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La denuncia di Fiumefreddo:
"Possibili ritocchi nelle cartelle"


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antonio fiumefreddo, Catania, Riscossione Sicilia, Cronaca

Cinquanta dipendenti circa sarebbero stati beccati a spiare pratiche fiscali di politici e figure delle istituzioni.

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CATANIA – “Sono vittima di spionaggio interno”, lo denuncia Antonio Fiumefreddo, presidente di Riscossione Sicilia che ha convocato stamane i giornalisti nella sede dell’ente catanese per illustrare meglio i dettagli inerenti la notizia, uscita nelle scorse ore, degli accessi illeciti nelle cartelle fiscali effettuati da alcuni dipendenti della società di cui è a capo. “Abbiamo riscontrato – ha detto – delle attività di spionaggio ad opera non di hacker, cioè di soggetti esterni, ma di alcuni dipendenti degli uffici di riscossione Sicilia”.

Si tratta di una cinquantina di “infedeli” impiegati negli uffici, disseminati in tutta la Sicilia, dell’ente deputato alla riscossione dei tributi, che avrebbe eseguito l’accesso al sistema informatico per prendere visione della posizione fiscale del presidente Antonio Fiumefreddo. “Quando si accede impropriamente al sistema - spiega - si commette un reato, vale a dire che sto lavorando ad una pratica, ma poi si visitano altre pratiche per motivi che esulano dal lavoro stesso. La legge non lo consente”. 

E dà qualche dato: “La sorpresa è stato scoprire che dall'aprile 2015 al febbraio da questo anno sono stati compiuti 748 accessi impropri, abusivi, cioè circa 3 volte al giorno, alla mia posizione fiscale, compiuta da diverse parti della Sicilia”. Vittime di tale attività di spionaggio sarebbero anche parlamentari e onorevoli. “Abbiamo rilevato 582 accessi abusivi nelle cartelle fiscali del governatore Rosario Crocetta, 412 visite a quella del presidente all’Ars della commissione Antimafia, Nello Musumeci”. Non solo. “Oltre 250 accessi anche alla pratica di Patrizia Monterosso, segretario generale della Regione siciliana. Anche lì una curiosità morbosa”.

Ma la pesante denuncia di Fiumefreddo indirizzata ai dipendenti non si ferma qui. Per il presidente i lavoratori non si sarebbero solo limitati a sbirciare le posizioni fiscali dei soggetti citati, ma avrebbero addirittura apportato dei ritocchi nelle cartelle allo scopo di bonificare le posizioni o danneggiare qualche vittima ignara. “Il mio codice fiscale – precisa l’avvocato – è stato violato ben 177 volte, giusto per fare un esempio. Da un lato un’attività di spionaggio e da l'altro ci potrebbe essere stato un inquinamento, cioè delle modifiche in favore o in danno a qualcuno. Ecco perché domattina trasmetterò tutti questi atti alla Procura al fine di accertare e verificare se sono avvenute delle modifiche all'interno del fascicolo”.

In relazione, invece, al dossier anonimo circolato all’interno degli uffici da dove emerge che Fiumefreddo abbia un debito con il fisco e che una volta diventato presidente della società, dopo pochi mesi dalla nomina, avrebbe avanzato la richiesta di rateizzazione e di rottamazione delle cartelle, il presidente si difende. E spiega i motivi per cui non avrebbe più pagato. “Lo prevede la legge perché ho chiesto la rottamazione. Quando abbiamo iniziato le nostre battaglie contro l'evasione fiscale nei confronti di parlamentari o persone delle istituzioni abbiamo rilevato un picco di queste visite abusive, ciò potrebbe lasciare intendere anche ipotesi d’intimidazione nei confronti delle vittime”. Non esclude che queste attività siano connesse alla sua attività politica.

Tra questi dipendenti dediti a ‘spiare’ le posizioni fiscali di esponenti delle istituzioni alcuni sarebbero, inoltre, impegnati in politica. “Abbiamo anche consiglieri a cui magari è stato chiesto di dare una sbirciatina nelle posizioni di alcuni deputati del cinque stelle. Non potremmo liquidare questa vicenda considerandola - sottolinea - solo come un mero frutto di curiosità. Una società dove ci sono dipendenti infedeli che anziché andare a rincorrere chi scappa, o ad aggredire i patrimoni dei criminali impiegano il tempo a curiosare e spiare le posizioni di soggetti di politici, uomini delle istituzioni non è una cosa normale. Stiamo comunque procedendo con delle contestazioni disciplinari interne. I dipendenti non pensavano di essere scoperti perché il database si trova a Siena, nella sede della MPS con cui si è interrotto il rapporto da anni. Ma noi abbiamo chiesto comunque quei tabulati”.

Ma secondo Fiumefreddo ci sarebbe una regia dietro i casi di spionaggio . “Non posso credere che un dipendente metta a rischio il suo stipendio per spiare qualcuno. Pensiamo che ci siano più regie dietro queste visite e che questi accessi abusivi siano avvenuti dietro richieste e favori avanzate magari da politici o onorevoli. In quel caso si tratterebbe di pessime pratiche di servilismo. Ma noi non vogliamo sostituirci ai giudici, sarà la Procura ad accertare ogni aspetto”.

 


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