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CLAN LAUDANI - I RETROSCENA

Patto per le assunzioni
Ecco le aziende "fantasma"


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Le finte aziende venivano sostituite con nuove per vanificare i controlli.

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CATANIA. Sarebbero almeno una decina le aziende agricole “fantasma”, tutte ditte individuali intestate per lo più a persone incensurate, ad essere state costituite ad hoc per truffare l'Inps. Questo emerge dalle carte dell'inchiesta denominata “Podere mafioso”, con cui le Fiamme Gialle del Comando provinciale di Catania, con il coordinamento della Procura di Catania, hanno smantellato una presunta organizzazione criminale dedita alle truffe.

Caltabiano Giuseppe, Pennisi Filippo, Gulisano Santa, La Spina Vito Orazio e Riccobono Ettore, queste alcune delle ditte individuali tramite cui Leonardo Patanè e Antonio Magro, con la supervisione di Giovanni Muscolino, considerati dall'accusa i capo promotori, avrebbero percepito indebitamente somme, liquidate a titolo di indennità agricola, che sfiorano il milione e mezzo di euro. Con l'aggravante per tutti e tre, ritenuti esponenti del clan Laudani, di aver agevolato l'associazione mafiosa. Solo con l'azienda agricola Gulisano Santa, sarebbero riusciti ad ottenere una somma pari a 800mila euro. D'altronde i costi per la costituzione e la gestione delle società erano davvero irrisorie. Le uniche spese da sostenere sarebbero state quelle per l'apertura della partita Iva e per l'iscrizione alla Camera di Commercio.

Nessuna delle ditte “fantasma”, infatti, avrebbe versato contributi previdenziali per i finti braccianti agricoli. Al raggiungimento dei requisiti minimi previsti dalla legge, ovvero 102 giornate lavorative nell'arco di due anni, i dipendenti potevano chiedere all'Inps l'indennità di disoccupazione agricola e, in alcuni casi, anche l'indennità di malattia e gli assegni familiari. La metà delle somme ricevute andava versata alla presunta organizzazione criminale che gestiva di fatto ogni passaggio della truffa.

Nel corso dell'attività tecnica i militari delle Fiamme Gialle intercettano le fibrillazioni del gruppo in seguito all'ispezione compiuta dall'Inps all'azienda Caltabiano Giuseppe, riconducibile, secondo l'accusa, a Leonardo Patanè, che avrebbe portato alla cancellazione delle giornate lavorative prima riconosciute ai dipendenti.

Patanè Leonardo: “Quale hanno annullato...????”

Magro Antonio: “”Quell'altra...quella annullata è stata...!!!”

Patanè Leonardo: “Quella di Calatabiano???”

Magro Antonio: “Bravo...ahhhh...Già...tutte cose...!!! Se ti dovevo parlare che era urgente...quelli sono venuti...vuol dire che il motivo c'è stato che non mi hanno preso il telefono...non mi fai parlare...!!! Ti ho detto un attimo sali...sto aspettando a te che vieni...puoi venire ora o non puoi venire...???”

Patanè Leonardo: “Dammi un'ora e sono là”

L'ispezione dell'Inps mette in allarme anche i finti braccianti agricoli che adesso temono, non solo ripercussioni, ma di perdere anche il denaro anticipato. I finanzieri captano, in merito, una conversazione tra Leonardo Patanè ed una donna, che non risulta tra gli indagati.

L: “Io sono stata all'Inps...ma non ce n'è soldi calati...non c'è niente giorni calati...!!!”

Patanè Leonardo: “Li hanno cancellati ora!!”

L: “Li hanno cancellati ora? Ma tu a chi spacchio vuoi prendere per il culo...?

Patanè Leonardo: “Per quale motivo?”

L: “per quale motivo veramente...mi puoi preparare i soldi miei...quelli miei...e quelli di mio figlio...li voglio. Te li ho dati 500 euro...250 io e 250 mio figlio”.

Un sofisticato sistema di truffe, ben oliato, che consentiva di creare, tra Giarre e Paternò, grazie anche alla complicità del commercialista Alfio Lisi e del funzionario dell'Inps Filippo Bucolo, nuove aziende e di sostituire così quelle vecchie, vanificando le attività di controllo degli ispettori e delle forze dell'ordine.

 

 

 

 

 

 


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