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Il blitz

La nuova cupola dei Cappello
Il summit e il bacio in bocca


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I retroscena dell'indagine Penelope e l'organigramma della cosca.

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CATANIA - Scene non solo palermitane. Anche a Catania è tornato "in voga" il rito del bacio in bocca tra i boss. Le telecamere della Squadra Mobile installate davanti a un bar immortala lo "scambio affettuoso" tra alcuni personaggi 'di peso' dei Cappello Bonaccorsi. Chi aveva ruoli di vertice e di responsabilità avrebbe avuto un codice preciso di comunicazione. "Il saluto con il bacio" sarebbe stato uno dei modi per far "riconoscere" il ruolo di potere e per "distinguersi" dai soldati. Gli investigatori, infatti, precisano: "E' un gesto che non poteva compiere chiunque”. Insomma era "riservato" solo a chi aveva il potere all'interno del clan criminale. Agli "affiliati" dei piani alti nella gerarchia criminale della cosca, il cui capo indiscusso resta Turi Cappello, rinchiuso al 41 bis.

La scena registrata nei nastri della polizia nell'inchiesta Penelope riporta alla memoria altre indagini e altri blitz. Come la retata alla Guagnana di Palermo nel novembre 2015 con il bacio al boss Profeta, oppure il blitz "Kiss" della Squadra Mobile di Catania. I giovanissimi spacciatori della cellula dei Nizza di San Giorgio avevano preso l'abitudine di suggellare con "un bacio a stampo" gli accordi per lo spaccio. Un rituale che condividevano anche con i pusher del fortino dello spaccio di Librino, anche in quell'occasione le telecamere della Questura pizzicarono i giovani signori della droga a "vasarisi na ucca" (a baciarsi in bocca, ndr).

L'organigramma del clan



Sarà questa forse l'immagine emblematica dell'inchiesta che è riuscita a scardinare il potere criminale e finanziario della cosca Cappello Bonaccorsi. Un clan che è riuscito a ricreare la sua egemonia sul territorio nonostante i duri colpi inflitti sempre dalla Squadra Mobile con i blitz del filone Revenge partiti nel 2009. Ed è con le scarcerazioni degli imputati di quel processo che inizia a riformarsi la cupola del comando composta da Santo Strano, Giovanni Catanzaro, Giuseppe Salvatore Lombardo. Un posto di "comando" anche per Maria Rosaria Campagna a Napoli, che fungeva da cerniera con il boss Turi Cappello. Per i ruoli di responsabile Massimiliano Salvo "organizzatore della città" e Calogero Balsamo "organizzatore dei paesi". Salvo avrebbe avuto a disposizione per la gestione catanese una serie di affiliati, e per la precisione Andrea Cambria, Sebastiano Calogero, Carmelo Lisandro, Carmelo Di Mauro, Orazio Di Mauro, Domenico Greco, Massimiliano Balsamo, Giovanni Primiera, Giuseppe Palazzolo, Antonio Rapisarda, Tommaso Tropea, Mario Ventimiglia e Nunzia Zampagliene. La squadra dei paesi invece era gestita come detto da Balsamo che aveva come supporto Giuseppe Ravaneschi e il fratello Salvatore. Alla base della piramide i referenti, per Lentini Luigi Vinci, per Motta Sant'Anastasia Giuseppe Piro e Antonio Scalia, mentre a Ramacca avrebbero operato Emanuele Nigro, Claudio Rindone e Carmelo Gianninò. La gestione finanziaria sarebbe invece intestata agli imprenditori Giuseppe Guglielmino, Mario Lupica e Giovanni Bruno.


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