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Mafia e spaccio, gli assetti a Catania
La caduta dei “padrini” della droga


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Viaggio nelle quattro roccaforti di marijuana e cocaina di Catania.

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CATANIA - Catania rappresenta un punto di snodo nel traffico di droga per la Sicilia Orientale, ma - da quanto emerge da diverse inchieste - pare anche a livello nazionale. Le ultime indagini che provengono da Ragusa, Como e Cremona hanno portato gli inquirenti alle falde dell’Etna. I trafficanti catanesi hanno i contatti “che contano” per portare marijuana, hashish e cocaina. Gli albanesi sono i fornitori di marijuana, mentre i calabresi e napoletani sono i grossisti della cocaina. ‘Ndrangheta e Camorra hanno collegamenti diretti con i cartelli del narcotraffico. Da Messina, Siracusa e Ragusa si rivolgono ai “catanesi” per rifornirsi di droga. Anche se esistono gruppi indipendenti di spacciatori che hanno cercato di “dribblare” i monopolisti della droga a Catania.

Il traffico di droga è nelle mani dei clan catanesi. Santapaola, Cappello e Cursoti Milanesi sono le tre organizzazioni criminali specializzate nello spaccio. Anche i Mazzei e i Laudani hanno tra i loro 'affari' la droga, ma da quanto emerge dagli ultimi faldoni della magistratura queste cosche hanno deciso di inserirsi e mimetizzarsi nel tessuto imprenditoriale ed economico. Seguendo l’esempio dei Santapaola, i primi veri manager della mafia a Catania.

I boss di Cosa nostra catanese hanno compreso, già diversi anni fa, che i profitti provenienti dallo smercio di cocaina e marijuana sono ingenti e quindi hanno fatto diventare “uomini d’onore” chi aveva contatti e monopolio dello spaccio. Ne sono un esempio Fabrizio e Daniele Nizza che nel 2007 entrano con tanto di “battesimo” all’interno della cosca Santapaola. I due “controllavano” le piazze di spaccio di San Cristoforo (con centro nevralgico via Stella Polare dove Daniele ha messo su casa e famiglia) e i market all’aperto tra i palazzoni di Librino (viale Moncada, viale Bummacaro, viale Grimaldi, viale Librino, sono solo alcuni di quelli scoperti dalla Dda). Eredità che dopo il loro arresto (e con Fabrizio diventato collaboratore di giustizia) era passato al giovane Andrea Nizza che adesso è finito in carcere. L’ultimo rampollo della famiglia sarebbe riuscito a portare nella sua “corte” anche gli Arena, che per un periodo erano transitati con il clan Sciuto-Tigna durante i contrasti per il monopolio dello spaccio a Librino ma che dopo l’arresto di Giovanni Arena (il capo famiglia) avrebbero trovato un’intesa con la gestione di una piazza di spaccio però rifornita dai Nizza. Ma anche Andrea Nizza è finito dietro le sbarre lasciando un vuoto di potere. Marcello Magrì (fratello dell’uomo d’onore Orazio Magrì, storico boss santapaoliano della Civita) è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta Kronos e secondo gli investigatori avrebbe avuto un ruolo nella nuova cupola dei Santapaola. Il genero Carlo Burrello, invece avrebbe gestito una piazza di spaccio a Librino. Per lui sono arrivate le manette nell'inchiesta Grimaldi Square.

I “fortini” della droga e dello spaccio rimangono quattro a Catania: San Cristoforo, Librino, Nesima-San Leone-Corso Indipendenza e San Giovanni Galermo. Se tra i palazzoni e il cemento i “padrini” per almeno un decennio sono stati i Nizza, nell’ultimo periodo le incursioni delle forze dell’ordine hanno ridotto la possibilità di “monopolizzare” e quindi per correre ai ripari i Santapaola avrebbero stretto accordi con Cappello e Cursoti Milanesi per la gestione di intere piazze di spaccio. Anche in questi casi è arrivata la mano della giustizia, ma superato l’attimo di disequilibrio le cosche sono capace di riorganizzarsi e pescare manovalanza tra i giovanissimi per diventare nuovi pusher e vedette. A San Cristoforo per diversi anni, almeno fino al 2009, i Cappello Carateddi gestivano svariate piazze di spaccio. I “padrini” del Passareddu, Sebastiano Lo Giudice in testa, aveva con la strategia delle armi “militarizzato” una buona parte di San Cristoforo. I collaboratori di giustizia raccontano che quando “U carateddu” finisce in carcere i Nizza in una sola notte prendono il controllo della droga a San Cristoforo. Ma i Cappello piano piano avrebbero ricompattato gli assetti e attorno alla figura di Massimiliano Salvo, figlio di Pippo U Caruzzeri, avrebbero ricreato una filiera della droga che è stata sgominata dalla Squadra Mobile nell’ultimo blitz Penelope. A San Leone operano i Cursoti Milanesi: gli eredi di Jimmy Miano (Francesco e Carmelo Distefano) sono in carcere da un po’ ma in questi ultimi mesi le giovani leve del clan sembrano volere conquistare spazio nel controllo dello spaccio nella zona. A San Giovanni Galermo il trafficante più potente e influente è Marco Battaglia, con il suo quartier generale in via Capo Passero. Chi voleva spacciare in quella porzione di città doveva “pagare l’affitto” a Battaglia. Il suo nome compare anche nell’ultimo blitz Orfeo che ha decapitato il gruppo di Picanello dei Santapaola.


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