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Sfuggito al blitz

Comis, "capo di Picanello"
Serrate indagini per catturarlo


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Ecco il profilo dell'indagato che emerge dalle carte dell'inchiesta Orfeo.

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CATANIA - Sarebbe Giovanni Comis il “capo di Picanello” del clan Santapaola. E’ questo uno degli indagati chiave della maxi inchiesta ‘Orfeo’ che lo scorso venerdì ha disarticolato la frangia militare di Cosa nostra nel quartiere. Il profilo di Comis, attualmente ricercato dai carabinieri, che emerge dall’ordinanza firmata da Anna Maggiore è quello di un “capo e organizzatore” di peso nello scacchiere mafioso. Intercettazioni, video riprese come quello della spartizione delle uova di pasqua e anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia mettono a fuoco un compendio indiziario che secondo la Giudice consentono “di accertare che il 54enne non ha mai interrotto la sua appartenenza al clan”. Quando finisce di espiare la sua pena per condanna (ormai definitiva per mafia) nel 2013 riprende le redini del gruppo di Picanello, che aveva avuto 13 anni prima, ed eredita il posto lasciato vacante da Lorenzo Pavone (indagato anche lui) che era stato arrestato nell’imponente blitz Fiori Bianchi.

Le cimici a casa dell’indagato Marco Brischetto, arrestato venerdì, sono rivelatrici. Alcuni presunti affiliati si lamentano della gestione Comis, avendo nostalgia di Lorenzo Pavone. Pinuccio Tringale (finito in gattabuia venerdì) ad un certo punto per i contrasti con il “capo” cambia gruppo e si sarebbe presentato alla corte di Andrea Nizza, il latitante ed ex capo del gruppo di Librino arrestato qualche mese fa. Anche se dopo pochi mesi torna “in patria”. Il collaboratore Davide Seminara racconta che Nizza gli avrebbe fornito una pistola per difendersi da una possibile rappresaglia di Comis.

A novembre del 2013, una delle microspie dei carabinieri del Nucleo Investigativo, è nell’auto di Fabio Domenico Scalia (indicato come l’autista del Comis). Ad un certo punto è stata intercettata una conversazione tra il “capo” di Picanello e Antonio D’Arrigo, davanti al Bar Mirabella, che fa riferimento ad un controllo di polizia in via Re Martino (minchia! Dice che gli hanno dato l’assalto lì sotto) avvenuto poco prima. Comis cerca di avere notizie, ed è preoccupato soprattutto per uno dei suoi uomini, e precisamente chiede dettagli sulle sorti di Giuseppe Petralia detto “Buttigghia” (…a "Buttigghia" l'hanno lasciato? ).

A completare il quadro le dichiarazioni dei pentiti Davide Seminara e Salvatore Cristaudo, ex soldati dei Nizza, e Mario Vinciguerra, del gruppo di Santapaola di Aci Catena (che dipendeva - secondo il pentito - direttamente da Picanello).

Seminara è preciso: Giovanni Comis è "responsabile" del "Gruppo di Picanello9 dopo l'arresto di Pavone Lorenzo . Si occupava di ogni affare illecito che riguardasse il suo "gruppo" e dava disposizioni anche con riferimento al traffico di sostanze stupefacenti”. Mario Vinciguerra aggiunge che addirittura era “stato designato al vertice del clan Acese dai Catanesi (da Aldo Ercolano) dopo il mio arresto per Fiori Bianchi “. Una scelta che non era piaciuta all’ex boss. Cristaudo, diventato collaboratore di giustizia prima dell’estate del 2015 parla di “Giovanni Comis come l’attuale reggente del gruppo di Picanello”. Mario Vinciguerra fotografa Comis “come uno dei soggetti di maggiore spessore criminale attualmente in libertà”.


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