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La retata

La "tela" di Penelope: i retroscena
Salvo pedinato fino a Parma


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Grande lavoro degli uomini della Squadra Mobile e dello Sco.

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CATANIA - Massimiliano Salvo, U Carruzzeri, ieri mattina è partito da Catania. Ma gli investigatori della Squadra Mobile hanno approntato una strategia organizzativa che ha portato dritti all'obiettivo: acciuffarlo. Lo hanno arrestato in un albergo di Parma, gli agenti hanno fatto irruzione nella notte e Salvo certo non poteva aspettarsi di essere arrestato fuori da Catania. Già qualche tempo fa era riuscito a sfuggire a un blitz, quella volta i carabinieri di Enna non lo avevano catturato. E poi U Carruzzeri era tornato a passeggiare liberamente a Catania quando il Tribunale del Riesame aveva accolto il ricorso del difensore e annullato l'ordinanza di custodia cautelare. Nemmeno un giorno di carcere quella volta.

Massimiliano Salvo, è il figlio di Pippu U Caruzzeri, uomo di spicco della famiglia Cappello - Bonaccorsi. E nell'operazione scattata oggi sarebbe una testa di serie dell'organizzazione. Precisamente avrebbe avuto, almeno fino al 2014, il ruolo di "responsabile della città" per la gestione degli affari. E' lui che la Squadra Mobile segue con le intercettazioni e le telecamere: Salvo parla con i soldati per la droga, con Guglielmino per gli investimenti del denaro illecito. Sarebbe, insomma, uno che conta.

Gli spostamenti di Salvo fuori da Catania e i movimenti di altri indagati inseriti nell'ordinanza di oggi hanno portato gli investigatori a chiamare l'operazione Penelope. "Il nome - spiega il pm Tiziana Laudani - è stato proprio scelto per come è stata eseguita la misura visti gli spostamenti dei vari indagati. Alla fine la nostra "tela" però l'abbiamo portato a termine". I Cappello sono stati arrestati. Solo uno dei destinatari della misura risulta irreperibile.

 


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