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risarcimento danni

Rifiuti, batosta per la Regione
Oikos chiede 5 milioni di euro


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Il Comune di Misterbianco dovrà risarcire la Oikos per le spese processuali con la somma di 4 mila euro. Tutti i particolari della sentenza parziale.

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CATANIA – Manca ancora la valutazione del Ctu nominato dal Tribunale per quantizzare l’entità del danno subito dalla Oikos che ha chiesto ben 5 milioni di euro. Ma intanto la prima sezione staccata del Tar di Catania, presieduta da Antonio Vinciguerra, con la sentenza parziale del 9 giugno, ha stabilito che la Regione siciliana dovrà risarcire la società per il blocco della discarica (adesso nuovamente chiusa) disposto con l’ordinanza 26/ rif e il successivo DDG 2175 del 22 dicembre scorso. Nel dettaglio, il provvedimento ordinava ai circa 90 Comuni che prima conferivano regolarmente nell'impianto di proprietà della Oikos di trattare i rifiuti in altri insediamenti. La discarica di Valanghe d'Inverno non ha infatti ricevuto rifiuti fino ad aprile del 2017, fino a quando cioè i giudici amministrativi non avevano accolto in primo grado il ricorso presentato dall’azienda, e riconosciuto i profili di contraddittorietà (LEGGI QUI) del provvedimento emanato dal dipartimento regionale Acqua e Rifiuti. Ma la Oikos, a cui fa storicamente capo la famiglia Proto, non ha voluto soprassedere, anzi è andata avanti chiedendo anche il risarcimento pecuniario per il danno patrimoniale e non patrimoniale determinato dalla mancata operatività dell’impianto.

Ad opporsi al ricorso è stato anche il Comune di Misterbianco, condannato assieme alla Regione al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in 10.000,00 euro, oltre accessori, a carico della Regione, e in 4.000,00 euro a carico del Comune. La batosta, dunque, si abbatte, oltre che sulla Regione, anche sul Comune guidato dal sindaco Nino Di Guardo, nella città dove da anni infervora la lotta contro l’esistenza dell’impianto di Valanghe d'Inverno. La Regione aveva disposto la chiusura della discarica allo scopo anche di placare le accese proteste insorte da parte dei cittadini dei due Comuni, Misterbianco e Motta Sant'Anastasia, preoccupati e stanchi di vivere con a fianco un impianto di smaltimento rifiuti.

Ma per i giudici, la Regione è in torto. “Ha ragione la ricorrente, cioè la Oikos, - si legge nella sentenza 1405/17 del 9 giugno - ad affermare che per fare ciò, e cioè per porre rimedio alla descritta situazione d’urgenza, sarebbe stato sufficiente reiterare, con i medesimi contenuti, le recenti ordinanze, e non già provvedere (come invece è stato fatto con l’ordinanza impugnata) alla chiusura della discarica della ricorrente. E ciò per la semplice ragione che non risulta in alcun modo che la discarica in questione contribuisca anche solo minimamente alla creazione di quella situazione di eccezionale e urgente necessità di tutela della salute pubblica che, sola, avrebbe giustificato un provvedimento così importante come la chiusura della discarica".

Il Tar non fa altro, insomma, che ribadire le motivazioni già addotte nella precedente ordinanza, che "non indica alcuna criticità ambientale o alcun pericolo alla salute pubblica derivante dalle attività che si svolgono all’interno della discarica della OIKOS. E ciò non soltanto perché, semplicemente, l’ordinanza non indica le norme cui intende derogare, ma anche perché risulta anche in contraddizione, con specifico riguardo alle conseguenze ambientali, con i pareri tecnico-sanitari citati asetticamente nell’ordinanza come presupposto della stessa”. La 26 rif, per i giudici del Tar di Catania, non avrebbe tenuto dunque conto dei pareri positivi trasmessi da Asp e Arpa inerenti l’utilizzo della discarica.

E altrettanto secco è il giudizio del Tar nei confronti del Comune di Misterbianco che si è opposto al ricorso della Oikos. L’amministrazione comunale riprende infatti la vicenda processuale - conclusasi in favore della Oikos (LEGGI) - inerente il diniego del rinnovo dell’Aia posto dalla Regione, nel 2014. Ma le motivazioni contenute nella memoria difensiva depositata dall'avvocatura comunale, per i giudici amministrativi, non sarebbero affatto attinenti alla realtà processuale. E ciò specie in merito ai richiamati profili di non conformità urbanistica della discarica e della conseguente impossibilità della Oikos – secondo la difesa del Comune - a ottenere il rinnovo dell’autorizzazione ambientale. “Ma tali affermazioni sono del tutto smentite dalla realtà processuale – scrivono i giudici – E ciò per le ragioni che questo Collegio ritiene opportuno esporre, sia per sgombrare il campo da equivoci creati dalla difesa del Comune di Misterbianco, e sia perché la sentenza motiva l’accoglimento dell’appello, quanto all’inesistenza di motivazioni sul pregiudizio per la salute o l’ambiente, che sono perfettamente adattabili al caso in esame. Fermo restando - prosegue la sentenza - che le ragioni per le quali nel 2014 la Regione ha negato il rinnovo dell’AIA sono estranee al presente giudizio, per la semplice ragione che non è per l’eventuale esistenza di ragioni ostative legate a quegli aspetti che l’Amministrazione ha chiuso ora la discarica”.

E più che soddisfatto dell’esito dell’udienza è l’avvocato della società Oikos, Rocco Mauro Todero che afferma a LiveSicilia: “La Oikos esprime soddisfazione per l’esito del giudizio svoltosi innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale di Catania che ha reso palese l’illegittimità degli atti e dei provvedimenti con i quali l’Amministrazione regionale si è esclusivamente preoccupata di recare grave pregiudizio economico alla società senza perseguire in alcun modo l’interesse pubblico. La sequela di provvedimenti amministrativi – prosegue - emanati dalla Regione dimostra unicamente un grave pregiudizio nei confronti dell’attività imprenditoriale della Oikos, impresa che impegna, tra l’altro, decine di lavoratori locali. Siamo particolarmente soddisfatti dell’accertamento della falsità di alcune affermazioni contenute negli atti della Regione e nelle improprie difese del Comune di Misterbianco che tendevano ad evidenziare in maniera del tutto capziosa come l’attività della discarica di Valanghe d’Inverno arrecasse grave pregiudizio alla salute della popolazione”. E incalza: “Spiace, tuttavia, rilevare come saranno i cittadini a dovere sopportare il peso di battaglie politiche di stampo populista unicamente preordinate al soddisfacimento degli interessi di certi personaggi politici locali e regionali. Impugneremo, naturalmente, anche gli ulteriori provvedimenti lesivi emanati lo scorso 1 giugno 2017 qualora la Regione non dovesse porre termine, come tuttavia potrebbe, nell’azione volta a perseguitare irragionevolmente la Oikos s.p.a”.

Per Todero, inoltre, non sarebbero affatto troppi i cinque milioni di euro richiesti dalla società alla Regione, ma giustificati dalla durata (sei mesi) della validità inizialmente prevista dall'ordinanza che disponeva il blocco dell'impianto, e calcolati sulla base dei bilanci della società. Ma i giudici, prima di accogliere le richieste di risarcimento avanzate dalla società, hanno intanto affidato a un consulente tecnico d’ufficio la valutazione del danno effettivamente arrecato all’azienda. Il Ctu nominato è Piero Rundo.

 

 

 


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