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Guglielmino, il re dei rifiuti
L'imprenditore organico ai Cappello


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camorra, cappello, mafia, ndrine calabresi, Cronaca

I rapporti con le 'ndrine e i Casalesi della Camorra. I magistrati svelano il sistema per aggiudicarsi gli appalti.

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CATANIA - I Cappello entrano nel sistema della mafia imprenditrice. Uno stratagemma che farebbe arrivare introiti milionari da "400 mila euro" da spartire al mese alle famiglie della cosca, così come emerge dall'intercettazione a Calogero Balsamo mentre parla in auto con un altro soggetto. Migliaia di euro, anzi milioni, a dire dell'imprenditore Giuseppe Guglielmino, che parlando con Santo Strano (Facci I Palemmu) delle strategie per ripulire i soldi si lascia scappare che ha "10 milioni buttati in giro...". E sempre Guglielmino è colui che racconta a Massimiliano Salvo, altro vertice organizzativo dei Cappello Carateddi, come "i soldi li nascondo nei muri".

Un mucchio di soldi dunque. Che sarebbe stato reinvestito in attività imprenditoriali di diversi settori, tra gestione dei rifiuti fino a pizzerie, bar e ristoranti. Ma la pm Antonella Barrera ci tiene a precisare che sono i rifiuti "il perno" delle attività in cui si sono sostanzialmente infiltrati i Cappello Carateddi. Questo perché hanno un imprenditore che è organico al clan, almeno questa la fotografia offerta dalla Procura oggi in conferenza stampa. Un "manager esperto nel settore rifiuti" - lo descrive la magistrati. "Un colletto grigio per quanto se l'è sporcato" - ironizza il procuratore Carmelo Zuccaro.

"Io sono Cappello". Guglielmino lo avrebbe detto in diverse occasioni. Parole per sottolineare il suo ruolo all'interno della cosca che oggi con il blitz Penelope è stata letteralmente azzerata. Guglielmino - secondo le risultanze investigative - sarebbe il reale titolare della Geo Ambiente, della Clean Up (GUARDA QUI) e della Eco Business, tutte e tre aziende operanti nel settore dei rifiuti. Inoltre Guglielmino godrebbe di legami capaci di farlo vincere importanti appalti in Calabria, e per un soffio anche a Casel di Principe. "Poi qualcosa è andato storto" - dice il pm Pasquale Pacifico.

I Cappello - Bonaccorsi avrebbero creato una sorta di "joint venture" con le 'ndrine calabresi per poter operare. Un accordo che permetteva alle società riconducibili a Guglielmino a giocare al ribasso perché a differenza delle altre imprese potevano permettersi di non contabilizzare i soldi della "messa a posto", che invece le altre imprese che decidevano di investire in quella porzione di territorio inserivano quasi come un "costo fisso".  E i contatti sarebbero anche con i Casalesi della Camorra Campana. Un'organizzazione che Guglielmino invidia per la grande capacità di avere le mani in pasta in ogni settore economico. 

Sono i rifiuti "gli affari" che attraggono di più la mafia. E dopo i Santapaola sarebbero arrivati anche i Cappello ad averne il controllo. A sentir parlare i magistrati le aziende in odor di mafia sarebbero riuscite a trovare gli escamotage per superare i limiti delle interdittive antimafia e  presentarsi ai bandi pubblici. "Le interdittive antimafia della prefettura non costituiscono un ostacolo - afferma Pasquale Pacifico - perché partecipano a gare d'appalto in regioni diverse da quelle dove è stata emessa l'interdittiva. E inoltre con la costituzione delle Ati, nella maggior parte dei casi mettono a capo imprese pulite ma in realtà l'appalto poi lo gestiscono le altre aziende che sono mafiose".

 


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