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AMMINISTRATIVE

Piazze piene e urne vuote
Viaggio nella crisi a 5 Stelle


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Cosa c'è dietro l'ultimo responso delle urne?

 

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CATANIA – Il flop del M5S. Invece di gustare l’antipasto in previsione della grande abbuffata delle regionali, la corazzata pentastellata resta quasi a bocca asciutta: nessun sindaco eletto al primo turno e un solo candidato al ballottaggio. Il voto etneo è in linea con il trend nazionale e, nei fatti, riapre la partita di novembre. La fotografia del voto catanese immortala un movimento acciaccato e in forte affanno seppure con le dovute eccezioni. Le cinque stelle erano presenti soltanto sulle schede di dieci dei venti paesi al voto. In sette dei dieci comuni i pentastellati trovano le porte dei consigli comunali sbarrate per i propri candidati. Complice una legge elettorale che punta sul fattore “trascinamento” e la vittoria al primo turno con il 40% delle preferenze, ma tant’è. La corsa ad ostacoli fa soffrire il Movimento che ostinatamente rifiuta gli apparentamenti e schiera una sola lista. La retorica della “vecchia politica” è ormai stantia e il quid in più è dimostrare di sapere amministrare e di stare in prima linea sul territorio (anche se delle candidature forti non guasterebbero). Le performance migliori arrivano in tre dei maggiori comuni al voto: Scordia, Paternò e Misterbianco. Il raccolto, insomma, arriva dove c’è stata la semina, eccezion fatta per Aci Catena. Non è bastato sollevare il caso gettonopoli per sfondare. La proliferazione di schieramenti “civici” con innesti di pezzi di classe politica ha la meglio un po’ dappertutto. E anche quando si volta pagina e si boccia l’esperienza precedente ci si affida a persone di lunga esperienza.

Da manuale il caso del canuto Burtone. Eppure, a Paternò il candidato Salvo La Delfa ottiene un risultato lusinghiero, 4.584 voti. Sei punti percentuale in più della lista del Movimento che totalizza un buon risultato con 10,12% dei voti riuscendo ad eleggere tre rappresentanti in consiglio. Il merito, a parte situazioni congiunturali che consentono ai pentastellati di ritagliarsi una pozione netta rispetto al déjà vu paternese, va a una presenza capillare e costante sul territorio. Un fattore quest’ultimo che non trova troppi esempi in giro per una provincia contrassegnata da una presenza a macchia di leopardo, certificata anche dalle urne. A Scordia il Movimento per un pelo va al ballottaggio con Maria Contarino e la lista ottiene il 12% dei consensi. Una situazione a sé che ricorda l’affermazione di Purpora a Grammichele lo scorso anno. Anche in questo caso si va alle urne in anticipo per via di una sfiducia tutta interno al consiglio. A Misterbianco sono eletti due consiglieri grillini, la lista arriva al 7% e il Movimento  entra per la prima volta nel senato cittadino, ma Giuseppe Di Stefano perde la partita con il “vecchio” Di Guardo.

In giro per la provincia le percentuali dei pentastellati in media vanno dal 7% al 15%. Il dato peggiore arriva a Palagonia: un 2,5% che non si vedeva dai tempi delle liste degli “Amici di Beppe Grillo”. Un risultato ipotizzabile, però, alla luce della scelta del candidato, non esattamente un volto nuovo. Con buona pace dei vertici del movimento che hanno minimizzato il caso dell’ex assessore autonomista pronto a correre per la prima poltrona di sindaco con il vessillo dei Cinque Stelle, evidentemente la scelta non è stata troppo appropriata. Non sono bastate le piazze piene di big nazionali (Luigi Di Maio e il senatore Giarrusso in prima linea) per scongiurare le urne vuote. A livello amministrativo, Raggi docet, si deve ancora trovare una strada convincente e non basta cullarsi dei pasticci degli altri.

La contesa con il redivivo “civismo” e le coalizioni non è semplice. Lo schema inizia a diventare insidioso soprattutto se alle regionali il centrosinistra mettesse da parte le rivalità di bottega per appoggiare un Papa straniero in grado di tenere insieme società civile e uno schieramento ampio come quello che ha vinto a Palermo. In compenso Musumeci lo schema lo sta applicando da quando è sceso in campo, ma finora ha trovato soltanto ostacoli davanti a sé. Insomma, le amministrative saranno pure elezioni particolari strettamente collegate a vicende locali e alle persone in campo, ma un’indicazione sembrano darla con chiarezza: il Movimento in Sicilia non ha ancora la vittoria in tasca.

 

 


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