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IL CASO

Adrano, "c'è un fantasma
a Palazzo Bianchi"


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adrano, fantasma, palazzo bianchi, Cronaca

Rumore di catene e, il fantasma, non sarebbe il sindaco. di Nicola Savoca

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ADRANO - Un tintinnar di catene avvertito a tutte le ore della giornata. C’è già chi l’ha battezzato “il Fantasma di Palazzo Bianchi”, avendo cura di specificare che non si tratta di una battuta ironica indirizzata al più autorevole dei suoi occupanti: il sindaco di Adrano. In una stanza degli uffici della Polizia municipale di Adrano, il locale d’ingresso per anni utilizzato come sportello turistico, da alcune settimane si sente un rumore di catene. A notare per prime lo strano e, via via, sinistro fragore sono state le vigilesse di turno al desk dell’ufficio. La prima impressione è stata di un suono molto simile a quello provocato da una catena utilizzata per tenere legato un cane. Un controllo accurato nell’androne di Palazzo Bianchi ha escluso la presenza di un animale munito di guinzaglio “rumoroso”. A intervalli irregolari il suono delle catene è tornato più volte dentro quella stanza. Nitido, riconoscibile, come di anelli di metallo tirati a forza da qualcuno che tenta di divincolarsi. Al cambio di turno, un’altra vigilessa ha avvertito il tintinnio. L’ascolto chiaro dell’identico suono da parte di altre dipendenti del Corpo di Polizia municipale ha escluso che si trattasse di una suggestione. E a quel punto è scattata la paura. “Può essere il fantasma di un uomo o una donna rimasta incatenata nelle segrete di Palazzo Bianchi” ragionano alcuni dipendenti comunali, non si capisce se coscienti o meno di buttare benzina sul fuoco della vicenda. Pur di evitare quel rumore che fa gelare il sangue, c’è chi ha chiesto di essere destinato al servizio esterno. “Sono sempre fuori a regolare il traffico, mi trattengo poco in ufficio – spiega uno degli ausiliari – e quando ho sentito raccontare ad alcune colleghe questa storia mi sono venuti i brividi. So che loro hanno chiesto di non rimanere in ufficio, in quell’ufficio”. Le vigilesse “testimoni auricolari” preferiscono non parlare. Con diligenza si sono premurate di avvertire subito uno dei superiori della Polizia municipale. Lo scetticismo di quest’ultimo è durato l’attimo di un respiro: nella stanza “incriminata”, lui presente, il rumore delle catene è arrivato come un treno in orario. Anche il sindaco Giuseppe Ferrante è stato informato degli strani movimenti che si agitano dentro il palazzo che egli stesso occupa. Il “Palazzo dei Bianchi” venne costruito nella seconda metà del 1400 ed era la residenza di una nobile famiglia locale (quella dei Bianchi, appunto, che dà il nome all’edificio). Utilizzato dal 1820 al 1859 come Monte di Pietà, la struttura venne anche adibita a ospedale militare delle truppe borboniche. La proprietà dell’edificio è stata acquisita dal Comune dopo l’Unità d’Italia. Un’ala del palazzo è stata per molti anni sede della biblioteca comunale. Da una decina d’anni ospita al secondo piano l’ufficio del sindaco e, al primo, i locali della Polizia municipale. Palazzo dei Bianchi, i cui dirimpettai sono niente di meno che il Castello Normanno e la Chiesa Madre, in tempi recenti è stato sottoposto a restauro. Durante i lavori, nel palazzo vennero trovati i resti di decine di corpi: i morti sepolti nella residenza nobiliare adesso ammantata di mistero.


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