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Paternò

Famiglia, modello condiviso
tra Islam e Cristianesimo


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di Francesco Finocchiaro. L'incontro è stato promosso dalla Fidapa.

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PATERNO'. La conoscenza è lo strumento più potente per creare relazioni e sviluppo nella nostra società. In un momento storico, in cui le relazioni tra Islam e Cristianesimo sembrano compromesse dalla cultura dei recinti e dei fanatismi; governate dall’informazione – spesso contraddittoria; privata di quel contributo - utile e necessario -che è lo studio della “storia”; proprio in un contesto culturale come questo, l’incontro promosso dalla FIDAPA di Paternò e dal suo presidente Maria Virgillito appare lungimirante. Nella moschea della Misericordia a Catania, si è svolto un incontro culturale dal tema: I valori della famiglia. Uno sguardo armonico tra Islam e Cristianesimo con i contributi di Kheit Abdelhafid (presidente della comunità islamica siciliana) e Caternia Bruno (docente di storia al Liceo De Sancts di Paternò). A portare i saluti della comunità paternese, il sindaco Mauro Mangano. È stata l’occasione per “uscire dall’analisi delle apparenze” e indagare sulle questioni che ci uniscono e non su quelle che ci dividono. La famiglia come molecola essenziale per l’articolata struttura sociale, incubatore di socialità, comunità e amore.

Caterina Bruno, ha descritto – tra storia ed esperienza personale – uno scenario crudo, per certi verso drammatico, di un frammento di storia del mediterraneo e dell’Europa in cui il popolo arabo è stato violentato dal colonialismo euro/americano. Dall’impero romano fino agli anni ’60 del XX secolo è un susseguirsi di eventi – storici e mitologici – che descrivono la centralità del Maghreb (terra dove tramonta il sole) e Mashreq (terra dove nasce il sole) nell’evoluzione degli eventi che oggi, noi tutti registriamo inconsapevolmente come privi di ragione, e ci riferiamo alla cultura del terrore e a tutti i pregiudizi derivanti. Il racconto della Bruno alterna alle immagini drammatiche dell’occupazione colonialista (in cui alcune scene ci ricordano tristemente l’attualità) a frammenti poetici di una cultura che – pur vicina alla nostra - sconosciamo. Tra tutti l’algerino Ben Badis che scrive: l’Islam la mia religione/l’Islam la mia lingua/l’Islam il mio paese a prova di un desiderio di appartenenza e di identità che più volte è stato compresso da logiche e interessi di mercato (petrolio, atomica ecc.).

Colpisce il racconto della Bruno sull’accoglienza che alcune donne le riservano nel suo soggiorno in Iran, dove le offrono un mazzo di fiori al suo arrivo, come segno di accoglienza, al contrario di quello che avviene spesso ma non sempre, invertendo i ruoli, in occidente.

L’Imam Kheit Abdelhafid, uomo colto e religioso ha presentato una teologia della famiglia in chiave islamica, evidenziando il valore per la società araba di questo sacramento (cristiano) puntando sulle sacre scritture: Corano e Bibbia, che offrono innumerevoli spunti per costruire – nel rispetto delle differenze – le basi per la condivisione e l’integrazione. Abdelhafid afferma anche che è necessario pensare al futuro per avviare il dialogo perché alcune incongruenze del passato sono un ostacolo alla convergenza. L’Islam è per l’Imam una ideologia che caratterizza la società araba, la famiglia araba anche nella loro proiezione europea. In questo senso si parla di doppia appartenenza culturale per gli immigrati di seconda generazione in Italia che devono sviluppare reciprocità e non omologazione. Ci troviamo perfettamente d’accordo. La Sicilia è sicuramente quel luogo in cui Arabi, Ebrei e Cristiani (oltre la Spagna) hanno convissuto per secoli producendo bellezza e ricchezza. La cappella palatina di Palermo, la Zisa e tanti altri monumenti sono la prova che l’insieme delle diversità produce valore ed è partire da questo che bisogna ricostruire le relazioni tra le culture, come promuove Papa Francesco.

La giornata si è conclusa con un acceso dibattito e la visita della moschea. Questo il momento più emozionante e per tutti una promessa: rivederci a Paternò, con il presidente della comunità islamica siciliana, per svelare – nel complesso di San Francesco sull’acropoli – le tracce dell’antica moschea di Paternò che dall’VIII al X secolo era una città araba.


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