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Corsa alla presidenza
Il cruccio di Enzo Bianco


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Una delle ipotesi, anche se remota, è la candidatura del sindaco di Catania. Che dovrebbe, però, lasciare prima della scadenza naturale.


CATANIA - Potrebbe capitare ancora. Nonostante, l’ultima volta, la decisione – sicuramente sofferta non sia stata accolta bene dalla popolazione. Il sindaco Enzo Bianco, potrebbe infatti lasciare ancora una volta anzitempo, la poltrona di primo cittadino, se fosse confermata la voce, flebile ma mai sopita, di una candidatura a Presidente della Regione, in quota Pd. Un partito disunito e diviso in fazioni legate direttamente a quello che succederà, ma soprattutto a chi la spunterà, al prossimo congresso nazionale, che ancora non ha indicato un candidato, che ancora per molti potrebbe essere proprio Bianco, non tanto per i numeri che potrebbe spostare in termini di consenso, ma proprio perché unica figura capace di rappresentare la sintesi.

L’ipotesi è stata sin da subito respinta da Bianco, che al contrario ha dichiarato di voler restare alla guida della città, ma in politica nulla è certo e un uomo politico dello spessore dell’ex Ministro dell’Interno potrebbe voler chiudere la carriera con un prestigioso incarico come la presidenza della Regione. E se così fosse? Il sindaco di Catania si troverebbe nella stessa, scomoda, posizione di dover lasciare prima la guida di Palazzo degli Elefanti. Una mossa già fatta nel 1999 quando si dimise per occupare, la ben più prestigiosa poltrona del Viminale. Anche se in questo caso ha amministrato per quattroanni. All’epoca non c’erano eredi al sindaco della Primavera, e da quel momento ebbe inizio l’era Scapagnini che, seguita da Raffaele Stancanelli, ha visto governare il centrodestra per tredici anni.

Pensare di lasciare nuovamente, anzitempo, la poltrona di sindaco potrebbe essere una scelta sofferta. Un vero e proprio cruccio per il primo cittadino, costretto anche lui, in caso optasse per Palermo, alle dimissioni entro il mese di aprile. Prima, però, che i nodi della scelta del segretario del Partito democratico possano essere sciolti. Una fase di attendismo, da una parte, anche se alcuni segnali sembrerebbero indicare una via ben tracciata, che sembrerebbe quella di imporsi con i propri uomini, quasi a voler marcare una sorta di confine nei confronti degli alleati, in particolare per le altre anime del Pd che ne sostengono l’azione amministrativa. La mancata “assegnazione” dell’Amt alla corrente che aveva espresso Puccio La Rosa – indicato dall’aera del partito ex articolo 4 – e la nomina di Silvio Ontario alla guida di Pubbliservizi potrebbero essere lette in questo senso. Così come la candidatura di Alessandro Porto all’Ars, uomo di Enzo Bianco, a scapito di qualcuno di area differente (i posti per l’Assemblea siciliana che possono andare ai candidati catanesi sono due), forse lo stesso assessore Villari – area Demosì – che, infatti, ancora non si è dimesso da assessore. Anche i rumors e le voci su altri, presunti, candidati democratici, potrebbe evidenziare prove di scelta di un prossimo candidato a Palazzo degli Elefanti.

Vero è che ci sarebbero altri possibili candidati, Antonello Cracolici e Davide Faraone, per dirne un paio; vero è che Bianco ha affermato di volersi ricandidare, e che si muove come un sindaco che vuole segnare punti e in fretta: inaugurazione della metropolitana, mostre di alto valore, persino la realizzazione della fontana del nodo Gioeni, potrebbero essere un “segno” da poter spendere. Per quale campagna elettorale ancora però non si sa.

 


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