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L'OPERAZIONE

La "cupola" dello spaccio di droga
Clan Santapaola, 23 arresti


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Catania, droga, mafia, Cronaca

Ai vertici Francesco Santapaola e Marcello Magrì. Mentre il mercato della droga lo controllava Rosario Lombardo.  TUTTI I NOMI. 

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CATANIA - Smembrata la "cupola" dello spaccio di droga a Catania. Il secondo capitolo dell'inchiesta Carthago che esattamente un anno fa aveva sradicato il potere di Andrea Nizza e dei suoi fedelissimi a Librino, questa volta colpisce chi aveva preso il suo posto nel controllo del traffico di stupefacenti a San Cristoforo e di una parte di San Giovanni Galermo. I nomi sono quelli già svelati dalla retata Kronos che aveva smantellato il nuovo triunvirato di Cosa nostra catanese. Marcello Magrì, fratello dell'uomo d'onore Orazio Magrì, e Francesco Santapaola, nipote del capomafia Nitto, avrebbero retto tra il 2015 e 2016 - secondo gli investigatori - gli affari dei Santapaola a Catania. Mentre il mercato della droga sarebbe stato sotto il diretto controllo di Rosario Lombardo, che nonostante due condanne (tra cui una definitiva) a 20 anni di carcere ha potuto beneficiare degli arresti domiciliari per una patologia cardiaca di cui soffre. "La sua è una figura importante che emerge dall'inchiesta", afferma Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania.

Sono 26 le persone inserite nell'ordinanza di custodia cautelare, molte già detenute. Le accusa mosse dalla Procura di Catania (l'inchiesta è coordinata dai pm Rocco Liguori e Lina Trovato della Dda di Catania) agli indagati sono di associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti ed estorsione. Tre destinatari della misura risultano irreperibili. TUTTE LE FOTO

I NOMI. Massimo Amantea, Francesco Belviso, Salvatore Bonanno, Giuseppe Boncalvo (già detenuto), Carlo Burrello (già detenuto), Domenico Contarini, Antonio Cristaldi, già detenuto, Sebastiano Grasso, Rosario Lombardo (era ai domiciliari), Marcello Magrì (già detenuto), Natale Nizza, Natale Dario Nizza (già detenuto), Salvatore Nizza (già detenuto), Giuseppe Pastura, Francesco Pastura (già detenuto), Francesco Pinto (già detenuto), Vito Romeo (già detenuto), Arnaldo Santoro (già detenuto), Biagio Sapuppo, Francesco Santapaola (già detenuto), Francesco Scuderi (già detenuto), Giuseppe Vinciguerra (già detenuto), Giuseppe Scaletta (già detenuto).

LA "CUPOLA" DELLO SPACCIO. Con l'arresto di Francesco Santapaola ('Coluccio'), il ruolo di reggente sarebbe passato a Marcello Magrì. Anche il fratello del boss Orazio però finisce in carcere e la "cupola" resta senza vertici operativi. A quel punto sarebbe subentrato Rosario "U Rossu" Lombardo che approfittando della detenzione domiciliare a casa in viale Biagio Pecorino avrebbe avuto modo di controllare e gestire il traffico di droga a San Cristoforo, Librino e Galermo. "E' riuscito a traghettare il clan in questo momento di profonda crisi dei Santapaola", ha spiegato Lina Trovato. Nella sua abitazione sarebbero avvenuti dei veri e proprio summit di mafia per definire strategie, carta delle estorsioni e stipendi dei detenuti e delle rispettive famiglie. Un dato già emerso (e raccontato nelle colonne di LiveSicilia) nel corso dei processi a carico del gruppo dei Nizza. A parlare sono stati diversi soldati dei Santapaola di Librino, come Salvatore Cristaudo e Angelo Bombace. Ma anche Carmelo Di Stefano, i Mirabile e Salvatore Viola. I tre "reggenti" sono uomini d'onore dei Santapaola? "Ci sono collaboratori che hanno fornito dichiarazioni in tal senso ma non abbiamo al momento riscontri", spiega Rocco Liguori della Dda di Catania.

"SARO U ROSSU". Rosario Lombardo è stato un uomo di fiducia di diversi uomini di spicco della mafia catanese, in particolare Daniele Nizza (come emerge nel processo Stella Polare finito, con una condanna definitiva a 20 anni) e di Benedetto Cocimano (come invece è stato raccontato nel procedimento Ghost: la condanna di secondo grado per Lombardo è di altri 20 anni). Di lui si è parlato per il concerto del cantante neo melodico saltato l'estate di due anni fa. I carabinieri bloccarono i preparativi dello spettacolo che serviva da corollario a festeggiare il compleanno di Saro U Rossu, nomignolo che ha conquistato per la sua evidente stazza fisica.

LE PIAZZE DI SPACCIO. "Questa volta abbiamo sgominato i Santapoala di San Cristoforo", afferma Francesco Gargaro, comandante dei carabinieri di Catania. Il gruppo criminale avrebbe controllato almeno 15 piazze di spaccio tra San Cristoforo (e marginalmente a San Giovanni Galermo) dove si smerciava cocaina, marijuana e hashish con un turn over di 80 mila euro a settimana.

I CANALI DELLA DROGA. "I canali di approvvigionamento sono quelli ormai tradizionali - spiega Liguori - i fornitori albanesi per la marijuana e i calabresi e i napoletani per la cocaina". Il sostituto procuratore parla di prezzi e costi per far capire i guadagni del gruppo. La marijuana è acquistata a 800 euro al chilo, per essere rivenduta all'ingrosso a 1800 - 2000 euro e rivenduta al dettaglio a 10 euro al grammo. Facile fare i conti dei guadagni solo sulla vendita di marijuana: a fronte di una spesa di 800 euro al chilo la vendita sarebbe di 10 mila euro al chilo. Sui canali di reperimento dello stupefacente, Zuccaro si lascia andare a una considerazione: "Le cose però stanno cambiando". Ma lo scenario emerge da altre inchieste, forse ancora in corso.

LE ESTORSIONI. Non solo droga ma anche estorsioni tra gli affari del gruppo criminale decapitato nel blitz di oggi. Uno degli imprenditori pagava il pizzo ai Santapaola da almeno 10 anni. Quando è stato chiamato dagli inquirenti ha collaborato raccontando gli anni di vessazioni. Ma la carta delle estorsioni era composta da costruttori, negozianti e commercianti. Nel mirino soprattutto i cantieri edili.

ARMI. Tra le contestazioni agli indagati anche reati per armi. "Le armi sono state inviate ai Risultati - spiega il comandante Michele Piras del Reparto Operativo dei Carabinieri di Catania - e gli esami balistici forniranno dettagli utili a capire se sono state utilizzate in azioni criminali.

GLI ASSETTI DOPO LA LATITANZA DI NIZZA - Questa operazione permette di fotografare gli assetti di potere legati al traffico di droga dopo che Andrea Nizza diventa latitante. Una fuga legata alla notizia dell'inizio della collaborazione del fratello Fabrizio: la paura di Andrea è quella di finire in manette con l'accusa di omicidio.  Questo quello che viene fuori dalle dichiarazioni di alcuni ex soldati, come Salvatore Cristaudo, che sono diventati testi chiave nei processi a suo carico. L'ex uomo d'onore Fabrizio vuota il sacco e svela nomi, affari, omicidi, piazze di spaccio. Il potere dei Nizza crolla. Così come quello di Andrea, chi è così coraggioso da seguire le direttive di un capo che ha per fratello uno "sbirro"?

Andrea Nizza però ha le armi a sua disposizione e un esercito di giovanissimi pronti a fare la guerra. Così con la strategia del terrore riesce a tenere ancora in mano in potere per qualche tempo, ma poi i blitz smantellano ogni cellula che era riuscito a creare. A Viagrande trascorre l'ultima sera da latitante (tra i più pericolosi per il Viminale) in compagnia della moglie (incinta) e dei figli. Il 15 gennaio 2017 i militari del Reparto Operativo di Catania lo arrestano dopo che avevano con le varie inchieste fatto terra bruciata attorno a lui. Sgretolato il suo monopolio, oggi arriva il colpo di grazia per chi aveva preso il suo posto nella "cupola" dello spaccio.

IL VIDEO DELLE INDAGINI. 


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