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Fucilate a Librino
Nizza, l'omicidio e il pentito


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Parla il collaboratore di giustizia Salvatore Cristaudo.

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CATANIA - "Ha preso una fucilata da Andrea Nizza". Le parole di Salvatore Cristaudo collegato in videoconferenza risuonano nell'aula dedicata alla memoria dell'avvocato Serafino Famà. Il pentito parla di Lorenzo Saitta, vittima di lupara bianca nel 2006. L'esame del collaboratore di giustizia è avvenuta nel corso del processo che vede alla sbarra Orazio Magrì, Daniele Nizza e Fabrizio Nizza (dal 2014 pentito) accusati di tre omicidi di mafia. E tra questi c'è anche il delitto del cugino dell'omonimo "Scheletro", uomo di spicco di Cosa nostra catanese.

A Salvatore Cristaudo, ex soldato del gruppo santapaoliano dei Nizza, avrebbe raccontato particolari del delitto di Lorenzo Saitta suo fratello Martino, che a sua volta le avrebbe apprese da Eros Condorelli, cognato di Andrea Nizza. "Gli ha dato appuntamento sotto i portici", racconta Cristaudo rispondendo alle domande del pm Rocco Liguori. Il collaboratore di giustizia però non sa essere preciso sul "viale" dove sarebbe avvenuto l'appuntamento con la morte. Il corpo di Saitta sarebbe stato caricato in macchina e "poi il cadavere è stato buttato", racconta il collaboratore, nelle campagne a Librino. Quando Andrea Nizza prende le redini del gruppo (è il 2011) avrebbe ordinato a Danilo Scordino, Eros Condorelli e (forse) anche Lombardo detto Pilu U Russu di spostare il cadavere. Ma il corpo non sarebbe stato trovato "perché erano cresciute delle sterpaglie" nella zona.

"Non correva buon sangue tra i Nizza e lo Scheletro", racconta Cristaudo. La morte di Lorenzo Saitta (è l'ipotesi della Procura) sarebbe servita per dare un segnale al cugino santapaoliano, con cui vi erano "contrasti inerenti alla droga". Il boss avrebbe fatto sapere dal carcere che appena scarcerato avrebbe fatto "la cinquina", avrebbe cioè ucciso i cinque fratelli Nizza. Ma questo dato emerge dagli atti dell'indagine.

Per la Procura ad ordinare l'omicidio di Lorenzo Saitta sarebbe stato Daniele Nizza, mentre Andrea sarebbe l'esecutore materiale. Per questo delitto il piccolo della famiglia di narcotrafficanti è stato condannato a 30 anni in primo grado e sta affrontando il processo d'appello. Cristaudo non ha conoscenze dirette del delitto, così come precisa al difensore Salvatore Pace durante il controesame. Il nome di Daniele Nizza come presunto mandante "è solo una mia ipotesi", chiarisce il collaboratore al pm Rocco Liguori a una precisa domanda.

La presidente della Corte d'Assise Concetta Spanto ha rinviato il processo al 15 maggio prossimo. In quella udienza sarà ascoltato il collaboratore di giustizia Angelo Bombace. Ma il testimone chiave di questo processo sarà Fabrizio Nizza, imputato e collaboratore di giustizia, che ha accusato i suoi due fratelli Daniele e Andrea di efferati delitti come quello del cugino della scheletro.


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