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Operazione Bingo

Traffico di droga nella zona jonica
Blitz dei Carabinieri, 8 arresti


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GIARRE. È scattata stamani alle prime luci dell'alba l'operazione antidroga condotta dai carabinieri della Compagnia di Giarre e coordinata dalla Procura di Catania. Eseguiti dai militari dell'Arma otto provvedimenti cautelari emessi dal gip di Catania per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il blitz avrebbe posto fine ad un fiorente mercato della droga nel comprensorio ionico etneo.

I NOMI. Raggiunti da misura cautelare in carcere Alessandro Liotta, ritenuto il capo promotore, Alfio Bonarrigo, Giuseppe Biondi, Leonardo Cardillo, Fabio Alfio Pagano, Salvatore Platania e Tiziano Russo. Custodia cautelare ai domiciliari, invece, per Salvatore Calì.

L'INCHIESTA BINGO. L’attività di indagine, sfociata nell'odierna operazione, denominata Bingo, avrebbe consentito di accertare la responsabilità degli indagati in relazione ad una fiorente attività di traffico e vendita di cocaina, marijuana ed eroina nella zona di Giarre. Inoltre grazie alle attività tecniche è stato possibile definire anche la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli dei membri nell’ambito del gruppo criminoso operante nel territorio di Giarre. Non solo. Gli investigatori avrebbero anche ricostruito il sistema con cui il gruppo criminale gestiva l’attività di spaccio, individuando le modalità di approvvigionamento, custodia e cessione della sostanza stupefacente, la cassa comune e i depositi a cui attingere quotidianamente. Nel corso dell'attività investigativa sono state arrestate, complessivamente, 11 persone e denunciate altre 6 per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Sequestrati, inoltre, 21 chili di marijuana, 100 grammi di cocaina e 14 grammi di eroina . Segnalati alla Prefettura 40 assuntori di stupefacenti.  I sodali, diretti secondo la Procura da un elemento di spicco della criminalità giarrese, avevano ruoli ben precisi, agivano con l’animus di appartenere ad uno stesso sodalizio e alimentavano la cassa comune con i proventi dello spaccio, attingendo quotidianamente da vari depositi. I promotori ed organizzatori del sodalizio criminale si avvalevano anche di soggetti minorenni, intimando ai pusher al dettaglio di commettere rapine per ripianare i debiti connessi allo smercio illecito o dovuti ai sequestri.


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