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Il testimone di giustizia

"Ho visto due volte Nuccio Mazzei"
Parla Antonio Chiaramonte


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Antonio Chiaramonte, Catania, nuccio mazzei, Cronaca

Udienza fiume del processo Nero Infinito a Bicocca.  (Nella foto Sebastiano Mazzei dopo l'arresto)

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CATANIA - Antonio Chiaramonte sarebbe stato a casa di Nuccio Mazzei, il capomafia al 41 bis dei "Carcagnusi". L'imprenditore e produttore cinematografico, oggi testimone di giustizia, racconta gli anni "bui" vissuti a pagare interessi usurai ed estorsioni durante un'udienza fiume all'aula 2 del carcere di Bicocca. E' entrato nel clou il processo scaturito dall'inchiesta Nero Infinito che vede alla sbarra Sebastiano Mazzei, che ha ascoltato in video conferenza da Spoleto, e dei sodali ed ex organici al clan Franco Raciti, Sebastiano D'Antona e Lucio Stella, tutti e tre nelle gabbie.

L'inizio dell'incubo è datato 2003. L'impresa di colori e vernici di famiglia senza liquidità e il negozio a Picanello quasi in ginocchio. Antonio Chiaramonte già con diverse esposizioni bancarie si sente con le spalle al muro e chiede un prestito a Rosario Piacenti, conosciuto nel 1994 al Cibali per il suo ruolo di capo ultra della curva sud. "Nel 2003 ho chiesto 25 mila euro" - racconta rispondendo alle domande del pm Rocco Liguori. Gli interessi mensili erano del 10%. Restituiti i primi soldi, ci sarebbe stato un secondo prestito e poi altri due, "uno da 60 mila direttamente con lui" e uno con sua madre, Salvatrice Viola, "di 140 mila euro". "Nel 2013 con tutti gli interessi eravamo arrivati a circa 700 mila euro" - spiega Chiaramonte. La storia dell'usura serve solo per comprendere "l'antefatto" alle accuse contestate nel processo contro gli esponenti del clan Mazzei. Perché i Ceusi sono già stati condannati nello stralcio che si è celebrato con il rito abbreviato.

L'entrata in scena dell'imputato Franco Raciti Chiaramonte la posiziona nel 2005, anno tragico per il testimone di giustizia per la morte del padre. L'esponente della cosca Mazzei sarebbe intervenuto per risolvere un problema di pagamento per un commerciante a cui l'imprenditore avrebbe venduto un'autovettura. Ad un certo punto Chiaramonte si sfoga con Raciti per la pesante situazione che aveva con i Piacenti. L'imputato avrebbe tranquillizzato il testimone di giustizia dicendogli che avrebbe cercato di fare in modo che da quel giorno avrebbe dovuto pagare solo il capitale e non gli interessi. Una "cortesia" che Raciti non avrebbe mancato di ricordare a Chiaramonte. "Avevo un debito con la famiglia Mazzei" - precisa.

Sono diversi gli eventi che si succedono tra il 2005 e il 2009. Antonio Chiaramonte vende l'azienda del padre e poi investe tutto nel progetto del "De Niro club". "Franco Raciti spesso veniva nel locale" - racconta il teste. Ad un certo punto si sarebbero presentati strani personaggi nel ristorante e Chiaramonte si sarebbe rivolto a Raciti. All'appuntamento si sarebbe presentato l'esponente della famiglia Mazzei che sarebbe riuscito a "risolvere la questione". A quel punto però sarebbe arrivato il momento di "mettersi in regola con la famiglia". Il pizzo mensile sarebbe stato "fissato da Raciti in 500 euro". E sarebbe stato anche scontato. In quel periodo Raciti avrebbe portato davanti al De Niro club anche quello che era all'epoca il responsabile dei Mazzei Ianu Babaleccu. Un solo incontro con colui che poi sarebbe passato con i Laudani.

Ma è tra il 2011 e il 2013 che Antonio Chiaramonte sarebbe stato portato direttamente alla corte del capo dei Carcagnusi Nuccio Mazzei, figlio di Santo. Nel 2009 Raciti sarebbe andato dall'imprenditore dicendogli che siccome "tra poco tempo sarebbe stato arrestato" avrebbe potuto rivolgersi a "Lucio Stella". "Mi è stato presentato in un locale di piazza Umberto". Franco Raciti finisce in carcere realmente e qualche mese dopo Rosario Piacenti avrebbe chiesto a Chiaramonte di poter avere contatti con i Mazzei visto che avevano fatto da "intermediari" per il rapporto usuraio. A quel punto sarebbero cominciati i "favori" a Lucio Stella, come l'acquisto di uno scooter Honda Sh, e le richieste di "denaro nel momento del bisogno". I contatti per un periodo Chiaramonte li avrebbe delegati al cognato, "perché mi sentivo tartassato e io dovevo lavorare". C'era in ballo l'attività di produttore cinematografico. L'incontro con il capo Nuccio Mazzei sarebbe arrivato dopo una serie di rinvii. "Stella mi diede appuntamento al Bar Lanzafame di via Plebiscito, una volta arrivato lì ho fatto uno squillo. E' arrivato a bordo di uno scooter e siamo andati viuzze viuzze fino ad arrivare alla casa di Nuccio Mazzei. Ricordo che sono entrato ed ho aspettato qualche minuto in salotto perché Mazzei stava facendo la doccia. Lucio mi aveva raccomandato che se Nuccio mi avesse chiesto qualcosa avrei dovuto dire una certa cifra, che era inferiore a quella che in realtà avevo dato. In realtà ci fu solo una semplice presentazione, Nuccio mi disse che sapeva che ero un ragazzo a posto. Fu in quell'occasione che Stella aprì il discorso del film Baci Salati e che quando sarebbe stato distribuito avrei versato alla famiglia 5000 euro". Infatti il film, per decisione di Chiaramonte, non è mai stato distribuito. Il secondo incontro, invece, sarebbe avvenuto qualche tempo dopo a Ippocampo di Mare. Lucio Stella avrebbe chiesto 500 euro, ma quando Chiaramonte si sarebbe presentato alla sua casa al mare "non c'era". Vista l'insistenza dell'imprenditore "la moglie di Lucio mi dice che potevo parlare con Nuccio". "Avevi qualcosa per Lucio" - gli avrebbe domandato il capomafia. "I 500 euro allora lì consegnai a lui che poi mi disse da oggi in poi i soldi li porti a me" - racconta il teste. Poi Stella però "mi disse al telefono che la vicenda era stata sistemata".

La situazione si complica quando esce dal carcere Franco Raciti che si sarebbe messo in contatto con Chiaramonte "attraverso mio cognato". E' il 2014. Raciti si sarebbe sfogato con il testimone di giustizia accusandolo di averlo abbandonato durante il periodo della reclusione. Ad un certo punto si sarebbero tirate le somme. Ai Mazzei dovevano arrivare circa 10 mila euro. "Ho dato subito circa 2500 euro tra contanti e assegni, anche se non ne volevano sapere degli assegni per il problema della tracciabilità".  Nonostante Chiaramonte insistesse sulle sue difficolta di liquidità, Raciti avrebbe pressato anche con velate minacce "di coppa" (botte). In un'occasione sarebbe arrivato a dire "prima saldi i debiti e poi ti puoi ammazzare". Per risolvere in maniera definitiva la questione del debito ci sarebbe stato anche il tentativo, mai concretizzato, di vendere un appartamento del valore di 170 mila euro. Ma le ingerenze di Raciti dei Mazzei da una parte (che avrebbe voluto addirittura partecipato all'atto notarile della vendita) e quello di Piacenti dei Ceusi (che avrebbe voluto svendere a 100 mila euro) portano a impantanare la trattativa.

Pressioni e minacce portano a un crollo emotivo. Chiaramonte quindi decide di vuotare il sacco e il 18 aprile 2014 c'è il primo incontro con il pm Rocco Liguori della Dda di Catania.   E poi fino a giugno altri 3 colloqui tra polizia e magistratura.

Pressante è il controesame dei difensori. Francesco Antille, difensore di Franco Raciti e Nuccio Mazzei, focalizza la prima parte delle domande ai movimenti bancari, al numero di conto correnti, ai finanziamenti per le varie attività. Chiaramonte spiega - sollecitato da Antille - anche le modalità con cui si incontrava con Raciti: o per telefono o attraverso gli squilli. L'avvocato è determinato: "Queste modalità non emergono dai verbali di denuncia". Ma Chiaramonte ribatte: "Mi è stato chiesto, avvocato?". L'altro difensore di Nuccio Mazzei Salvo Pace incentra l'esame sui due incontri con il capomafia. Sulla collocazione temporale dei due appuntamenti che Chiaramonte ribadisce essere avvenuti "tra il 2011 e il 2013". L'avvocato Giuseppe Marletta, difensore di Lucio Stella, vorrebbe indicazioni più precise in merito all'acquisto dello scooter al "fine di verificare il racconto". La prossima udienza è fissata per il prossimo 18 maggio per l'esame di Attilio Pennisi, cognato di Chiaramonte. Potrebbero svolgersi gli interrogatori degli imputati, anche se Raciti e Mazzei hanno già annunciato che non si sottoporranno all'esame, ma eventualmente rilasceranno dichiarazioni spontanee. Le discussioni delle parti dovrebbero svolgersi tra settembre e ottobre, mentre la sentenza potrebbe arrivare a novembre.

 

 

 

 


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