamente, dallo SPRAR di Vizzini (ubicato a Licodia Eubea - CT).

Nel settembre 2016, il predetto straniero presentava una richiesta di “protezione internazionale” presso il locale Ufficio Immigrazione venendo sentito poco dopo dalla Commissione Territoriale di Catania. In sede di audizione, il richiedente dichiarava di aver militato nelle fila del FIS (Front Islamic de salut) e di esser stato condannato nel 2000 a tre anni di carcere per terrorismo. La predetta Commissione, anche sulla base di una relazione psico-sociale acquisita dalla struttura ospitante, nella quale veniva evidenziato come il comportamento del Rouabhia  fosse “altalenante, borderline, segnato da oscillazioni insolite dell’umore e connotato da atteggiamenti paranoici ed impulsivi nonché pregiudizievoli”, decideva “di non riconoscergli la protezione internazionale” non ravvisando neanche i presupposti per la “concessione della protezione umanitaria”, motivo per il quale è stato dapprima destinatario del decreto di espulsione del Prefetto di Catania e del decreto di trattenimento al C.I.E. emesso dal Questore di Catania ed infine definitivamente rimpatriato in Algeria.

 


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