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MAXI OPERAZIONE DEL ROS

I “Cavalieri” dei Santapaola
Holding milionaria: 30 arresti


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Interessi sui grandi appalti. TUTTE LE FOTO  GUARDA IL VIDEO

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CATANIA – Il procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita e i sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti incastrano i nuovi “Cavalieri” del clan Santapaola. I carabinieri del Ros stanno eseguendo una maxi operazione con centinaia di uomini impegnati nell'arresto di circa 30 soggetti accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi ed altro.

LA HOLDING – Secondo quanto risulta a Livesicilia, al centro dell'indagine ci sono commercianti vessati e costretti ad acquistare prodotti e servizi da una holding guidata da un esponente dei Santapaola, che ha “battezzato il figlio di Ercolano”. Si tratta di un colosso con ramificazioni internazionali in 34 paesi, compresa l'America, con sede a Milano e con una delle filiali più importanti a Catania. E' finito il tempo della bacinella per la riscossione delle estorsioni. La nuova mafia dei “Cavalieri” dei Santapaola emette fattura regolarmente, chi non si allinea viene massacrato.

LE COPERTURE – L'organizzazione, fatta di esponenti di spicco residenti in tutta l'Italia, ma soprattutto a Messina e Catania, si avvale di contatti qualificati con alcuni esponenti delle forze dell'ordine e impiegati degli uffici giudiziari.

GLI ARRESTATI – Ci sono i nuovi boss di Messina, parenti di primo piano di Nitto Santapaola e imprenditori insospettabili, alcuni dei quali con rapporti qualificati con enti pubblici. In mattinata è prevista una conferenza stampa alla quale parteciperà anche il Generale del Ros Giuseppe Governale. Coinvolti nell'operazione Francesco Romeo e Vincenzo Romeo, il cognato ed il nipote del boss Nitto Santapaola, perché rispettivamente marito e figlio della sorella Concetta Santapaola. L'organizzazione, scrivono gli inquirenti, è "un'entità capace di teorizzare l’abbandono delle forme criminali violente e del rituale mafioso per gestire società di servizi, controllare in modo diretto appalti su scala nazionale (emergono interessi sulla autostrada SA-RC ed Expo), gestire il gioco illegale e le scommesse della massima serie calcistica, operare attraverso la corruzione e il clientelismo il controllo sull’attività di enti pubblici, attivare informatori e complici presso uffici pubblici".

L'AVVOCATO - Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine "hanno condotto alla contestazione - scrivono gli inquirenti - del reato di concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’avvocato Andrea Lo Castro, che avrebbe messo a disposizione del sodalizio le proprie competenze professionali per consentire il riciclaggio di denaro proveniente da reati, la falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la sottrazione, in frode ai creditori, della garanzia patrimoniale sulle obbligazioni, prestandosi in prima persona anche a fungere da prestanome per l’intestazione di beni".

GLI ERCOLANO - Le indagini, avviate nel 2013, hanno consentito di riscontrare quanto già riferito da alcuni collaboratori di giustizia, documentando, per la prima volta, l’operatività nel capoluogo peloritano di una cellula di cosa nostra catanese, diretta emanazione della più nota famiglia mafiosa dei Santapaola e sovraordinata rispetto ai clan che tradizionalmente operano nei quartieri cittadini. Grazie alle attività investigative sono state, quindi, ricostruite le dinamiche associative del sodalizio e il ruolo di vertice rivestito da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre, Francesco, e con la collaborazione dei fratelli, Pasquale, Benedetto e Gianluca Romeo I rapporti con l’articolazione territoriale di cosa nostra catanese, basati anche su legami parentali, sono risultati solidi e perfettamente funzionali alle esigenze dell’associazione, come quando, dopo il sequestro per un valore di oltre 10 milioni di euro eseguito nel 2014 dal Ros dei carabinieri nei confronti di Enzo Ercolano e Cosima Palma, il primo figlio del noto "Zio" Pippo, Vincenzo Romeo ha dovuto farsi carico del finanziamento economico dei sodali catanesi, colpiti del provvedimento ablativo, vivendo quel frangente come una messa alla prova delle proprie capacità di gestione economico-criminali. "L’attività investigativa - scrivono i magistrati - ha restituito l’immagine di un’entità criminale ancorata alle tradizioni mafiose ma, al tempo stesso, moderna e capace di agire in maniera quasi silente, limitando al massimo il ricorso ai tradizionali “reati di visibilità”, tipici dell’associazione mafiosa 5 , e di proiettare i propri interessi in diversi settori dell’imprenditoria, che non si è limitata a sfruttare parassitariamente, ma che ha pesantemente infiltrato e finanziato. Il tutto grazie ad una non comune capacità di interlocuzione con professionisti ed ambienti istituzionali, in un percorso trasversale in cui il ricorso alla violenza è rimasto sullo sfondo, limitato ai momenti di particolare criticità e nei rapporti con i clan di quartiere".

GIOCO D'AZZARDO - Gli uomini dell'organizzazione hanno, secondo i magistrati, interessi che spaziano in vari settori, tra i quali spicca quello della distribuzione di macchinetto video-poker in provincia di messina "attraverso - si legge negli atti - le società “START S.r.l.”, “WIN PLAY SOC.COOP.” e “BET SRL”". Durante le indagini gli investigatori hanno accertato "l’influenza di Vincenzo Romeo sulla PRIMAL s.r.l., società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 corner ed è stato proprio Romeo, nel corso di alcune intercettazioni ambientali, a spiegare di aver preso parte a Roma ad un incontro con i finanziatori di detta società e che nell’occasione sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse “famiglie” della Sacra Corona Unita e della ‘Ndrangheta, i quali avrebbero riconosciuto a Romeo il suo ruolo". Analogamente, le indagini hanno permesso di documentare l’interesse del gruppo nell’organizzazione di corse clandestine di cavalli, tenute solitamente alle prime luci dell’alba lungo alcune vie cittadine, con contestuale raccolta di scommesse, e la somministrazione agli animali di farmaci per aumentarne le prestazioni.

TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI - Vincenzo Romeo, Benedetto Romeo, Pasquale Romeo, Antonio Romeo, Stefano Barbera, Biagio Grasso, Giuseppe Verde, Marco Daidone, Nunzio Laganà, Andrea Lo Castro, Raffaele Cucinotta, Salvatore Galvagno, Carmelo Laudani, Vincenzo Santapaola, Roberto Cappuccio, Mauro Guarnieri, Antonio Lipari e Salvatore Lipari.

SOTTOPOSTI AGLI ARRESTI DOMICILIARI - Francesco Romeo, Italo Nebiolo, Silvia Gentile, Salvatore Boninelli, Salvatore Piccolo, Stefano Giorgio Piluso, Maurizio Romeo, Gaetano Lombardo, Giuseppe Amenta e Lorenzo Mazzullo.

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